Il sindaco leghista di Padova censura il libro “Papà, mamma e gender”, protesta il Pd

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Bitonci non concede la sala comunale per la presentazione del saggio di Michela Marzano

“L’iniziativa da voi promossa, con richiesta di sala comunale per la presentazione di un libro che avvalora la teoria del gender si pone in antitesi rispetto all’indirizzo programmatico dell’amministrazione comunale.”  Dal sindaco di Padova Massimo Bitonci (Lega) arriva il no secco per la sala comunale di Palazzo Moroni all’Arcigay, che aveva organizzato la presentazione dell’ultimo libro della scrittrice, filosofa e deputata del Pd Michela Marzano “Papà, mamma e gender”.

Un divieto che viene argomentato con la mozione sulla famiglia naturale approvata dal consiglio comunale di Padova il 5 ottobre scorso che “ha impegnato il sindaco e la giunta comunale a vigilare affinché non venga introdotta e promossa la ‘teoria del gender’ e che venga al contempo rispettato il ruolo della famiglia nell’educazione all’affettività e alla sessualità”.

Il saggio viene dunque censurato senza remore di sorta. Alessandro Zan, deputato padovano che doveva intervenire in sala Palladin con la Marzano, attacca: “Quest’ennesimo divieto di Bitonci, le cui motivazioni appaiono ridicole e offensive verso il senso delle istituzioni, puzza di fascismo: un sindaco non può permettersi di impedire ai padovani di usufruire spazi che sono di tutti e non appartengono né a lui né al suo partito omofobo, retrogrado e razzista, che gli piaccia o no”.

“Il diniego della sala comunale da parte del sindaco è un atto apertamente incostituzionale – afferma il circolo Tralaltro Arcigay – occorre ricordare all’attuale amministrazione comunale che le sale comunali non sono proprietà privata né del sindaco né della giunta comunale. Le sale comunali – continua – sono soggette ad un regolamento: in quanto proprietà pubblica esse devono essere messe a disposizione dei cittadini. Né spetta all’amministrazione decidere cosa debba o non debba essere detto o letto, in base alla discrezionalità del sindaco e dei suoi assessori. Si tratta di un atto intollerabile che non può essere fatto passare sotto silenzio. Un atto grave, un tentativo di censura che non può essere accettato in quanto mina alla base le regole della democrazia e della convivenza civile”.

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