Il Moby Dick di Ron Howard spietato e reale come mai prima

Dal giornale
HEART OF THE SEA

Grazie al 3D e all’uso del computer, scene di navigazione e caccia alle balene sono di assoluto realismo in “Heart of the sea”, film barocco, fiammeggiante e ottimo

Ron Howard . Chi è costui? Domanda difficilissima. Secoli fa era il “rosso” di Happy Days, Cunningham. Più o meno in quegli anni fece anche un film con John Wayne: Il pistolero di Don Siegel, un capolavoro. Poi apparve in American Graffiti e vedendo lavorare George Lucas pensò di fare il regista. Dagli anni ’70 ad oggi ha diretto una marea di film e scorrendo i titoli sembra di essere davanti alla filmografia di tre o quattro registi diversi. Possibile che l’uomo che ha diretto Apollo 13 e A Beautiful Mind sia lo stesso che ha girato Il Grinch e Willow (forse l’unico fiasco nella carriera da produttore del citato Lucas), e soprattutto lo stesso che sta realizzando una sorta di saga tratta dai romanzi di Dan Brown (Il codice da Vinci, Angeli e demoni e l’ancora inedito Inferno)? Ebbene sì, è lo stesso: Howard ha diretto alcuni dei migliori film americani degli ultimi vent’anni, e ha anche i due peggiori (sì, diciamolo: Il codice da Vinci e Angeli e demoni sono forse i film più brutti e più stupidi di tutti i tempi e di tutto il mondo).

E allora, come la mettiamo? La mettiamo, ad esempio, così: Herman Melville è uno scrittore un po’ più bravo di Dan Brown. All’inizio del film lo vediamo giovanotto entrare in una locanda di Nantucket (l’isola dei balenieri) e tentare di convincere il padrone, un ubriacone di nome Tom Nickerson, a raccontargli una storia. «Lei conosce Hawthorne? Quello sì che è uno scrittore!», gli dice il vecchio. E Melville abbozza. Se conosce Hawthorne? Che domande: qualche anno dopo gli dedicherà quella bazzecola di Moby Dick. Ed è proprio la storia della balena bianca, che Melville vuole sentire da Nickerson: l’uomo è l’unico sopravvissuto al disastro della Essex, ed è questa la storia che a Melville interessa. Il sottotitolo di Heart of the Sea (“il cuore del mare”) è Le origini di Moby Dick, e qui entra in ballo Nathaniel Philbrick che ha scritto un libro su questa storia vera. Nel 1821 (trent’anni prima che Melville pubblicasse il capolavoro) la baleniera Essex salpò da Nantucket per andare a caccia di balene nell’Atlantico e nel Pacifico. La comandava il capitano George Pollard, rampollo di una famiglia di balenieri arricchiti al suo primo viaggio; il suo primo ufficiale era Owen Chase, baleniere esperto ma di umili origini. Il contrasto fra i due popola la prima metà del film, finché la Essex giunge nel mezzo del nulla, là dove l’Oceano Pacifico (parola di Nickerson, il marinaio più giovane) «è più un deserto che un mare». Un banco sterminato di capodogli sembra la manna per i cacciatori, ma fra quelle bestie ce n’è una più biancastra e parecchio più grossa e irritabile delle altre. Stando alle fonti dell’epoca, andò così: quello spietato capodoglio (che tutti, anche Melville, chiamano “balena” ma è una bestia completamente diversa, molto più pericolosa) affondò la Essex e diede la caccia ai naufraghi fin quasi alle coste del Sudamerica. Qualcuno si salvò, dopo un’odissea infinita costellata (come nell’altro grande capolavoro marino della letteratura americana, Gordon Pym di Poe) da innominabili episodi di cannibalismo. Questa è la storia che Nickerson racconta a Melville, e sappiamo quanto questi ne farà tesoro.

Basandoci solo su Heart of the Sea, Howard è un regista pazzesco, barocco, fiammeggiante. Il 3D e l’uso del computer gli permettono (è un paradosso, ma nemmeno tanto) un realismo assoluto nelle scene di navigazione e nelle cacce ai cetacei, che fanno impallidire il ricordo del Moby Dick di John Huston. I punti di vista della macchina da presa sono innumerevoli: l’ancora che sale sott’acqua, il capodoglio che trascina i ramponi a centinaia di metri di profondità, le barche riprese da sopra, di fianco, da sotto, dalla luna. A tratti si rimpiange la semplicità, per dire, del citato Don Siegel: ma è il cinema di oggi, dove l’elettronica ha azzerato i limiti e l’unico ostacolo è la fantasia del regista. Ottimo film, insomma, con ottimi attori. Inferno invece sarà orrendo. Ma l’avrà diretto il gemello di Ron Howard. Così va il mondo.

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