Il “giovane” Poletti porta alla Leopolda metafore romagnole e saggezza popolare

Leopolda 2015

Il ministro risponde a tono al question time dei giovani leopoldini e li invita a scommettere sulle loro capacità. “L’Italia torni a innamorarsi delle sue imprese”

INVIATO A FIRENZE – “A Imola si dice che non si può rimanere parzialmente incinto”. Se non avesse detto Imola, ma Piacenza, sarebbe sembrato di sentire Pier Luigi Bersani. Ma qui siamo alla Leopolda, non alla convention della minoranza dem. E sul palco c’è Giuliano Poletti, impegnato nel question time riservato ai ministri. Quattro domande che ricevono risposte lunghe, alcune troppo (anche il moderatore è costretto a richiamarlo). Il tono è molto informale, i Palazzi sono lontani da qui e Poletti può lasciarsi andare nel linguaggio e lo stile che gli piacciono di più.

Non fa sconti a nessuno il ministro. Dice che il governo fa bene a sostenere le imprese per aiutare la crescita (“e su chi cavolo dovremmo puntare?”), che il Paese dovrebbe “tornare a innamorarsi delle sue imprese”, ma poi se la prende con quel 40% di loro che si tengono lontane dall’innovazione digitale: “Ma dove credono di andare così?”. Incoraggia i giovani a scommettere sulle loro idee per crearsi un lavoro, anziché limitarsi a cercarlo (“quelli che fanno i risultati sono quelli bravi”), ma poi mette in chiaro le cose: “Noi diamo i soldi per aiutarli, ma niente fondo perduto. Perché i soldi gratis sono tossici. Noi glieli prestiamo e loro devono sentirsi responsabili a restituirli alla collettività”.

Sembra un leopoldino della prima ora, Poletti. Che però porta di suo anche un buon mix tra sguardo al futuro e saggezza popolare: “Veniamo da una storia per cui si impara a scuola, invece si impara anche in un sacco di altre parti”. Soprattutto, interpreta bene lo spirito della kermesse di quest’anno, un mix tra rivendicazione dei risultati ottenuti e nuovi traguardi da porsi per il futuro. “Il nostro più grande problema – spiega Poletti – è l’occupazione dei giovani. Siamo migliorati, ma siamo ancora al 40% di disoccupazione per loro, quindi non possiamo dire che siamo a posto”. Difende la scelta del programma Garanzia giovani e snocciola i risultati: 900mila registrati, 550mila già chiamati per un colloquio, 250mila proposte di tirocinio. Le criticità? “In Italia nei centri per l’impiego lavorano 7-8mila persone, in Francia 70-80mila. Ci danno la colpa, ma in realtà è di chi non ci ha puntato prima”.

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