Il M5S vota no. E le famiglie povere sono senza bonus

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I soldi stanziati dal governo sono disponibili dal 2 settembre ma non si sa come e dove presentare la domanda

No, no, no. Solo e sempre no. Anche quando ci si trova di fronte a proposte per aiutare chi è in difficoltà. Anche quando un si potrebbe rappresentare quella mano tesa che migliaia di famiglia in difficoltà attendono con ansia. Ieri a Roma nell’assemblea capitolina il M5S ha scritto una triste pagina politica. Non parliamo delle lotte intestine interne o dell’incapacità di nominare a distanza di 100 giorni l’intera giunta. Parliamo del fatto che Roma, capitale d’Italia sia l’unico comune italiano a non aver ancora attivato il Sia, il pacchetto di aiuti economici messo a disposizione dal Governo per le fasce più povere della popolazione. Motivo? I Cinquestelle hanno votato no.

E così con 14 favorevoli e 27 astenuti è stato respinto in Consiglio comunale l’ordine del giorno a firma del Partito Democratico (sarà forse questo il peccato della proposta) in cui si chiedeva al sindaco Raggi e all’assessore competente Baldassarre di attivarsi sulla misura Sostegno all’Inclusione Attiva (Sia).

Si chiedeva di pubblicare sul sito di Roma Capitale le modalità di presentazione della domanda per accedere al sostegno. Il SIA è un servizio di nuova attivazione previsto da un provvedimento governativo dal 2 settembre a sostegno della povertà: una media di 320 euro al mese per circa 200mila famiglie in difficoltà.

Per godere del beneficio, il nucleo familiare del richiedente dovrebbe aderire ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa sostenuto da una rete integrata di interventi, individuati dai servizi sociali dei Comuni (coordinati a livello di Ambiti territoriali), in rete con gli altri servizi del territorio (i centri per l’impiego, i servizi sanitari, le scuole) e con i soggetti del terzo settore, le parti sociali e tutta la comunità.

Ma se il singolo Comune non attiva la procedura non si può aderire. E così nonostante i bonus stanziati dai ministeri sono disponibili dal 2 settembre, il M5S ha deciso non sia urgente stabilire la procedura di presentazione e raccolta delle domande. E agli sportelli municipali le domande non vengono ritirate.
Negli altri comuni invece tutto è stato promosso e le domande raccolte: ognuno attivando il metodo ritenuto migliore.  A Torino c’è una mail e una pagina dedicata sul sito web. A Napoli le domande si raccolgono ai Caf convenziati mentre a Milano ci si rivolge alle singole circoscrizioni. In alcuni casi ci sono stati anche manifesti per spiegare i particolari e promuove l’iniziativa

In una nota stampa la capogruppo Pd, Michela Di Biase ha manifestato la rabbia per la mancata approvazione: “E’ vergognoso che a Roma, Capitale d’Italia, quei cittadini in difficoltà non sappiano ancora dove poter presentare la domanda scaricabile peraltro sui siti Internet dell’Inps e del Ministero del Lavoro e delle politiche Sociali. Questa Roma comincia a far paura perché colpisce in primis chi sta peggio. Oggi si respinge un ordine del giorno importante per tante famiglie e tanti minori”.

Stesse parole dalla consigliera Valeria Baglio. “I consiglieri M5S si sono astenuti, sostenendo che al più presto pubblicheranno i moduli sul sito. Peccato, però, che sono già in ritardo e che la scadenza per la presentazione della domanda il 30 ottobre. Avevamo sollevato il tema già in sede di assestamento di Bilancio e la presidente della commissione sociale aveva detto che la nostra richiesta sul tema era pretestuosa, bocciando il nostro documento. Una brutta pagina per i servizi sociali nella nostra città, visto che ad oggi non si intravedono iniziative a sostegno delle famiglie in difficoltà. Guardano al passato e mai al presente. Il M5S si conferma un partito che dice sempre No”.

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