Il caos trasporti e le bugie a 5 stelle

M5S
Il viaggio inaugurale della nuova tratta della metro C di Roma 9 novembre 2014. Il logo del Comune di Roma sul vagone della nuova metro.

Annunci a parte non un solo euro è stato stanziato dalla giunta Raggi

Prima il silenzio e l’inerzia assoluta. Poi le bugie per cercare di allontanare da sé le responsabilità della situazione. Ora che i romani sono tornati al lavoro e la scuole sono di nuovo aperte, il problema trasporti torna a manifestarsi in tutta la sua problematicità e giovedì scorso è bastato un leggero guasto in una stazione della Metro A, assieme a qualche goccia di pioggia, per gettare nel caos un intero quadrante della città. Perché il taglio di circa tremila corse degli autobus adesso comincia a farsi sentire sul serio assieme alla rabbia degli utenti. «Ecco l’eredità che ci lascia l’ex dg di Atac Rettighieri: circa 200 mezzi in meno rispetto ai 1.400 programmati- scriveva dieci giorni fa l’assessore Linda Meleo – Questo a causa del mancato pagamento di alcuni fornitori di cui si sarebbe dovuto occupare il vecchio management Atac. E di questo siamo venuti a conoscenza solo venerdì scorso». Una bugia che è facilmente smentibile, una versione di comodo studiata per nascondere i danni di una inerzia durata più di due mesi.

Perché ci sono tre lettere e un’audizione davanti alla commissione trasporti del Campidoglio a smentire l’assessore Meleo che adesso organizza blitz mediatici nelle rimesse Atac e denuncia via Facebook un’emergenza che era nota a tutti. A lei e a Virginia Raggi per prime.

E per capire quanto (non) è stato fatto in questi tre mesi dall’amministrazione a 5 stelle occorre riavvolgere il nastro e raccontare la storia dall’inizio.

Dal 19 giugno, cioè, quando Virginia Raggi diventa sindaca della Capitale. Cinque giorni più tardi (24 giugno) il direttore generale dell’Atac Marco Rettighieri, nominato dal commissario Tronca e ora uscito dall’azienda dopo le dimissioni, invia alla sindaca, al segretariato generale del Comune, al futuro assessore al Bilancio con delega alle partecipate Marcello Minenna e al dipartimento mobilità e trasporti un documento che contiene la fotografia della situazione dell’Atac. In quelle pagine due elementi sono indicati con estrema precisione: la scarsa manutenzione della linea A della Metro e i problemi del trasporto di superficie. Nero su bianco la governance di Atac spiega anche quanto urgente sia sbloccare la gara per l’acquisto in leasing di 150 nuovi mezzi perché la flotta, vecchia e con scarsissima manutenzione, non riesce più a sostenere il servizio.

Passano undici giorni, è il 4 luglio, e da Atac parte una nuova lettera ai vertici del Campidoglio e agli uffici competenti per segnalare con ulteriori dettagli le sofferenze economiche dell’azienda e la necessità di intervenire sulla flotta. Per la prima volta da Atac arriva, nero su bianco, la segnalazione del rischio di dover procedere ad un taglio delle corse per l’insufficienza dei mezzi da mettere in strada. Rettighieri, inoltre, chiede una variazione dell’articolo 36 del contratto di servizio fra Comune e Atac (che scade nel 2019) per sbloccare l’acquisto in leasing di 150 nuovi mezzi chiedendo al Campidoglio di mettere nero su bianco l’impegno a farsi carico del pagamento anche nel caso un altro operatore si aggiudichi la gara per il servizio dopo la scadenza del contratto. Una eventualità prevista dal nuovo testo unico per gli appalti che l’azienda che ha vinto il contratto di fornitura dei nuovi mezzi (la Romana Diesel) si è già detta disposta ad accettare.

Il 13 luglio Rettighieri incontra in Campidoglio la neo assessora Meleo e il futuro presidente della Commissione Trasporti del Comune di Roma Enrico Stefano. Pochi giorni più tardi dal Comune arriva il no alla richiesta di modifica del contratto di servizio che permetterebbe di sbloccare l’acquisto dei nuovi mezzi di superficie.

