L’ira di Renzi contro la risoluzione anti-Israele dell’Unesco: “Come dire che al sole c’è il buio”

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Il premier commenta la decisione presa dall’Unesco: “Vedrò Gentiloni, ho chiesto ai diplomatici di prendere posizione”

Una decisione “incomprensibile e sbagliata” per questo Matteo Renzi spiega di aver “chiesto di intervenire”. L’ira di Renzi si riferisce alla controversa risoluzione approvata dall’Unesco riguardo Haram al Sharif, la spianata delle moschee di Gerusalemme. “Non si può continuare con queste mozioni – afferma il presidente del Consiglio, durante la diretta radiofonica su Rtl 102,5 – una volta all’Onu, una volta all’Unesco, finalizzate ad attaccare Israele”.

“Se c’è bisogno di rompere su questo l’unità europea, si rompe”, avverte Renzi. “Sostenere – chiarisce – che Gerusalemme e l’ebraismo non hanno una relazione è incomprensibile, inaccettabile e sbagliato, come sostenere che al sole c’è il buio”. Dunque, afferma il presidente del Consiglio, “ho chiesto ai diplomatici di prendere posizione. Se uno ha qualcosa da dire su Israele la dica ma è inaccettabile che si dicano cose come questa, che sono un errore”.

Parole subito commentate da Israele: “Ringraziamo e ci felicitiamo con il governo italiano per questa importante dichiarazione” dice il portavoce del ministero degli Esteri Emmanuel Nahshon.

Che cosa prevede la risoluzione approvato dall’Unesco?

L’organizzazione dell’Onu ha votato il 13 ottobre scorso una risoluzione presentata dai Palestinesi insieme ad Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan. Nella risoluzione, che condanna Israele su vari temi riguardo Gerusalemme e i suoi luoghi santi , si sostiene, come hanno riferito i media israeliani, che la città di Gerusalemme è sacra alle tre religioni monoteiste (ebraismo, islam e cristianità) ma che il Monte del Tempio lo è solo per i musulmani senza menzionare che invece è venerato anche dagli ebrei. Per avvalorare questi tesi, nella risoluzione si è scelto di non utilizzare per il nome del luogo né il termine ebraico (‘Har HaBayit’) né quello inglese equivalente (Temple Mount). Ad essere adoperate sono invece le definizioni musulmane di ‘Moschea di Al-Aqsa’ e di ‘Haram al-Sharif’.

Per quanto riguarda il Muro del Pianto, i media hanno sostenuto che nella risoluzione è menzionato con questo nome solo due volte, mentre per il resto si usa la definizione araba di ‘Buraq Plaza’.

La mossa dell’Unesco – che già nello scorso aprile aveva adottato un simile provvedimento, votato anche dalla Francia con conseguente crisi diplomatica tra Parigi e il governo a Gerusalemme – ha suscitato l’ira di Israele.

Il premier Benyamin Netanyahu l’ha definita “assurda” e si è lanciata in un confronto molto significativo: “E’ come se si dicesse che la Cina non ha legami con la Grande Muraglia o l’Egitto con le Piramidi”.

La risoluzione è stata approvata da 24 paesi, respinta da 6 (Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda). In 26 si sono astenuti (Italia compresa), mentre i rappresentanti di 2 nazioni non erano presenti al momento del voto.

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