Il demagogo Salvini blocca il trattativista Maroni (e l’autonomia)

Lombardia
Da sinistra, il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, e il presidente della Lombardia Roberto Maroni, nella sede della Lega Nord a Milano dove hanno incontrato la stampa al termine del consiglio federale, 12 ottobre 2015. ANSA / MATTEO BAZZI

Il leader della Lega blocca le trattative tra governo e Regione e impone un inutile referendum consultivo. Ancora una volta i suoi interessi elettorali prevalgono su quelli dei cittadini

“Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione?”. I lombardi saranno chiamati, entro la fine del 2016, ad esprimersi su questo quesito, che sarà il cuore del referendum consultivo (quindi non vincolante) voluto dalla Lega.

Alla fine ha prevalso la linea oltranzista imposta da Matteo Salvini. Nei mesi scorsi il governatore Roberto Maroni aveva aperto ad una trattativa con il governo e il Pd si era mostrato ampiamente disponibile a valutare una posizione di apertura per cercare di ottenere finalmente quei risultati che i vari esecutivi di centrodestra avevano promesso (invano) per anni. Ancora una volta, però, gli interessi politici hanno prevalso su quelli dei cittadini. Un risultato positivo dei negoziati sull’autonomia della Lombardia sarebbe stato un successo del governo e della Regione. Un’eventualità che il leader felpato della Lega, come sempre assetato di facile consenso, non avrebbe mai potuto permettere. E così, alla fine, è riuscito ad imporre un referendum consultivo che non porterà da nessuna parte ma che rappresenta una golosa occasione di trasformare la consultazione in un’offensiva contro Renzi.

Il tutto con l’interessata complicità del Movimento 5 Stelle che ha garantito i due terzi dei voti del Consiglio regionale, indispensabili per dare il via libera al provvedimento. In cambio i grillini hanno fatto approvare una legge che impone che i referendum si tengano d’ora in avanti con il voto elettronico. Maroni gongola: “Sarà un passaggio storico”. E chiede al governo di fissare la data del referendum assieme a quella delle elezioni comunali. “La data ideale è il 12 giugno, mi confronterò con il ministro dell’Interno su questo”. Durissimo il commento del segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri: “La Lega può sventolare la sua bandierina ideologica a spese dei contribuenti lombardi e il Consiglio regionale della Lombardia è condannato all’irrilevanza in nome della propaganda”. Proporre di abbinarlo alle amministrative è “una presa in giro, sa benissimo che il governo non potrà che dire di no”.

Il segretario dem ha ricordato che anche Maroni, da ministro dell’Interno, negò nel 2011 la possibilità di effettuare nello stesso giorno i referendum sull’acqua pubblica e il nucleare e le elezioni amministrative. “Come Pd – ha sottolineato Alfieri – riteniamo che la strada maestra sia aprire la trattativa con il governo che si è già mostrato disponibile, per arrivare a un federalismo differenziato già previsto nella Costituzione”. La strada maestra di Salvini, purtroppo, è un’altra. Con buona pace proprio del federalismo, una volta obiettivo politico della Lega, ridotto ad un mezzuccio elettorale come tanti altri.

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