Il dramma dei migranti e le sparate (false) di Salvini

Immigrazione
Alcune donne appena sbarcate dalla nave Dattilo. La nave della Guardia Costiera e' giunta nel porto di Reggio Calabria con a bordo 717 migranti, tra i quali 533 uomini, 164 donne e 20 minori, Reggio Calabria, 6 ottobre 2015. ANSA/QUOTIDIANO DEL SUD

Ogni giorno arrivano immagini e notizie di bambini morti nel Mediterraneo. Ogni giorno siamo costretti a sorbirci le (inesatte) invettive del leader leghista

Un altro barcone è affondato nel mar Egeo, l’ennesima strage di profughi di questo 2016 che ogni giorno ci mette d’avanti ad un bollettino di guerra. Nel naufragio al largo dell’isola greca di Samo sono morti 24 persone, di cui 18 bambini. L’odissea di questi disperati che fuggono dai loro paesi martoriati dalla guerra continua. Ieri un naufragio al largo dell’isola di Kos aveva causato la morte di 7 persone, tra cui due bambini, mentre venerdì scorso altri 45 migranti sono morti nell’affondamento del loro barcone al largo dell’isola di  Kalolimnos. Sono siriani, iracheni e afgani per la maggior parte, persone per cui è diventato impossibile vivere nei rispettivi paesi.

Mentre nel mar Egeo ogni giorno si contano le vittime, in Italia, Matteo Salvini perde ogni occasione buona per stare in silenzio. Ospite della trasmissione Agorà, il leader leghista, per sostenere la sua continua propaganda populista, ha sciorinato cifre a casaccio, sostenendo che i profughi nel 2015 sono “costati agli italiani 3 miliardi di euro“, mentre “ci sono 4 milioni di disoccupati”. Frasi come al solito di propaganda, per cercar di conquistare qualche migliaio di voti in più, e oltre tutto false, visto che per le spese d’accoglienza nel 2015 l’Italia ha speso tra gli 800 milioni e il miliardo di euro. Il leader leghista nei suoi comizi televisivi non vuole però apparire senza cuore e spesso, come accaduto nell’ultima comparsata a Ballarò, ha detto di essere favorevole ad “aprire le porte a chi scappa dalle guerre, che sono la minoranza, ma chi non scappa dalle bombe va riportato da dove viene”. L’affermazione che chi scappa dalle guerre sono la minoranza degli arrivi è facilmente smentibile, come evidenzia il rapporto del UNCHR il 78% degli arrivi di profughi in Europa attraverso le rotte marine viene da Siria, Iraq, Afghanistan, che sono i paesi maggiormente coinvolti in guerre. 

Non è stata la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima che Salvini userà il dramma dei profughi per la sua propaganda politica, ma questo continuo attacco sulla pelle di persone, che fuggono dalla guerra e affrontano rischi inauditi per cercare un futuro migliore per le loro famiglie, ha davvero stancato. L’eurodeputato leghista, dopo qualche giorno di pausa, ha ripreso il suo pellegrinaggio negli studi televisivi, naturalmente senza passare per Bruxelles, dove potrebbe cercare d’influire realmente (e non solo a parole) sulle politiche europee per l’immigrazione. Ma lui preferisce i salotti tv, dove può raggiungere milioni di persone con la sua propaganda, alimentando così un populismo che non fa bene al paese.

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