Il mondo domani: ecco i dieci Paesi che tra 20 anni potrebbero non esserci più

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A Chinese paramilitary policeman stands guard outside the North Korean Embassy in Beijing, Wednesday, Jan. 6, 2016. North Korea said it conducted a powerful hydrogen bomb test Wednesday, a defiant and surprising move that, if confirmed, would be a huge jump in Pyongyang's quest to improve its still-limited nuclear arsenal. (ANSA/AP Photo/Andy Wong)

E’ l’ipotesi del canale Youtube Top List che ha creato un video con le dieci Nazioni che nel 2036 non ci saranno più

Che si tratti di motivi geopolitici, economici o ambientali il risultato potrebbe essere lo stesso per dieci Paesi in tutto il mondo che tra 20 anni potrebbero non esistere più o per lo meno non avranno più la stessa struttura che hanno attualmente. E’ l’ipotesi del canale Youtube Top Lists che ha pubblicato un video in inglese e spagnolo con una classifica dei dieci Paesi che secondo gli autori stanno attraversando una fase importante che porterà a dei cambiamenti radicali e in alcuni casi alla scomparsa del Paese stesso.

Spagna – Il Paese esisterà ancora tra 20 anni, ma potrebbe non avere più la stessa struttura regionale dal momento che sia la Catalogna che i Paesi Baschi potrebbero nel frattempo ottenere l’indipendenza e quindi non far più parte della monarchia.

Corea del Nord – Il rischio in questo caso è nella tenuta stessa del Paese, attualmente completamente isolato dal resto del mondo. Situazione non sostenibile in eterno: prima o poi la Corea del Nord non avrà più risorse sufficienti per restare autonoma. La sua politica di autosufficienza non può durare per sempre, per sopravvivere il Paese dovrà uscire dall’isolamento e creare legami di cooperazione e commercio con altri Paesi. Con l’apertura verso l’esterno, però, la dittatura è destinata a tramontare.

Belgio – La divisione tra fiamminghi (nord) e valloni (sud) potrebbe portare alla nascita di due Paesi indipendenti l’uno dall’altro.

Cina – L’economia più forte del mondo rischia di scomparire a causa dei suoi problemi ambientali e per l’eccessivo sfruttamento delle risorse, prima fra tutte quella idrica. Secondo le stime, infatti, entro il 2030 la Cina avrà usato tutta l’acqua potabile.

Iraq – Paese nato artificialmente dai coloni britannici, che hanno unito tre etnie completamente diverse: curdi, sunniti e sciiti. Saddam Hussein ha tenuto insieme le tre etnie con la forza e la repressione, ma è probabile che nei prossimi anni i gruppi si separino, formando tre diverse Nazioni.

Libia – Come l’Iraq, anche la Libia, è frutto di una crazione artificiale di una colonia straniera, quella italiana. Dopo la caduta di Gheddafi il Paese si sta dividendo ed è più probabile che la guerra civile in corso nel Paese si concluda con una Libia frammentata piuttosto che unita.

Stato Islamico – Nel corso del 2014 il potere dello Stato Islamico è aumentato vertiginosamente con il golpe in Siria e Iraq. Da allora però Daesh è stato coinvolto in un crescente conflitto contro diversi Paesi tra cui gli stessi Iraq e Siria, ma anche Kurdistan, Arabia saudita e Iran. E la lista è destinata a crescere, rappresentando una vera e propria minaccia alla sopravvivenza dello Stato Islamico.

Regno Unito – Nonostante il referendum del 2014 non abbia portato all’indipendenza della Scozia, il Paese non si darà per vinto e la battaglia politica per la totale autonomia prosegue. Se la Scozia dovesse staccarsi dalla corona britannica, è probabile che anche il Galles e l’Irlanda del Nord, dove i movimenti per l’indipendenza sono da sempre molto forti, chiedano di separarsi.

Stati Uniti – Solo nel 2012 50 stati hanno inviato petizioni per chiedere l’indipendenza dagli Usa quindi è possibile che uno di questi stati raggiunga il suo scopo nel giro dei prossimi 20 anni. I più probabili? Alaska e Texas.

Maldive – Il Paese rischia letteralmente di scomparire a causa dell’aumento del livello delle maree.

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