Perfect Day, il “giorno perfetto” di una storia buffa e amara come la vita

Trailer
Una foto di scena del film 'Perfect day' di Fernando Leon de Aranoa con Benicio Del Toro, Tim Robbins, Olga Kuylenko e Melanie Thierry. Roma, 1 dicembre 2015. ANSA/ MOVIEPLAYER +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

In un villaggio della ex Jugoslavia ferita dalla guerra un gruppo di pacifisti tenta di estrarre un cadavere da un pozzo: un film notevole sull’assurdità dei conflitti e l’impotenza di chi si oppone

Verrebbe voglia di partire dal finale: Where Have All the Flowers Gone, di Pete Seeger, fu un inno del movimento pacifista negli anni ’60 e ascoltarne la versione di Marlene Dietrich, nell’ultima scena di Perfect Day, ha un valore simbolico con almeno 7-8 strati diversi. La Dietrich era tedesca e valorosamente anti-nazista, e la sua voce – nel film – accompagna la triste ritirata di un gruppo di volontari pacifisti nella ex Jugoslavia, anno 1995. C’è il portoricano forte e disincantato (Benicio Del Toro), l’americano ex hippy e mezzo matto (Tim Robbins), la francesina idealista alle prime esperienze di guerra (Mélanie Thierry), la russa funzionaria dell’Onu fredda e ligia al dovere (Olga Kurylenko), l’interprete slavo tormentato (Fedja Stukan). Per tutto il film, nel corso di un “giorno perfetto”, hanno tentato di estrarre un cadavere da un pozzo per consentire alla popolazione del vicino villaggio l’accesso all’acqua potabile. Poi si sono arresi. Sembra che la guerra civile, pur in corso di risoluzione (sono appena iniziati i negoziati), sia più forte di loro, di tutto e di tutti. E quel canto pacifista americano, intonato in inglese da una voce mitteleuropea, suona come una beffa. Ma nell’ultimissima inquadratura c’è una rivincita della natura sull’uomo e su tutte le sue follie. Una sorpresa, ovviamente da non rivelare.

 Qualche anno fa un bosniaco aveva osato affrontare la tragedia della guerra nei Balcani con l’arma dell’ironia e del grottesco: il film era No Man’s Land, di Denis Tanovic. Era un’opera notevole, anche se i paragoni con Il dottor Stranamore di Kubrick (che si erano sprecati) erano un tantino iperbolici. Anche per Perfect Day non scomoderemmo il grande Stanley, però è sorprendente come anche il suo capolavoro finisse con una canzoncina speranzosa del tempo di guerra (We’ll Meet Again di Vera Lynn, celeberrima in Inghilterra durante il secondo conflitto mondiale) sovrapposta ai funghi atomici che distruggevano il pianeta. Kubrick ce l’ha insegnato: nulla funziona meglio del contrasto fra la musica pop e le immagini belliche. Non sarà quindi un caso che lo spagnolo Fernando Leon de Aranoa intitoli il suo film Perfect Day come un famoso pezzo di Lou Reed, che nel film non c’è… ma c’è Lou Reed, eccome, con Venus in Furs (un classico dei Velvet Underground) e con This Is No Time sui titoli di coda.

Del resto il rock è la colonna sonora della globalizzazione, e Perfect Day descrive un gesto “globale” che si rivela inadeguato nel risolvere una situazione “locale”: i volontari della cooperazione internazionale, provenienti da mezzo mondo e abituati a comunicare fra loro in un inglese veicolare, non solo non possono fermare la guerra né sanare gli odi incrociati che l’hanno provocata, ma non riescono nemmeno a estrarre un cadavere da un pozzo. Nella prima scena la corda con cui tentano di sollevarlo si spezza, e il resto del film è l’affannosa ricerca di un’altra corda: sembra la cosa più banale del mondo, ma la corda o non c’è, o nessuno la vuol mettere a disposizione. Perché quel corpo, là sotto, ce l’avrà pur buttato qualcuno; e c’è persino chi specula sul pozzo inutilizzabile vendendo l’acqua di un’autocisterna a 6 dollari al secchio. Il film è, ovviamente, una sineddoche: la parte per il tutto. Quel cadavere ciccione e putrefatto è la guerra, o meglio ancora la coscienza sepolta dei Balcani e di tutte le guerre che si sono combattuti quei popoli senza pace; e il gruppo di stranieri è l’impotenza del mondo “civile”, costretto anche a fare i conti con l’insipienza burocratica dell’Onu (la scena in cui i caschi blu fermano i nostri uomini, che la corda l’avrebbero finalmente trovata, perché non è loro permesso di toccare un cadavere senza il permesso di un giudice è impagabile, e davvero degna di Kubrick). È un film veramente notevole, Perfect Day: Aranoa aveva esordito con una commedia forte e triste sulla disoccupazione, I lunedì al sole, e qui ci regala un film internazionale, con grandi attori, buffo e amaro come la vita. Quasi un miracolo.

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