Il giallo dell’aereo caduto sul Sinai: bomba o incendio a bordo?

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epa05005928 Egyptian army soldier stands guard near debris from crashed Russian jet at the site of the crash in Sinai, Egypt, 01 November 2015. Russian officials and experts flew to Egypt's Sinai on 01 November, a day after a Russian passenger airliner crashed in the largely desert peninsula killing all 224 people on board.  EPA/KHALED ELFIQI

Iniziato l’esame scatole nere: “suoni anomali a bordo prima dell’esplosione”

Si fa sempre più fitto il mistero sul disastro aereo avvenuto sabato scorso sulle montagne del Sinai. Una tragedia in cui sono morte 224 persone fra passeggeri ed equipaggio di cui ancora si cerca una verità. Da oggi, una commissione internazionale di esperti egiziani, francesi e russi sta analizzando le scatole nere ritrovate in buone condizioni.

Un punto fermo a quanto pare c’è: l’airbus A-321 “è esploso in volo”. Secondo il Pentagono, non è stato abbattuto, “né da un missile, né da artiglieria anti-aerea”. Per questo le ipotesi in campo si sono ridotte a due: una bomba a bordo (atto terroristico) o un incendio (guasto tecnico). Sono queste ormai le due principali ipotesi al vaglio degli inquirenti che indagano tragico incidente. Il “lampo di calore”, individuato dal satellite infrarossi americano, riferisce una fonte del Pentagono citata da Fox News, è stato intercettato in aria. Un particolare che alimenta appunto  l’ipotesi dell’esplosione di una bomba, o di un problema a un motore che avrebbe preso fuoco.

Secondo quanto emerge dalle prime indiscrezioni, a bordo dell’aereo sarebbe stato tutto tranquillo fino a quattro minuti prima dello schianto, quando sono stati registrati “suoni di fondo anomali per un volo regolare”.  “Le registrazioni delle conversazioni all’interno del cockpit fra i piloti e i controllori di volo – riferisce dal Cairo una fonte vicina alle indagini, citata dall’agenzia russa Interfax – indicano infatti che la situazione a bordo dell’aereo era normale fino a quattro minuti prima della scomparsa dell’aereo dai radar”. “L’equipaggio – prosegue la fonte – era impegnato nelle comunicazioni di routine con gli addetti al traffico aereo. Non vi è alcuna indicazione di un guasto a bordo”. La fonte conferma anche che i piloti non hanno inviato nessun segnale di mayday prima di precipitare nel deserto del Sinai.

Restano così concreti dubbi sulla causa della tragedia. Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha detto che probabilmente ci vorrà tempo per avere una risposta. A suo giudizio, però, le rivendicazioni dell’Isis sull’abbattimento dell’aereo sono solo propaganda che mira a indebolire ulteriormente il Paese.

Intanto, un secondo aereo con i corpi di altre vittime è arrivato a San Pietroburgo e continua il riconoscimento da parte dei familiari delle prime 144 salme tornate a casa.

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