Il 4 agosto i vertici dell’azienda dei trasporti sono ascoltati in commissione Trasporti e l’ingegner Roberto Monichino (direttore della parte operativa di Atac) spiega chiaramente che senza uno stanziamento adeguato di fondi per far fronte all’emergenza manutenzione l’azienda non può rispettare gli orari stabiliti dal contratto di servizio. «Intere linee non vengono esercitate per mancanza di vetture e ci sono guasti continui – commenta il presidente della commissione Enrico Stefano -È la prima estate in cui succede questo, sappiamo che l’età media degli autobus è molto avanzata, ma in una situazione così grave non ci eravamo mai arrivati». Il rischio del collasso, insomma, è chiaro a tutti e il Campidoglio ne è perfettamente al corrente. Inoltre, entro il 15 agosto, servono immediatamente 18 milioni per garantire la manutenzione della linea A della Metro e scongiurare il taglio delle corse.

Il 7 agosto Meleo e Stefano fanno un blitz nella rimessa Atac di Tor Sapienza. «Abbiamo trovato una situazione drammatica – sottolineano in un video su Facebook -, molti autisti erano fermi perché non avevano autobus da portare. Nei prossimi giorni faremo domande ai vertici, chiameremo i dirigenti di superficie». Conoscono benissimo la situazione, insomma. «I soldi non ci sono ancora»

Passano altre tre settimane e il 28 agosto parte la lettera che rende insanabile lo scontro fra Campidoglio e vertici Atac, che nero su bianco denunciano le ingerenze su alcune questioni di gestione del personale. Nella lettera, inoltre, sono di nuovo segnalati i problemi che riguardano la funzionalità del trasporto di superficie e la carenza di fondi per la manutenzione della Metro.

Il 12 agosto l’assessore (ormai ex) Minenna ha annunciato di aver stanziato i 18 miloni necessari ma nella lettera Rettighieri spiega che «ad oggi i fondi non sono ancora disponibili perché nessun bonifico è stato ancora effettuato da Roma Capitale verso Atac». L’ex dg, però, spiega che i lavori di manutenzione sulla linea A sono iniziati comunque perché è Atac ad aver reperito i fondi necessari dal proprio bilancio stornandoli da altre voci.

Il primo settembre la situazione precipita e alle dimissioni di Minenna seguono anche quelle di Rettighieri e Brandolese. Prima di lasciare l’azienda, però, i vertici Atac firmano gli atti necessari per l’acquisto dei famosi 150 mezzi in leasing. «Abbiamo sbloccato il contratto di leasing, in stand-by da mesi e mesi, per i nuovi 150 bus», annuncia l’assessore Meleo il 13 settembre, tralasciando però che su quell’atto ci sono soltanto le firme di Rettighieri e Brandolese e che i soldi necessari sono arrivati unicamente dal bilancio dell’Atac. È una bugia, e non la prima. Due giorni prima infatti l’assessora era tornata sulla questione dei 18 milioni per la manutenzione della Linea A: «Lo ribadisco per l’ennesima volta: le risorse sono già nella disponibilità dell’azienda dei trasporti da agosto. Basta dire il contrario», aveva scritto su Facebook.

Sono i vertici Atac, interpellati, a smentirla. «Abbiamo adottato il 12 agosto una delibera di giunta immediatamente esecutiva per questioni di urgenza, che, funzionando come se fosse un decreto legge, diventa efficace prima del passaggio in Assemblea capitolina», aggiungeva. Peccato che quei 18 milioni erano previsti nella manovra di assestamento di bilancio che dopo l’uscita di Minenna e col posto di assessore in Bilancio ancora vacante si è arenata in commissione per settimane e soltanto domani arriverà in Consiglio. Nel frattempo i lavori sono quasi arrivati a conclusione e i soldi li ha anticipati interamente Atac. Nonostante l’inerzia colpevole del Campidoglio

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