Il fallimento del Ttip è un altro colpo all’Europa unitaria

Europa
A moment of the rally of protest against the Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), the free trade agreement between the European Union and the United States, Rome, 07 May 2016. ANSA/ ETTORE FERRARI

Qual è il futuro del Trattao Europa-Usa e quali conseguenze porterà?

Il Ttip non si farà, perlomeno non entro il 2016, e sicuramente neanche prima della scadenza del mandato di Obama.

Doveva essere il più grande accordo commerciale mai stipulato fra Europa e Usa ma troppe sono ancora le incognite da superare per sperare di approvarlo in tempi rapidi, con buona pace di tutte le associazioni che negli anni si sono battuti contro l’opacità delle trattative. Ma non solo. A preoccupare l’opinione pubblica è stato soprattutto la paura di dover rinunciare agli standard di sicurezza sanitaria e legale assicurati in Europa e molto diversi da quelli statunitensi.

La prima a sfilarsi è stata la Francia: “Non c’è alcuna possibilità che si chiuda la partita prima della fine dell’amministrazione Obama, data l’inconciliabilità delle posizioni delle parti”, ha detto il ministro francese al Commercio estero Matthias Fekl. Non è una voce isolata tanto che anche il neo ministro dello Sviluppo economico italiano Carlo Calenda ha prontamente dichiarato: “Secondo me salta l’accordo Ttip perché siamo arrivati troppo lunghi sulla negoziazione e rischia di saltare anche l’accordo con il Canada”. Il Ttip salta, ha sottolineato, “per mancanza di fiducia verso qualunque cosa sia internazionalizzazione. La mancanza di fiducia e di delega verso la governance certa europea stanno distruggendo la politica commerciale europea e la delega del commercio estero sta ritornando agli stati”.

Il Ministro si riferisce alla decisione di Bruxelles di fare un passo indietro estendendo la ratifica del Trattato anche ai parlamenti nazionali con soddisfazione dei movimenti anti-Ttip e Ceta. Procedura simile è stata prevista anche per l’accordo con il Canada: la Commissione Ue aveva in un primo momento ritenuto che la ratifica fosse esclusiva competenza Ue ma ha poi proposto una procedura mista, cioè con l’obbligo dell’ok anche di tutti i parlamenti dei 28, su spinta di alcuni stati membri, in particolare di Germania e Francia. Questo vuol dire che basta che uno degli stati sia contrario per far deragliare l’intero processo.

Il rischio reale per il Ttip, per cui si aprirà lunedì prossimo a Bruxelles il 14esimo round negoziale, è che questo modo di procedere diventi un precedente ingombrante per la Ue, delegittimandolo come interlocutore nelle trattative commerciali, visto che poi l’ultima parola la detengono di fatto i parlamenti regionali. Anche la commissaria europea al commercio Cecilia Malmstroem ha espresso la sua preoccupazione per la “fine della politica commerciale Ue come la conosciamo”. La colpa? Degli stati membri che “contagiano questo dibattito confondendo il contenuto degli accordi commerciali con il sentimento di malessere e antiglobalizzazione dei cittadini” e aggiunge, “anziché affrontare queste preoccupazioni” i 28 “usano il Ceta e altri accordi commerciali come il Ttip per alimentare questi sentimenti”.

Ci troviamo quindi di fronte a due problemi diversi: da una parte il merito del Trattato, dall’altro il metodo di negoziazione. Mettere in dubbio questo secondo aspetto vorrebbe dire, dare un colpo all’Unione europea, l’ennesimo in questi giorni così difficili.

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