Il congresso non si anticipa più? Il messaggio di Renzi alla minoranza

Pd
Pier Luigi Bersani, durante l'incontro con i cittadini del quartiere Primavalle di Roma, 1 giugno 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

Sul Corriere, il segretario fissa la scadenza dell’assise tra 18 mesi. Una risposta alla mancata moratoria sulle polemiche? Intanto la sinistra dem fissa un appuntamento per il 24 giugno

Nell’intervista concessa oggi da Matteo Renzi al Corriere della sera, c’è un passaggio di poche righe, che potrà essere sfuggito ai più, ma che contiene un messaggio importante. “Il problema – risponde il leader dem a una domanda sull’ormai celebre ‘lanciafiamme’ da usare nel partito – non riguarda solo la minoranza. Ma il modo con il quale vogliamo usare questi diciotto mesi che ci separano dal congresso“. Diciotto mesi?

Se così fosse, vorrebbe dire che Renzi avrebbe cambiato idea sull’offerta avanzata alla minoranza di anticipare la scadenza dell’assise interna al partito alla fine di quest’anno, in cambio di una moratoria sulle polemiche in vista delle amministrative e, poi, del referendum di ottobre. Perché è vero che i tempi per organizzare e iniziare a celebrare prima le convenzioni di circolo, poi quelle comuali, provinciali e regionali e infine le primarie sembrano un po’ troppo lunghi per arrivare a termine entro il 2016. Soprattutto, se si pensa che sembrava essere intenzione di tutti cambiare le regole interne al partito prima andare a congresso.

In effetti, in questi giorni parlare di moratoria appare eccessivo. È vero che la sinistra del partito ha preferito non scaricare immediatamente addosso al segretario il risultato insoddisfacente (per sua stessa ammissione, per altro) delle elezioni amministrative, ma l’insoddisfazione è stata comunque fatta filtrare abbondantemente. E per il 24 giugno è stata già convocata una assemblea congiunta delle minoranze più intransigenti. Da lì verrà la richiesta di incidere maggiormente sulle politiche del governo, a partire dalla prossima legge di stabilità, di abbassare i toni sul referendum costituzionale e – soprattutto se i ballottaggi dovessero andare male – di cambiare decisamente linea sulla ‘vocazione maggioritaria’ per recuperare quella più ulivista-coalizionale. E sarà definitivamente lanciata la candidatura di Roberto Speranza alla segreteria. “Se diventa un Vietnam, noi saremo i vietcong”, è stata la battuta consegnata all’Ansa da un deputato post-bersaniano.

Oggi lo scontro si è spostato perfino sulle prossime feste dell’Unità. Se Renzi sul Corriere ribadisce l’intenzione di centrarle soprattutto sulla campagna referendaria per il Sì, su Facebook Pier Luigi Bersani replica:

 

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