Il mito del pavé al Tour, il ciclismo incontra la sua storia

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epa04701868 British rider Bradley Wiggins (L) of Sky team in action during the 113th Paris Roubaix cycling race, in Roubaix, France, 13 April 2015. The race saw the end of the road racing career of former Tour de France champion Bradley Wiggins.  EPA/ETIENNE LAURENT

Il pavé, così come le strade bianche in Italia, restituiscono romanticismo a uno sport in cui ormai la tattica ha preso il sopravvento

Per il secondo anno consecutivo al Tour de France si affrontano le pietre della mitica Parigi-Roubaix. 223 chilometri da Seraing a Cambrai. Lo scorso anno fu la tappa che segnò la corsa francese con la caduta e il ritiro di Chris Froome, il ritardo di Alberto Contador e Vincenzo Nibali che volava sulle storiche pietre, amate da pochi e indigeste a molti corridori.

In molti tra gli addetti ai lavori non lesinano critiche sulla decisione di inserire il pavé in una corsa a tappe. I detrattori sostengono che questa superficie, così complicata e imprevedibile, possa condizionare il risultato finale di una corsa a tappe prestigiosa come il Tour. Troppo alto il rischio di caduta, praticamente impossibile pensare di non forare o accumulare ritardo che alla fine, dopo tre settimane di corsa, può risultare decisivo.

Ma alla fine, il mito del pavé riesce sempre a prevalere. Anche sui più scettici.

Il pavé, così come le strade bianche in Italia, restituiscono romanticismo a uno sport in cui ormai la tattica ha preso il sopravvento. Quelle strade che hanno visto centinaia di sfide epiche, campioni arrancare e gregari volare. Sulle pietre del nord i rapporti di forza si ribaltano. I campioni da laboratorio, macchine perfettamente costruire per vincere le corse a tappe, non digeriscono il lastricato come testimonia la loro ormai cronica assenza alla grande classica di primavera che parte dalla capitale francese e si insinua su per le strade della campagna vicino a Lille.

E allora, di fianco al mito del pavé ecco tornare protagonista un altro mito altrettanto romantico: quello del gregario. Il gregario che tira il gruppo per chilometri, che mette cuore e gambe a disposizione del proprio capitano, è spesso protagonista di gare memorabili in occasione della tappa sulle pietre.

Gli specialisti sono pronti per l’impresa, anche se il grande favorito, Fabian Cancellara, non sarà della partita a causa di una caduta che ieri l’ha costretto al ritiro mentre indossava la maglia gialla.

Oggi arriveranno le prime sentenze, per quelle definitive bisognerà aspettare prima i Pirenei e poi le Alpi. Ma oggi qualcosa in classifica potrebbe cambiare, anche perché le possibilità di pioggia sono alte, e con la pioggia le insidie si moltiplicano. Sarà una tappa spettacolare, un’altra di quelle giornate in cui il ciclismo incontra la sua storia.

 

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