Il caso Quarto e quel reato che Fico non sa di aver commesso (VIDEO)

M5S
Il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Roberto Fico, a Napoli per un Meet Up organizzato nella Municipalità Vomero, 30 gennaio 2016. All'ordine del giorno le modalità di partecipazione e scelta dei candidati alle prossime elezioni al Comune di Napoli. ANSA / CIRO FUSCO

Roberto Fico lo scorso 3 febbraio viene sentito in commissione antimafia e ricostruisce i colloqui avuti con Rosa Capuozzo

Su Quarto è stato detto e scritto di tutto. La vicenda del sindaco Rosa Capuozzo ha reso evidente i limiti del M5S: la presunta diversità grillina e la sua purezza genetica era solo una mera dichiarazione di intenti. Inoltre l’incapacità politica e gestionale da parte del M5S di quanto accaduto è stata sotto gli occhi di tutti. Dalla parole di Grillo che affermava che i voti della camorra non era stati influenti al silenzio imbarazzato dei vertici, fino al contrattacco mediatico dei protagonisti del Direttorio Di Maio, Di Battista e Fico e all’espulsione del primo cittadino. A mettere una pietra sulle tante contraddizioni grilline la decisione della Capuozzo che alla fine ritira le dimissione rilanciando le accuse al movimento che “l’aveva abbandonata” e spiegando alla stampa che lei vincerebbe ancora mentre “Grillo prenderebbe 10 voti”.

Il caso è stato analizzato in profondità, ma nelle diverse ricostruzioni c’è un aspetto che ancora nessuno ha raccontato. Si tratta del reato che il Roberto Fico avrebbe commesso, come risulta dalla stessa ricostruzione dei fatti avvenuta nell’audizione di Fico alla commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie. Il presidente della Vigilanza Rai viene ascoltato il 3 febbraio scorso e racconta di essersi incontrato con Rosa Capuozzo a Napoli il primo dicembre. Dice anche dove, a Piazza Amedeo. Fico riferisce: “La Capuozzo mi dice: ‘Sono stata sentita – credo il 24 o il 25 novembre, non ricordo bene, qua lo vengo a sapere, il primo dicembre, dal pubblico ministero Woodcock, quindi dalla procura distrettuale antimafia e ho ricevuto esplicite domande su De Robbio (il consigliere M5S indagato per voto di scambio ndr)”. Fico aggiunge visto che “c’era un indagine dove ancora non era arrivato nessun avviso di garanzia e nessun decreto di perquisizione della casa di De Robbio, io dico li, che secondo me si deve attivare una procedura di espulsione”. Infine conclude: “Ci lasciamo. In quei 10 giorni torno a Roma e parlo con gli altri membri  del cosidetto ‘direttorio’ (non è consono chiamarlo così) per informarli del fatto”. E spiega di aver richiesto al Sindaco l’invio di una mail di segnalazione per far partire la procedura di espulsione.

Insomma Fico ammette di essere stato informate di un indagine in corso e di averlo a suo volta riferito ad altri.

Secondo l‘articolo 329 del codice di procedura penale: “Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari”. Un altro articolo del condice penale si occupa di questo. E’ il 3279 bis che spiega: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque rivela indebitamente notizie segrete concernenti un procedimento penale, da lui apprese per avere partecipato o assistito ad un atto del procedimento stesso, è punito con la reclusione fino a un anno. La stessa pena si applica alla persona che, dopo aver rilasciato dichiarazioni nel corso delle indagini preliminari, non osserva il divieto imposto dal pubblico ministero ai sensi dell’articolo 391quinquies del codice di procedura penale”.

In poche parole sia il sindaco Rosa Capuozzo che lo stesso Roberto Fico, essendo persone informate sui fatti, hanno riferito evidenze che erano coperte da segreto. Una  considerazione che gli viene addirittura fatta notare in audizione da Ernesto Carbone, deputato Pd. “Il divieto di divulgare interrogatori – incalza Carbone – a persone informate dei fatti nei nostri codici si ricava da più articoli”. Fico non si scompone e spiega che secondo lui: “Quando si va dal magistrato come persona informata dei fatti è molto meglio non dire ciò che ti sei detto con il magistrato, ma puoi informare del fatto che tu sei andato dal magistrato come persona informata dai fatti”. Carbone insiste: “Ma non funziona così”. Fico alla fine promette: “Farò un approfondimento. Non ho la sua certezza”.

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