Primo test superato: il Senato respinge l’emendamento ammazza-legge

Unioni civili
Roberto Calderoli durante il suo intervento in occasione della prevista informativa del ministro degli Interni Angelino Alfano (non presente) sulle devastazioni dei tifosi del Feyenoord a Roma, nell'aula del Senato, Roma, 3 marzo 2015. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Il voto degli emendamenti slitta a martedì: il Pd proverà a ricucire l’intesa con la Lega per evitare ostruzionismo e ‘canguro’

Con 101 voti a favore, 195 contrari e un astenuto l’assemblea del Senato ha respinto la richiesta di non passaggio agli articoli sul ddl Cirinnà sulle unioni civili. Il no all’affossamento della legge è arrivato da Pd, M5S e Ala, mentre i voti a favore sono arrivati da Area popolare: solo Bonaiuti e Margiotta hanno votato contro insieme al Pd, mentre tre alfaniani non hanno votato. In FI la sola Anna Maria Bernini ha votato, in dissenso dal suo gruppo, contro la richiesta di non esame del testo mentre sono quattro i senatori azzurri – Floris, Galimberti, Marin, Matteoli – non risultanti in congedo che non hanno partecipato alla votazione.

Non passa quindi la proposta Calderoli-Quagliariello  firmata da una settantina di senatori che avrebbe interamente bocciato il ddl, impedendo al testo di essere di nuovo discusso in aula per almeno sei mesi. L’emendamento è stato bocciato con voto palese, dopo che il presidente del Senato Piero Grasso ha rifiutato la richiesta di voto segreto tra le polemiche di tanti della Lega e di Gal.

La conferenza dei capigruppo ha quindi deciso di rinviare a martedì l’inizio delle votazioni sugli emendamenti. I prossimi giorni saranno infatti utilizzati dal Pd nel tentativo di superare lo stallo con Lega e Forza Italia: infatti non si è raggiunto ancora alcun accordo sugli emendamenti da ritirare tra gli oltre 6000 presentati dai due gruppi in Senato, che oltretutto vogliono presentare un centinaio di richieste di voto segreto (mentre Ncd ne presenterebbe altri 25). “I voti segreti non debbono essere a centinaia, e lo convenimmo coi capigruppo: tra i 10 e i 30″, ha detto Luigi Zanda, al termine dell’incontro di questa mattina con il Carroccio.

Il tira e molla continua, perché da parte sua il Pd non ha intenzione, almeno per il momento, di ritirare l’emendamento-canguro del dem Andrea Marcucci che farebbe saltare molti degli emendamenti di Lega e Forza Italia.

Ma il medesimo emendamento può diventare anche un boomerang per lo stesso Partito democratico e per l’intero ddl Cirinnà, perché il “canguro” salterebbe anche quegli emendamenti sui quali dovrebbe esserci ampia convergenza, per mettere al sicuro il testo da eventuali rischi di incostituzionalità. In questo modo, si accorcerebbero sì i lavori e i rischi di voti a sorpresa, ma una volta approvato, il testo potrebbe essere bocciato dalla Consulta, in caso di ricorso.

I problemi non mancano neppure all’interno del Pd che dall’ultima riunione del gruppo è uscito non proprio compatto. Dopo l’ufficio di presidenza e l’assemblea del gruppo Pd, Zanda ha lasciato libertà di coscienza su tre emendamenti.

Il primo, quello presentato da Lepri, prevede l’affido rafforzato alla stepchild adoption; il secondo, di Cecilia Guerra, attribuisce l’adozione piena anche alle unioni civili tra persone dello stesso sesso; e il terzo, presentato da Mattesini-Puglisi, introduce l’articolo 22 bis, con il titolo “dell’adozione in casi particolari”, dopo l’articolo 22 sui contratti di convivenza.

L’assemblea del gruppo dei senatori pd ha preso atto della proposta di Zanda senza votarla, ma molti senatori cattolici non sarebbero soddisfatti e il senatore cattolico Stefano Lepri ha chiesto che sia lasciata libertà di coscienza su nove emendamenti (tutti cattodem).

Ma non basta, perché i malumori all’interno dell’area cattolica del Pd sono tanti e rischiano di portare a qualche voto contrario nel caso in cui si approvasse così com’è l’articolo 5 sulla stepchild adoption. La riunione quindi non avrebbe portato consiglio e forse non ha convinto nemmeno la mozione presentata dalla senatrice Anna Finocchiaro contro l’utero in affitto. Una trentina di senatori cattodem starebbe pensando di votare le proposte di stralcio dell’articolo sull’adozione del figlio del partner presentate da Forza Italia.

Con il rinvio delle votazioni a martedì e l’ostruzionismo leghista che prosegue, il rischio è che il ddl Cirinnà venga sospeso per lasciare la priorità al decreto Milleproroghe (in scadenza il 28 febbraio) e tornare in aula per il voto definitivo non prima di marzo.

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