Il made in Italy non tradisce: le esportazioni volano

Economia
Foto da Pixabay

I dati del ministero dello Sviluppo economico, dell’Istat e del Centro Studi di Confindustria sono tutti concordi sui primati dell’Italia nell’export. All’interno dell’Unione Europea Il nostro Paese gode del secondo avanzo commerciale manifatturiero.

L’Italia è attualmente l’ottavo paese esportatore al mondo (con una quota di mercato pari al 2,8%) ed è tra i Paesi avanzati che “nella globalizzazione hanno conservato maggiori quote di mercato a livello internazionale”. È quanto emerge da un’analisi del ministero dello Sviluppo economico.

Già qualche giorno fa, l’Istat aveva certificato una ripartenza delle vendite dei nostri prodotti in direzione degli Stati Uniti, ma anche verso i Paesi del sud-Est asiatico e la Cina registrando un surplus commerciale che da inizio anno sfiora i 28 miliardi.

E così, mentre gli altri Paesi Ue faticano ad esportare i loro prodotti per l’esaurirsi della spinta della svalutazione dell’euro e a causa soprattutto del rallentamento dei mercati emergenti, l’Italia tira dritta verso la via della ripresa vendendo i suoi beni in giro per il mondo. Il nostro Paese gode del secondo avanzo commerciale manifatturiero – all’interno dell’Unione Europea – dopo la sola Germania ed è uno dei cinque mercati al mondo (insieme a Cina, Corea del sud, Giappone e ovviamente Germania) che vanta un surplus superiore a 100 miliardi di dollari, sempre riferito all’industria manifatturiera.

Se si analizzano i dati di novembre dell’Istituto nazionale di statistica, si nota come la flessione tendenziale dell’export in Russia (che prosegue anche se comincia diminuire) sia ben bilanciata dalla forte accelerazione delle vendite verso le economie emergenti e avanzate dell’Asia orientale: Giappone, Singapore, Corea del Sud, Hong Kong, ma soprattutto Cina.

Sebbene dunque quel nucleo di Paesi emergenti – fondamentali per l’export globale – in questo periodo avanzi con fatica a causa del pesante calo dei prezzi del petrolio e di altre materie prime come rame e carbone, il marchio made in Italy non sembra perdere la capacità di raggiungere quei mercati.

Il nostro Paese, secondo il Centro Studi di Confindustria ha saputo fronteggiare con successo la forte concorrenza di prezzi mantenendo la seconda posizione in settori di punta del made in Italy come tessile, abbigliamento e pelletteria, mantenendo posti di rilievo in settori come la metallurgia e la meccanica strumentale.

In questo contesto va sottolineato il ruolo dell’industria agroalimentare, settore traino del nostro export, che rappresenta la seconda manifattura del Paese (dopo quella metalmeccanica) e il cui fatturato, soprattutto verso gli Stati Uniti, cresce a un ritmo del 40%.

Insomma, nel complesso, l’immagine e il prestigio dei beni prodotti nel nostro territorio incontrano ancora molto favore in giro per il mondo.

Nell’analisi “scambi con l’estero” compiuta dal ministero dello Sviluppo economico e pubblicato sul sito, si legge come su un totale di 5.117 prodotti, nel 2012 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 935 occasioni (235 volte prima, 377 volte seconda e 323 volte terza).

Inoltre, dall’elaborazione di dati del Fondo Monetario Internazionale sulle importazioni di beni di 181 paesi nel corso del 2014, si evince come l’Italia assuma posizioni rilevanti (tra il 1° e il 10 posto) nel 43,6% dei casi, cioè in poco meno della metà dei mercati analizzati.

“Complessivamente – si legge poi nello studio del Mise – si rileva che all’incirca otto paesi su dieci guardano all’Italia come un interlocutore affidabile dal quale poter effettuare acquisti. Le nostre imprese, infatti, anche in periodo difficili, hanno sempre evidenziato l’attitudine a rimodulare le proprie scelte verso aree più promettenti e puntando su quei prodotti – a più alto valore aggiunto basati su fattori di competitività diversi dal prezzo – che danno maggiore lustro a livello mondiale”. In sostanza, confrontando i risultati dell’Italia con i principali competitor comunitari, cioè Francia, Germania, Spegna e Regno Unito, si rileva che, ad eccezione della Germania, il nostro paese per più volte compare nelle prime dieci posizioni.

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