Il cinema ha una legge nuova

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Finanziamenti aumentati del 60%, criteri selettivi più efficienti, credito d’imposta potenziato, incentivi per chi investe e per le nuove sale. E addio alla censura

Si stenta a crederlo, eppure in Italia esisteva ancora la censura di Stato. Fino a ieri. A 103 anni dal provvedimento monarchico che la introduceva e a 54 da quello repubblicano finora in vigore, la censura è stata cancellata dall’ordinamento con la nuova legge sul cinema e l’audiovisivo, regole attese da decenni che hanno avuto il via libera definitivo dalla Camera dei deputati. Si tratta di una riforma vera e propria che non solo archivia anacronistici retaggi, ma restituisce al settore, per anni traino dell’industria culturale italiana, nuovi strumenti per tornare a esserlo.

La legge dispone l’aumento delle risorse con l’istituzione di un fondo specifico che non potrà mai scendere sotto i 400 milioni di dotazione; potenzia il credito di imposta; introduce incentivi per chi investe e un piano straordinario per la realizzazione di nuove sale cinematografiche. Questi in sintesi alcuni punti che il ministero dei Beni culturali presenta in slide accompagnate da immagini. Scorrono fotogrammi della Dolce vita, di Nuovo cinema paradiso, La grande bellezza, L’ultimo imperatore, La vita è bella, Fuocoammare.

È il cinema a cui si guarda, qualità e industria. E una grande storia che deve continuare. «Altra promessa mantenuta», twitta sulla legge il premier Matteo Renzi. Un traguardo raggiunto con una certa celerità, 281 i voti a favore, 17 astenuti (Lega e Fdi) e peccato per i voti contrari di Sel e M5S. Il testo «sarà in vigore già da gennaio 2017», annuncia il ministro della Cultura Dario Franceschini cui si deve il forte impulso dato al provvedimento. Il tempo necessario per le norme attuative. «È una riforma attesa da decenni -aggiunge il ministro- mette a disposizione più risorse al settore in maniera automatica e pone fine alla discrezionalità».

Le associazioni di settore applaudono, dai produttori dell’Anica, con il neo presidente Francesco Rutelli che parla di «prima legge di sistema», agli esercenti di Anec e Anem che sottolineano come la legge permetterà neiprossimi anni di potenziarei circuiti delle sale.E se Lorenza Bonaccorsi, relatrice alla Camera del provvedimento, sottolinea la «promessa mantenuta», la relatrice al Senato Rosa Maria Di Giorgi parla di «conquista che dà coraggio e nuovi entusiasmi per le sfide future». Dalle istituzioni, al mondo del cinema: l’associazione 100 Autori affida a un comunicato il proprio apprezzamento in cui si sottolinea il «moderno sistema di finanziamento e di rilancio di tutto il settore». Vediamo cosa cambia. Nasce il “Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo”.

Sosterrà interventi per il settore attraverso incentivi fiscali e contributi automatici che unificano le attuali risorse del Fus Cinema e del Tax Credit. La sua dotazione non potrà mai scendere sotto i 400 milioni annui (a fronte degli attuali circa 200 allocati su diversi fondi). Dal 2017 il complessivo livello di finanziamento del fondo sarà commisurato annualmente all’11% delle entrate Ires e Iva del settore. Sono abolite le commissioni ministeriali per i finanziamenti e sostituite con un sistema di incentivi automatici per le opere italiane. I contributi verranno quantificati in base a parametri oggettivi che tengono conto dei risultati economici, artistici e di diffusione: dai premi ricevuti al successo in sala. Una quota del fondo (trail15 eil18%) servirà a sostenere opere prime e seconde, giovani autori, start up, piccole sale, festival e rassegne di qualità, contributi per Biennale di Venezia, Istituto Luce Cinecittà e Centro sperimentale Cinematografia.

Potenziato il credito d’imposta per gli investimenti di imprese di produzione, distribuzione, post-produzione; per i distributori che programmano il cinema italiano; per le imprese italiane che lavorano per produzioni straniere e per quelle esterne al settore che investono nel cinema italiano. Potranno beneficiarne anche gli esercenti che gestiscono le sale. Il Tax Credit aumenta fino al 40% per i produttori indipendenti che distribuiscono il film in proprio e per le imprese esterne che investono in film che accedono ai contributi selettivi. Ancora: viene previsto un fondo di 5 milioni di euro l’a n n o, per piccole e medie imprese, a garanzia di operazioni di finanziamento finalizzate a prodotti audiovisivi e cinematografici. Via a un piano straordinario per riattivare le sale chiuse e aprirne di nuove: lo stanziamento è di 120 milioni in cinque anni. Sparisce la censura, il governo darà indicazioni a produttori e distributori perché si responsabilizzino. Gli abusi verranno sanzionati.

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