Il mondo povero dei 62 super-ricchi

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Foto distribuite da Oxfam in vista del vertice convocato da Ban Ki-moon sul clima, che si terrà martedì 23 settembre a New York, punta a invertire la rotta. L'Oxfam, rete internazionale contro la povertà e l'ingiustizia, chiede che il vertice Onu spinga i governi a prendere nuovi impegni per fermare l'innalzamento della temperatura di 2°C, arrivare nel breve termine a una riduzione delle emissioni in atmosfera, e giungere alla definizione di nuovi standard, che permettano l'eliminazione graduale delle emissioni dei combustibili fossili, Roma, 19 Settembre 2014. ANSA/ UFFICIO STAMPA 

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Il rapporto di Oxfam: dal 2010 la metà della popolazione mondiale ha visto ridursi la propria quota di ricchezza

Che mondo è quello in cui 62 super-ricchi (tra i quali Bill Gates, George Soros, Bezos, Zuckerberg, la vedova di Steve Jobs e tra gli italiani la signora Ferrero e Leonardo Del Vecchio) possiedono la ricchezza di metà della popolazione più povera (mentre solo 6 anni fa erano 388). E come può essere governato un mondo nel quale la crescente disuguaglianza economica determina impatti devastanti sulle persone meno abbienti e rischia di vanificare la lotta alla povertà globale. «Un’economia per l’1%». È il documentato j’accuse che Oxfam ha diffuso ieri alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos. Un report che fotografa una realtà planetaria inquietante. I dati, anzitutto. Dal 2010, 3,6 miliardi di persone – la metà della popolazione mondiale – ha visto la propria quota di ricchezza ridursi di circa 1.000 miliardi di dollari: una contrazione del 41%, nonostante l’incremento demografico abbia registrato 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo. I 62 super-ricchi hanno invece registrato un incremento di oltre 500 miliardi di dollari, arrivando così ad un totale di 1.760 miliardi di dollari, in un contesto che continua a lasciare le donne in condizione di grave svantaggio (perfino tra i 62 super-ricchi solo 9 sono donne). Nonostante i leader mondiali abbiano dichiarato in più occasioni la necessità di contrastare la disuguaglianza – rilevano i curatori del Rapporto – il divario tra i più ricchi e il resto del mondo è drammaticamente cresciuto negli ultimi 12 mesi.

Le previsioni di Oxfam, secondo cui l’1% della popolazione mondiale avrebbe posseduto più del restante 99% entro il 2016, si sono confermate con un anno di anticipo. Un fenomeno che investe anche il nostro Paese. I dati sulla distribuzione nazionale di ricchezza del 2015 evidenzia no come l’1% più ricco degli italiani sia in possesso del 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali. Significativo osservare anche come l’incremento della ricchezza dal 2000 al 2015 non si sia distribuito equamente: oltre la metà è andata a beneficio del 10% più ricco degli italiani. «È inaccettabile che metà della popolazione più povera del mondo possieda meno ricchezza rispetto a poche decine di persone – afferma Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International-.

Di fatto, i leader mondiali non hanno ancora intrapreso alcuna azione concreta per contrastare una disuguaglianza crescente e ormai fuori controllo». A Davos, quest’anno – annuncia Byanyma – «chiederemo con forza a governi e grandi corporation di porre fine all’era dei paradisi fiscali. I paradisi fiscali sono quei luoghi nei quali multinazionali ed élites economiche si rifugiano evitando di contribuire, con la giusta quota di tasse, al finanziamento di servizi pubblici gratuiti e di qualità a tutti i cittadini. Oggi 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica estrema che ostacola la lotta alla povertà».   A livello globale gli investimenti offshore dal 2000 al 2014 sono quadruplicati, e si calcola che 7.600 miliardi di dollari di ricchezza di privati individui (una somma equivalente ai tre quarti della ricchezza netta delle famiglie italiane nel 2015) sia depositato nei paradisi fiscali. Se sul reddito generato da questa ricchezza venissero pagate le tasse, i governi avrebbero a disposizione 190 miliardi di dollari in più ogni anno. Un’altra stima eloquente mette in risalto come il 30% della ricchezza dell’intero continente africano sia depositato su conti offshore per un ammontare complessivo di circa 14 miliardi di dollari all’anno in mancate entrate fiscali.

Con una tale somma in Africa si potrebbero assicurare servizi sanitari che salverebbero 4 milioni di bambini ogni anno e retribuire un numero di insegnanti sufficiente a consentire a tutti i bambini del continente africano di andare a scuola. Rimarca in proposito Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia: «L’elusione fiscale delle multinazionali ha un costo per i Paesi in via di sviluppo stimato in 100 miliardi di dollari all’anno, ed ha un impatto importante anche nei Paesi Ocse come l’Italia. Il governo Italiano può agire per porre fine all’era dei paradisi fiscali, sostenendo a livello nazionale e in Europa una serie di misure. Per le imprese multinazionali sono necessari maggiore trasparenza e approcci comuni da parte degli Stati. Sosteniamo quindi l’obbligo di rendicontazione pubblica in ogni Paese in cui le multinazionali Ue operano («country-by-country reporting»), e un modello vincolante di tassazione unitaria nella Ue perché le tasse siano pagate laddove l’attività economica si svolge realmente». Per questo – annuncia Barbieri – oggi Oxfam Italia lancia «Sfida l’ingiustizia», una nuova campagna per dire Basta ai paradisi fiscali e rende re credibile l’impegno preso dai leader mondiali di eliminare la povertà estrema entro il 2030». La disuguaglianza economica estrema ha infatti un grande impatto nella riduzione della povertà, che rimane una sfida prioritaria della comunità internazionale. Dal 1990 al 2010, anche se il numero di poveri assoluti si è ridotto, il reddito medio annuale del 10% più povero della popolazione mondiale è cresciuto di meno di 3 dollari all’anno negli ultimi 24 anni –  vale a dire meno di un centesimo al giorno. Se la disuguaglianza non fosse aumentata all’interno dei Paesi tra il 1990 e il 2010, 200 milioni di persone in più sarebbero definitivamente fuori dalla povertà estrema. Altra tendenza – che genera una disuguaglianza fuori controllo – è il calo, in quasi tutti i Paesi sviluppati e nella maggior parte dei Paesi in via di sviluppo, della quota di reddito nazionale corrispondente ai redditi da lavoro. Il rapporto diffuso da Oxfam mette anche in luce il sempre più ampio divario retributivo tra i lavoratori e il top-management e la sovra-rappresentazione delle donne negli impieghi a basso reddito. Ai Grandi della Terra intervenire. Perché un mondo sempre più diseguale è un mondo sempre più ingovernabile.

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