Il M5S dice no anche alla trasparenza per legge

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Il ministro della P.A. Marianna Madia a Palazzo Chigi durante la conferenza stampa, Roma, 21 gennaio 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Ieri il via libera in commissione alla Camera alle osservazioni sul Foia, suggerite dalle associazioni. Il governo si impegna a recepirle

Eliminazione del “silenzio diniego” relativo alle richieste di accesso agli atti della Pubblica amministrazione, obbligo di motivazione del rifiuto, possibilità di ricorrere in via amministrativa oltre che al Tar in caso di rifiuto totale o parziale, limitazione dei costi di accesso a carico dei richiedenti alle sole spese di riproduzione dei documenti, definizione chiara delle eccezioni al diritto di accesso.

Sono questi i punti chiave, per scardinare la tradizionale chiusura della burocrazia italiana, contenuti nei pareri approvati ieri dalle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato sul cosiddetto Foia, ovvero il decreto del governo sulla revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza.

Pareri obbligatori ma non vincolanti su cui il governo ha già fatto sapere di essere d’accordo e che preludono ad un’approvazione definitiva del decreto legislativo in Consiglio dei ministri entro la metà di maggio.

Marianna Madia, infatti, ieri uscendo dalla commissione al Senato ha dichiarato ai cronisti di essere aperta al recepimento delle condizioni avanzate dal parlamento. La ministra, che qualche giorno fa si era detta favorevole alla modifica del “silenzio diniego” e all’introduzione di una soluzione alternativa al solo ricorso al Tar, stavolta non ha specificato quali osservazioni il governo sia disposto ad accogliere, lasciando intendere che tutte le questioni sollevate saranno oggetto di valutazione.

Per la relatrice del provvedimento alla Camera, Anna Ascani, “siamo agli ultimissimi metri per dotare il nostro Paese di una legge che tuteli un diritto universale: quello di accedere ad atti e documenti della pubblica amministrazione”.
“Ringrazio in particolare – continua – le associazioni che hanno seguito e stimolato l’intero percorso legislativo, come Foia4Italy. Ringrazio l’Anac, per il prezioso supporto nell’identificare punti qualificanti che rendano il Foia italiano una legge fondamentale per combattere la corruzione e per migliorare l’efficienza della Pubblica amministrazione”.

I pareri, infatti, accolgono quasi tutte le osservazioni fatte dai comitati e dagli addetti ai lavori che da tempo si battono per l’approvazione, anche nel nostro Paese, di una legge sulla trasparenza della Pubblica amministrazione sul modello del Freedom of Informaction Act americano. Un provvedimento approvato dagli Usa nel 1966 e successivamente diffusosi nella maggioranza delle democrazie avanzate.

Nonostante l’accoglimento di tutte le istanze della società civile, il M5S non ha votato il parere. Per i pentastellati in commissione Affari costituzionali “la trasparenza non la si può imporre per decreto, dovrebbe essere la naturale vocazione di una pubblica amministrazione rispettosa dei cittadini”. Il Movimento, quindi, non è entrato nel merito del parere, ma ha preferito strumentalizzare le critiche al decreto legislativo per attaccare il governo accusandolo di essere abituato a “muoversi nell’ombra”.

“Le condizioni – spiega Ascani – contenute nel parere della commissione, se recepite nel decreto che uscirà dal Consiglio dei ministri, delineano un’ottima legge sul diritto all’accesso: senza indulgere a voyeurismo o a ideologia da ‘guardia e ladri’, si promuovono trasparenza e accountability, si forniscono strumenti per combattere la corruzione e migliorare la qualità della Pubblica amministrazione. Il Foia italiano, fatto così, sarebbe un passo avanti non da poco verso un Paese più moderno e giusto”.

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