Il M5S e la crisi del settimo anno: bye bye Direttorio

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I festeggiamenti del settimo compleanno del M5S sono stati più simili alla classica crisi che investe le coppie dopo 7 anni di unione

Si è tentato di dare un tono di festa alla giornata di ieri. Sul Blog è arrivato persino un post dal tono nostalgico, con foto tributo al cofondatore scomparso Gianroberto Casaleggio: era il 4 ottobre quando Beppe e Gianroberto presentarono al Teatro Smeraldo di Milano il programma 5 Stelle. Ma i festeggiamenti del settimo compleanno del M5S sono stati più simili alla classica crisi che investe le coppie dopo 7 anni di unione. Gli opposti da unire sono lo spirito originario del movimento: quello vaffa, del tutti a casa, dell’uno vale uno e la nuova ambizione grillina: trasformare quello spirito in capacità di governo.

Insomma dimostrare coi fatti quello di cui sono capaci, loro. A differenza della vecchia politica, brutta e cattiva Ma da movimento anticasta, ora il M5S, possiamo dirlo, si è trasformato in un partito. Uno di quelli vecchio stampo, in cui a decidere è il leader, in cui non esiste democrazia interna, in cui ogni voce fuori dal coro viene messa ai margini. E l’addio da uomo libero di Federico Pizzarotti ne certifica formalmente l’incompatibilità.

Ieri l’ennesima dimostrazione che la crisi è in corso: dieci ore di incontri con tutti i deputati. Dieci ore in cui Beppe Grillo e Davide Casaleggio hanno richiamato tutti alla compattezza e all’unità, assicurando il pieno ritorno in campo dell’ex comico e l’ingresso del figlio di Gianroberto.

E’, di fatto, il segno tangibile di quanto annunciato da Grillo alla Festa di Palermo: il leader è tornato leader, facendo in modo che il Direttorio, nella sua funzione di filtro tra il Garante del Movimento e la base parlamentare, sia di fatto superato.

Un’esperimento che è fallito: i giovani onorevoli cittadini come “parenti serpenti” si sono fatti la guerra, le correnti politiche si sono organizzate e i colpi bassi non sono mancati. Tutti alla ricerca di un posto al sole.

“Good Movement and bad moments”. Il Movimento è buono, i tempi meno, è la frase, sul filo dell’ironia, con la quale Grillo lascia Montecitorio ben consapevole che la due giorni di riunioni con i senatori e deputati 5 Stelle non basterà a trasformare il M5S nella falange delle origini. Il caso Roma pesa ancora. Alla fine, si è voluto evitare un incontro tra Grillo e sindaco di Roma. In molti pensano sia arrivato il momento di far fare un passo indietro all’assessore capitolino, ma la raggi frena ancora: “Non è ancora arrivato l’avviso di garanzia, aspettiamo”. E Muraro continua a ripetere: “Raggi mi ha chiesto un passo indietro? No, ho il suo pieno sostegno”.

Inoltre a pesare è anche il lungo tempo, nel quale, i parlamentari hanno visto allargarsi il divario, soprattutto mediatico, con alcuni ‘big’, a cominciare da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Non è un caso che, parlando con i deputati, Grillo – raccontano – abbia assicurato che le presenze in tv saranno organizzate in maniera diversa, puntando ai temi in primo luogo. Il programma 5 Stelle e il suo interfacciarsi con la piattaforma Rousseau sono infatti i principali temi sul tavolo degli incontri con i deputati, che arrivano da Grillo e Casaleggio a gruppi di 20.

Sul blog Davide ‘regala’ ‘Singularity’ un video inedito del padre. E, sempre sul blog, Grillo ribadisce come oggi “siamo qui più forti e uniti che mai”. Un mantra che viene ripetuto ossessivamente mentre il Muraro Gate e la gestione pentastellata della Capitale stanno portando Roma all’ingovernabilità.

 

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