Il buongoverno di Zaia: promettere regali (elettorali) e poi neanche farli

Lega
Un momento della conferenza stampa di Luca Zaia, riconfermato presidente del Veneto con oltre il 50% dei consensi, Treviso, 1 giugno 2015. ANSA/ BOLZONI

Zaia 2 cancella Zaia 1 e annulla la “legge mancia”. Peccato che molti comuni avessero già messo a bilancio i suoi regali annunciati

“Art. 70 – Interventi per il sostegno e la ripresa economica del Veneto”. E’ il 6 aprile del 2015. In piena campagna elettorale per il rinnovo del consiglio regionale, la giunta guidata dal leghista Luca Zaia approva la “Legge di stabilità regionale per l’esercizio 2015″, quello che viene comunemente chiamato il bilancio della Regione.

art.70

Nello sconcerto generale viene approvato l’articolo 70: più di 50 milioni di euro (50.730.944 per l’esattezza) di finanziamenti a pioggia per associazioni, parrocchie, comuni del Veneto per opere di vario genere. Scorrendo l’elenco degli interventi finanziati, si scopre che c’è di tutto, di più: piste ciclabili, pulmini scolastici, piastre da gioco, sistemazioni delle celle campanarie, restauro di imbarcazioni antiche, pubblicazione e diffusione di opere letterarie.

Una misura inserita all’ultimo nella legge di bilancio, che già all’epoca fece sobbalzare l’opposizione: “Mentre il Veneto reclama più interventi e risorse per lo sviluppo economico – scrivevano in una nota i consiglieri dem Luca Tiozzo e Piero Ruzzante – la maggioranza di centrodestra ha deciso di salvare solo sé stessa. Il prezzo è altissimo e vergognoso, con un maxiemendamento alla Finanziaria di oltre 50 milioni di euro che hanno il sapore dell’insulto: una montagna di soldi dispensati a pioggia, in mille rivoli, senza criterio se non quello della marchetta elettorale”. (Nel video la denuncia di Alessandra Moretti)

Questo succedeva circa sei mesi fa. Nel frattempo Zaia stravince le elezioni regionali e in una delle prime apparizioni dopo il voto annuncia da subito che il provvedimento verrà cassato. Detto, fatto. Zaia 2 annulla Zaia 1. Il 9 ottobre il maxiemendamento salta, l’articolo 70 e tutti allegati vengono cancellati. Niente regali, per fortuna. Peccato che anche grazie a quei regali promessi e non fatti il “doge” di Palazzo Balbi abbia trionfato alle elezioni del 31 maggio.

E oggi i tanti potenziali beneficiari di quella che era stata soprannominata “legge mancia” sono in difficoltà. In un’inchiesta pubblicata dal Mattino di Padova, si fa notare che solo per la provincia della città del Santo “era atteso l’arrivo di un assegno a sei zeri da 18 milioni, di cui 5.1 ad associazioni e parrocchie e 13.2 ai Comuni. Tutti soldi già messi in bilancio. Saltano così 1 milione per Cittadella, dove risiede il sindaco di Padova Massimo Bitonci, per la realizzazione di una struttura sanitaria per anziani; 850 mila per la pista ciclopedonale a San Martino di Lupari, dove non arriveranno neanche i 300 mila euro per ristrutturare la cripta del Duomo”.

Una situazione surreale, figlia di logiche clientelari dalle quali tanto orgogliosamente il governatore del Veneto si tiene ben distante. Solo a parole.

Vedi anche

Altri articoli