Il “direttorio” ha perso le stelle. A decidere è rimasto solo il guru

M5S
Gianroberto Casaleggio questa sera presso l'auditorio Gaber, all'interno della sede del consiglio della regione Lombardia, in occasione di un incontro pubblico fra il Movimento 5 Stelle e il sindacato di polizia, Milano, 12 dicembre 2014. ANSA / MATTEO BAZZI

Roberto Fico, Carla Ruocco, Ale Di Battista, Carlo Sibilia, figure ormai emrginate da Casaleggio

Le liste dei 5 Stelle vengono gettate nel cestino prima ancora di nascere, in Romagna, in Campania e nel Lazio, i clic dei militanti grillini contano ormai meno di zero. Resta solo il numero “primo”, Gianroberto Casaleggio, dopo il passo “di lato” di Beppe Grillo che pure usa il palcoscenico per fare campagna elettorare di nuovo nei panni del comico. Il blog ancora a suo nome, nonostante Grillo sia stato tolto dal simbolo a 5 stelle, è l’immateriale quartier generale dove il dibattito ha perso vitalità e la comunicazione dei candidati M5s nelle città è filtrata dalle rigide maglie dei controllori incaricati dal Guru. Ma quello che davvero sembra non aver peso, se mai lo ha avuto, è il “direttorio”.

Per formarlo, dal novembre 2014, sono stati scelti Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, i deputati Alessandro Di Battista, Carla Ruocco e Carlo Sibilia. Il gruppo voluto da Grillo come «riferimento più ampio del M5S in particolare sul territorio e in Parlamento», era stato approvato sul blog da 34.050 iscritti certificati. Non a caso non ne fa parte alcun senatore, come ha dimostrato il caso del voto sulle unioni civili, le posizioni della maggior parte dei componenti del gruppo, pronti a votare il ddl e anche il famoso “canguro”, sono state ribaltate dal un messaggio fatto piovere dall’alto. Una direttiva di Casaleggio messa in pratica da Di Maio, che fra i cinque è il più solerte nell’eseguire gli ordini, impartendone a sua volta. Campano come Roberto Fico, entrambi non sono stati convincenti sul controverso caso del Comune di Quarto.

E lo stesso Fico in Vigilanza non ha mai fatto battaglie significative, pur avendo il pesante ruolo di garanzia per l’opposizione, in evidente imbarazzo per la campagna lanciata sul blog di Grillo contro la tv pubblica #iospengolarai, con l’indicazione di non pagare il canone. Si è andata sbiadendo anche la figura di Alessandro Di Battista, grillino rampante che ha scalato tutti i video appena è stato tolto il divieto di partecipare ai talk show. Ma il deputato figlio di chi si vanta di essere «fascista, non di destra» e che si è fatto notare all’inizio della legislatura per gli acrobatici arrembaggi alla presidenza della Camera, è anche lui in declino. Sarebbe stato il candidato naturale per la corsa a sindaco di Roma, ma il guinzaglio del “Non Statuto” che vieta altre candidature ai parlamentari, lo ha inchiodato allo scranno di Montecitorio e di lui ormai si parla pochissimo. Più discrete le immagini di Carla Ruocco, deputata napoletana eletta a Roma, che ha inaugurato la campagna elettorale di Virginia Raggi per il Campidoglio ma, di fatto, è oscurata dalla candidata romana a 5 Stelle. Infine Carlo Sibilia, deputato che prima di essere eletto era famoso sui social per le sue idee bizzarre.

Tipo legalizzare le unioni omosessuali, e fin qui tutto bene, ma anche con più persone, “di gruppo” e “fra specie diverse”. A parte donne e uomini, se pure gay, non è dato sapere quali fossero le altre specie se non quelle del regno animale. E ancora le cicliche tesi sul set per simulare lo sbarco sulla Luna, i commenti fuori luogo sulla strage al Parlamento di Ottawa, «opera di un pazzo o di qualcuno che ha ritrovato la ragione?», con un picco di visibilità per i rocamboleschi tentati “assalti” al Club Bilderberg i. Insomma, il “direttorio” non dirige granché, soltanto Luigi Di Maio, anche per ambizioni personali, si fa notare e detta legge sui “cittadini”, ormai più ambientati nei Palazzi romani che armati di apriscatole per rivelare i vizi del potere. Contano meno di zero anche i voti dei militanti sul blog, cosa che gli iscritti evidentemente hanno capito, come si vede dalla scarsa partecipazione alle “comunarie”. Tanto che nascono gruppi “carbonari” su Facebook come è successo a Napoli, dove in 36 sono stati espulsi, o a Torino, dove è in corso una guerra intestina al grillismo.

Quello che si sta rivelando sempre più è il sistema a cerchi concentrici, più che a stella, che porta alla cabina di comando della Casaleggio Associati. Gestisce blog e movimento e usufruisce delle entrate pubblicitarie che scattano a ogni contatto. E dal Foglio è stato alzato il sipario sul sistema di controllo del server della posta elettronica dei parlamentari, rivelato dall’ex grillino Tancredi Turco. Ma il controllo, del Guru e del Comico, è impazzito sulle amministrative. A Milano ancora non c’è ancora un nuovo candidato, dopo la rinuncia di Patrizia Bedori, per altro umiliata da una concezione maschile e consumista della politica; a Napoli c’è un ingegnere milanese dal cognome brianzolo, ad avere una identità sono Raggi a Roma e Appendino a Torino. «Aspettiamo i post del loquace @marcoaffronte per sapere perché Grillo gli impedisca addirittura di presentare lista M5s a elezioni Rimini», ha twittato Stefano Bonaccini, Pd, presidente della Regione Emilia-Romagna, dopo l’eliminazione della lista grillina. 

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