Il gigante di Spielberg insegna il rispetto

Cinema
epa05306183 (2L-R) US producer Kristie Macosko, US producer Frank Marshall, US producer Kathleen Kennedy, US actress Kate Capshaw, US director Steven Spielberg, US actress Ruby Barnhill, British actor Mark Rylance, wife Claire van Kampen, guest, British actress Penelope Wilton and British actress Rebecca Hall arrive for the screening of 'The BFG' during the 69th annual Cannes Film Festival, in Cannes, France, 14 May 2016. The movie is presented out of competition at the festival which runs from 11 to 22 May.  EPA/GUILLAUME HORCAJUELO

A Cannes fuori concorso, “The BFG” film metafora dell’accoglienza uno dei più belli con e per bambini. Il regista: “Fatto senza cinismo”

Steven Spielberg compirà 70 anni il prossimo 18 dicembre: come passa il tempo! Sembra ieri che ci emozionavamo per un’auto – mobile inseguita da un camion in D u el : era il 1971, sono passati 45 anni. Ci siamo abituati a considerarlo l’enfant prodige della Nuova Hollywood, a chiamarlo idealmente Stefanello come il grande narratore del tennis, Gianni Clerici, aveva ribattezzato l’imberbe fuoriclasse svedese Stefan Edberg: e in fondo Spielberg si chiama Steven, non Stephen, che è proprio come dire Stefanino, Stefanuccio, Stefanello.

Ebbene, Stefanello sta per compiere 14 lustri (fa un po’ meno impressione, detto così) e però ha portato fuori concorso a Cannes uno dei più bei film “con” e “per ” bambini che siano mai stati fatti:The BFG, dove la sigla sta per “Big Friendly Giant”, il grande gigante gentile (in Italia si chiamerà proprio così; G G G: uscita prevista 1 gennaio 2017) ispirato a un libro di Roald Dahl. Riassumiamo: Woody Allen 80, Ken Loach 80 fra un mese, Marco Bellocchio 76, Steven Spielberg 70.

La somma dice 306 anni in quattro, tre secoli e rotti di grande cinema che si guarda alle spalle e ci dice chi eravamo, dove andavamo e soprattutto dove siamo arrivati. Dove ci porta, il gigante di BFG? Ci porta –o meglio, porta la piccola orfana Sophie, da lui prelevata in un orfanotrofio molto dickensiano (non a caso la bimba sta leggendo Nicholas Nickleby), nella terra dei giganti, due salti oltre le nuvole. È una terra fatata e inizialmente spaventosa, e Sophie è terrorizzata: non sa perché il gigante l’abbia presa, e teme voglia mangiarla. Invece BFG è l’unico gigante buono e l’ha rapita per proteggerla: gli altri giganti sì, che sono cannibali e feroci, e sono molto più grossi di lui. BFG è un gigante…piccolo, e diverso: gli altri lo insultano, gli dicono che è “una vergogna” per la loro terra perché nasconde e protegge un umano…

Per sistemare tutto, Sophie e BFG dovranno tornare a Londra e fare appello nientemeno che alla Regina Elisabetta (la interpreta Penelope Wilton, un volto della serie D ownton Abbey, inesauribile serbatoio della miglior recitazione britannica). Che spedirà i marines a fare giustizia… È un film veramente bizzarro,BFG. Nella solidarietà fra Sophie e il gigante sembra una poderosa metafora dell’accoglienza, del rispetto per l’altro: e potrebbe essere un messaggio importante nell’America di oggi. E lo stesso si può dire delle meravigliose scene in cui il gigante arriva a corte, stregando la Regina anche a suon di clamorose puzzette. Quando però i marines fanno il loro dovere, deportando i giganti cattivi su un’isoletta deserta, non si può non pensare alle Falkland (per organizzare la spedizione Elisabetta I chiama la Casa Bianca e parla con Nancy e Ronny: siamo in era reaganiana).

Naturalmente è difficile snidare Spielberg su queste interpretazioni, che in fondo spettano solo a noi critici: la sensazione è che abbia voluto regalarci una riflessione sulla diversità, e almeno su questo – in conferenza stampa – un paio di cose le ha dette: «Penso che ci siano molti valori in questo film, l’abbiamo fatto senza nemmeno un grammo di cinismo. A volte noi, che lavoriamo in questo business, pensiamo anche al pubblico, agli incassi, ai budget: quando giro un è solo perché il primo film ha avuto successo, è lavoro. BFG è diverso: è un libro che ho letto ai miei figli, sono diventato BFG mentre glielo leggevo e so cosa si prova a essere un gigante!

È la storia di due cuori che crescono insieme in due corpi così diversi, il gigante e la bambina, questa è l’unica metafora che conta. Ed è anche una storia che invita ad accettare le nostre differenze, ad aprirci al mondo». Per il resto, Spielberg ricorda con commozione il fatto che BFG è scritto da Melissa Mathison, scomparsa nel 2015 a soli 65 anni, l’autrice di E .T.: «Quando ho saputo che la mia socia Kathleen Kennedy aveva acquistato i diritti del libro di Dahl e aveva incaricato Melissa di scrivere la sceneggiatura, una vocina mi ha detto: ehi, questo film è per te. Con Melissa siamo stati grandi amici (è stata anche la moglie di Harrison Ford, ndr), ci siamo sempre confrontati anche se dopo E .T.non abbiamo lavorato insieme. Il pensiero che BFG è qui a Cannes, dove anche E .T. ha iniziato il suo viaggio, è molto emozionante». Il messaggio di tolleranza di BFG è lanciato. Da qui a gennaio arriverà in tutto il mondo. La carriera di Spielberg prosegue come un treno: i siti specializzati gli assegnano almeno 4-5 film in preparazione. Uno sarà Ready Player One in cui lavorerà di nuovo con Mark Rylance, il prodigioso attore inglese che ha vinto l’Oscar per Il ponte delle spie e che qui dà volto e corpo al gigante. L’ultima parola di Spielberg è: «Peggio va il mondo, più dobbiamo credere nella magia. I film possono dare alla gente la speranza per combattere fino al giorno successivo. A questo serve il cinema». E se lo dice Stefanello…

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