Il ddl Cirinnà passa i primi voti. Il Pd non molla: è battaglia sul nodo adozioni

Unioni civili
Monica Cirinna' e Ivan Scalfarotto durante la discussione sulle unioni civili in aula del Senato, Roma, 2 febbraio 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Nel primo giorno di discussione in Aula regge l’asse Pd-M5S-Sel. Le questioni pregiudiziali sono state bocciate

Il primo scoglio: quello delle pregiudiziali è stato superato: tutte respinte, in un’unica votazione. Nel primo giorno di discussione in Aula regge l’asse Pd-M5S-Sel.

Ad essere sempre cuore dello scontro con un Pd che ha dimostrato alla prova dei fatti di essere compatto lo snodo chiave della stepchild adoption con Ap che, per voce del suo leader Angelino Alfano, chiede uno stralcio nel nome della tutela della maggioranza di governo e “del Paese” incassando, tuttavia, la freddezza del Pd.

I commenti a caldo sono quelli di un botta e risposta a distanza tra il ministro dell’Interno Alfano e il Guardasigilli Andrea Orlando. Con il primo che, al Tg1, chiede di “togliere di mezzo le adozioni” ed esorta il Pd a “riflettere bene” sulla sua proposta. E con il secondo che, al termine del dibattito in Aula a Palazzo Madama, osserva come, sulle unioni civili e sul punto delle adozioni, “il tema non è tenere unito il governo ma dare un riconoscimento omogeneo ad alcuni diritti”. E, soprattutto, si tratta di un tema sul quale “il Parlamento ha sempre rivendicato una libertà di coscienza ed anche una libertà rispetto a geometrie politiche”, ricorda Orlando.

Insomma i democratici così come avevano promesso non sono disponibili a cambiare l’impianto della legge anche se per portare a casa il risultato la strada è ancora lastricata da ostacoli.

Il capogruppo Dem al Senato Luigi Zanda considera la proposta di Alfano “un sensibile passo avanti” sottolineando come sulle adozioni “occorra avere prudenza” ma, al tempo stesso, “seguire le indicazioni” di Consulta e Corti europee, dalla maggioranza dei senatori Dem traspare la volontà ad andare avanti sugli emendamenti Lumia, che non prevedono alcuna limitazione alla stepchild.

Il rischio è rappresentato dal voto segreto dell‘art.5 del ddl che potrebbe far venire meno la compattezza del M5S e far emergere le posizioni diverse all’interno del Pd dove i 30 no dei Cattodem restano fermi, almeno per ora.

Insidie direttamente proporzionali al numero di scrutini segreti che il presidente Pietro Grasso ammetterà. Anche se il voto segreto potrebbe portare qualche esponente di Ap e di FI oltre al sostegno di parte di Ala e di una parte del Misto.

A questo punto, comunque, lo stralcio dell’art.5  è considerato “tardivo”. E non convincono, anche da un punto di vista giuridico, le proposte di mediazione – come quella sul biennio di pre-affido – avanzate dai “pontieri” Dem per tenere unito il partito e convincere una parte dei centristi.

Nel frattempo si è bloccato il “patto” che sarebbe dovuto scattare il 2 febbraio e che prevede che il capogruppo leghista Centinaio ritiri in blocco il 90% dei quasi cinquemila emendamenti del Carroccio. In cambio il Pd si sarebbe impegnato a stracciare il “supercanguro” del senatore Marcucci e le opposizioni avrebbero avuto una settimana per cercare un’intesa sull’adozione.

La discussione generale sul provvedimento riprenderà stamani alle 9,30. Sono previsti interventi per complessive 21 ore e perciò la discussione generale non si concluderà questa settimana.

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