Il caso Quarto e la difesa “pasticciata” del M5S

M5S
Luigi Di Maio (M5S), vicepresidente della Camera, e Roberto Fico (s), presidente della commissione di vigilanza Rai, nella giornata a sostegno del candidato sindaco di Quarto (NapoliI), Rosa Capuozzo (c), impegnato nel ballottaggio con il candidato del centrodestra, Quarto, 6 giugno 2015. ANSA / CIRO FUSCO

Dopo un silenzio assordante, la posizione dei Cinquestelle sul caso Quarto appare contraddittoria e scoordinata

Prima un silenzio assordante, ora il contrattacco. Cercano di risalire la china e di superare l’imbarazzo i Cinquestelle dopo aver incassato il duro colpo del caso di Quarto, primo comune campano conquistato dai grillini su cui grava l’ombra della camorra e dell’inquinamento del voto.

“A Quarto valutiamo ogni strada, compreso lo scioglimento del Comune. Quel che è certo è che l’ex consigliere comunale indagato, Giovanni De Robbio, è stato subito espulso dal M5S, e il sindaco Rosa Capuozzo sta portando avanti una battaglia di legalità: siamo con lei”. Così il deputato e membro del direttorio M5S Roberto Fico in un’intervista al Fatto Quotidiano cerca di trovare una via d’uscita. Una difesa da equilibrista, contradditoria che rende la posizione del movimento Cinquestelle ancora più pesante. Fico cerca di trovare una scappatoia e difende il sindaco a spada tratta: “Noi come M5S e come amministrazione siamo parte lesa, lo afferma anche la magistratura”.

Per Fico “ci sono i presupposti per andare avanti. Se le cose sono andate come si dice nell’intercettazione, parte di quei voti era sicuramente inquinata. Ma non sono stati consensi determinanti. Avremmo vinto anche senza le preferenze di De Robbio. Comunque – ribadisce – noi valutiamo ogni strada”, anche lo scioglimento, “prima però vogliamo attendere la chiusura delle indagini, per avere un quadro chiaro”. Su Giovanni De Robbio, ex consigliere grillino, espulso dal Movimento, l’uomo del presunto accordo con la camorra che attualmente è indagato per tentata estorsione aggravata ai danni del sindaco M5S, Fico spiega che il sindaco gli ha riferito “di non aver mai ricevuto minacce chiare, esplicite. Altrimenti le avrebbe denunciate”.

Insomma il movimento abituato alla gogna in rete, ai processi del web, alle espulsioni facili, ora si sottrae da quel gioco e restituisce alla magistratura il compito di chiarire cosa sia successo. Un lavoro che la magistratura sta portando avanti con solerzia. E’ chiaro che, però, la valutazione politica di ciò che sta emergendo dall’inchiesta del pm John Henry Woodcook è tutt’altra cosa. Ed è su questo piano che i grillini appaiono scoordinati, sconnessi, impauriti.  Soprattutto i paladini del M5S Roberto Fico e Luigi Di Maio che in quella campagna elettorale si sono dati parecchio da fare, ma anchei stessi vertici del M5S che continuano a decidere a loro piacimento e convenienza chi tenere e chi cacciare.

Insomma il caso Quarto si è ormai trasformato in un terreno di scontro politico tra movimento Cinquestelle e Partito Democratico e il tentativo del M5S è di liquidare il prima possibile l’intera faccenda. Secondo Fico, insomma è tutto “un pretesto” a cui gli esponenti del Pd “si attaccano” ma spiega “sono ridicoli”. Il sindaco, invece sembra attendersi un applauso e dei ringraziamenti: “Ci si dovrebbe riconoscere di aver risolto brillantemente la questione su cui verteva il tentativo di infiltrazione”.

Ora il sindaco che è stata invitato in commissione Antimafia, dice: “Sarò felice di spiegare tutto anche alla Commissione Antimafia, se vorranno” e anche Fico afferma: “Se vogliono questo, Rosa andrà e risponderà su tutto. Ci stiamo già coordinando con i nostri rappresentanti in Antimafia”.

 

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