Il Csm: “Non esiste un caso Rossi”

Dal giornale
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Il procuratore di Arezzo davanti alla II Commissione: “Nessuna interferenza”

Il caso Rossi non esiste. «Allo stato degli atti», almeno. Perché «il procuratore d’Arezzo sta portando avanti l’inchiesta su banca Etruria con serenità, il necessario tempismo e l’opportuna determinazione». Perchè, per dirla con le parole di Renato Balduzzi, presidente laico della II Commissione del Csm, «il procuratore Rossi ha mostrato ampia e totale serenità nella conduzioni delle indagini che sono in corso». E, anzi, attendono ad horas la relazione del liquidatore della Banca Etruria, la fotografia ragionata dei movimenti e delle azioni che hanno portato al fallimento nel febbraio 2015, per avere il quadro completo di eventuali e nuovi profili penali.

Dura oltre due ore il «processo» al procuratore di Arezzo Roberto Rossi convocato a palazzo dei Marescialli davanti alla II Commissione che deve valutare se aprire una pratica per incompatibilità ambientale del magistrato che si è trovato nella spiacevole situazione di avere un incarico da parte del governo – una consulenza per il Dipartimento affari giuridici (Dag) – a partire da luglio 2013 ed essere anche titolare dell’azione penale nei confronti dei membri del cda di Banca Etruria di cui ha fatto parte, dal 2011 a febbraio 2015, anche Pier Luigi Boschi, padre della ministra delle Riforme.

Era stato il laico Zanettin (Fi) a chiedere alla Commissione di aprire la pratica. Il via libera è stato unanime e il presidente Balduzzi ha promesso di fare presto. Non si era mai visto, infatti, palazzo dei Marescialli lavorare sotto le feste. Ieri mattina era presente in sede anche il vicepresidente Giovanni Legnini. Il caso potrebbe essere di per sè semplice. Ma è complicato dalla condizione di migliaia di risparmiatori disperati perchè hanno perso il loro risparmi e dalla speculazione politica che ne è derivata per via della presenza della famiglia Boschi all’interno della storica e potente banca aretina.

Il processo è iniziato a mezzogiorno. Ed è andato avanti fino ale 14 e 20. Relatori lo stesso Balduzzi, laico, ex deputato di Scelta civica, e Piergiorgio Morosini, membro togato di centrosinistra. Balduzzi racconta di aver conosciuto un procuratore «lineare, convincente, collaborativo» con la Commisisone e «indipendente e imparziale in un ambito giudiziario comunque relativo a una città di provincia». Per questo «l’orientamento della commissione è quello di non aprire una pratica per incompatibilità ambientale e funzionale». La decisione finale sarà presa l’11 gennaio quando la Commissione tornerà a riunirsi dopo aver analizzato le tre relazioni della Banca d’Italia (2012, marzo-settembre 2013, novembre-febbraio 2015). «Di certo – chiosa Morosini – influisce molto nella nostra decisione il fatto che l’incarico presso palazzo Chigi scade il 31 dicembre e non risulta la richiesta di rinnovarlo».

Una decisione quindi non ancora ufficiale ma più che ufficiosa. Nata da due ore di domande e risposte che sembrano aver fugato dubbi anche ai più resistenti. Prima di tutto sono state sbrogliate le date. Da cui risulta che i primi due filoni di inchiesta (ostacolo alla vigilanza e false fatturazioni) sono stati aperti «nel primo semestre 2013» quando al governo c’era Letta e la seconda relazione della Banca d’Italia, che per prima denuncia la sconsiderata gestione dell’istituto da parte dei vertici, non era stata ancora depositata. Segno che Rossi, all’epoca sostituto, si muove in autonomia e a 360 gradi senza alcun condizionamento per il fatto che a luglio 2013 viene contattato da palazzo Chigi per una consulenza al Dag. «Non abbiamo mai ravvisato profili di interferenza con uno o l’altro ministro del governo» ha precisato Balduzzi. Nelle due ore il procuratore Rossi è stato molto attento a non svelare eventuali prossime mosse. Ma ha fatto capire che «è decisiva la relazione tecnica del liquidatore per andare avanti nelle indagini».

Resta il neo di non aver avuto la sensibilità politica di chiamarsi fuori dall’incarico con il governo anche se «non ha mai incassato un euro». Ma è quasi certo che Rossi resterà titolare delle inchieste sulla Banca Etruria. I primi due filoni (ostacolo alla vigilanza e false fatturazioni) sono chiusi. Restano aperti quelli per conflitto di interessi e truffa. La relazione del liquidatore potrebbe evidenziare il falso in bilancio.

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