Il governo stanzia 12 milioni contro i femminicidi. Ma ciò che serve è una rivoluzione culturale

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Boschi: “La violenza riguarda tutti noi, donne e uomini. Uniti nel dire basta”

Sembra un bollettino di guerra. Ogni giorno aggiunge vittime al lungo elenco delle donne ammazzate. Dal primo gennaio, almeno 58 donne sono state uccise in Italia dal partner o da un ex. Oltre 155 da gennaio 2015. E quasi sempre a muovere la mano dell’assassino è l’incapacità di accettare la fine della relazione.

C’è da dire che in questa legislatura sono stati compiuti dei passi importanti: come la ratifica della Convenzione di Istanbul, con cui si afferma che la violenza sulle donne è una violazione dei diritti umani e non più una cosa privata e l’approvazione del decreto contro il femminicidio e la violenza sulle donne che inasprisce le pene introducendo misure di prevenzione. Ciò, purtroppo, non basta.

Il 10 maggio scorso il ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha ricevuto la delega per le Pari opportunità. A distanza di un mese è arrivato il frutto del lavoro messo in atto per sostenere le donne e fermare la violenza. Un mese di tempo che è servito per approfondire i dati e le storie, sul femminicidio in particolare, ma anche sui tanti casi di violenza che rimangono troppo spesso nell’ombra. La risposta che arriva non si ferma al cordoglio e al dolore (che comunque sono sempre la prima reazione), ma si concentrano in  un’azione concreta che renderà possibile mettere in atto delle politiche attive. Insomma una prima risposta alla domanda: “cosa si può fare perché non accada ancora”.

Per questo innanzitutto sono stati messi a disposizione 12 milioni di euro dal governo per il contrasto alla violenza sulle donne. Ieri l’annuncio in un post su Facebook del Ministro Boschi: “Gli ultimi, terribili, fatti di cronaca di questi giorni ci raccontano ancora una volta di violenza sulle donne. Ogni vita spezzata è un colpo al cuore, un nodo alla gola. Il primo pensiero va certamente alle famiglie e all’immenso dolore davanti alla vita di una figlia, una madre, una sorella portata via così. Poi, però, subito dopo ci dobbiamo chiedere cosa possiamo fare perché non accada ancora”, aggiunge il ministro commentando i femminicidi avvenuti nell’ultimo periodo. “Noi sappiamo – prosegue – che la violenza barbara sulle donne non è una questione di donne. Riguarda tutti noi. Donne e uomini. Dobbiamo essere uniti nel dire basta”.

Che la questione donne non sia solo di pertinenza di altre donne è quanto pensa anche la presidente della Camera Laura Boldrini: “La violenza sulle donne è un problema degli uomini, in quanto gli uomini non sanno vivere in alcuni casi condizioni paritarie con le proprie compagne e, di fronte la loro decisione di chiudere una relazione, ricorrono alla violenza. È evidente che questo sia un problema degli uomini che purtroppo si riversa sulle donne e dobbiamo coinvolgere gli uomini sul fronte della consapevolezza, e anzi vi invito come radio a prendere un’iniziativa di raccogliere intorno una proposta tutti gli uomini che dicono no alla violenza sulle donne, che vogliono prendere le distanze dai violenti”.

Nel merito è anche intervenuta Donatella Ferranti, presidente pd della commissione Giustizia della Camera, insistendo sulla “necessità che vi sia una capillare attività di informazione su tutti gli strumenti di prevenzione e repressione che in questi anni abbiamo messo in campo a tutela delle vittime e contro la violenza di genere” perché i drammatici casi di femminicidio di queste ore “rendono urgentissima la piena attuazione del piano antiviolenza varato nel 2013 e rifinanziato nel 2016 per 18 milioni di euro”.

Le risorse serviranno a dare attuazione agli interventi per la valorizzazione dei progetti territoriali, per la formazione degli operatori impegnati negli interventi, per il sostegno all’emancipazione delle donne maltrattate e alle iniziative di prevenzione culturale della violenza sessuale e di genere, soprattutto sul fronte dell’educazione e del recupero. Strumenti legislativi e le tutele penali ci sono. Ciò che ancora manca è uno scatto culturale per far crescere la cultura del rispetto della libertà delle donne.

 

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