Il Boss stende Milano nel segno di “The River”

Musica
Il musicista statunitense Bruce Springsteen durante il concerto a San Siro a Milano 3 luglio 2016.
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Grandissimo e torrenziale show di Springsteen a San Siro: in 60mila applaudono la rockstar. Quattro ore tra commozione e alta energia

È iniziato nel migliore dei modi il piccolo tour italiano di Bruce Springsteen, oggi la replica a San Siro mentre Roma dovrà aspettare il 16 luglio dove al Circo Massimo la sua esibizione sarà anticipata dalla Treves Blues Band (ore 16,30) e Counting Crows (18,30). Springsteen & The E Street Band saliranno sul palco alle ore 20 e state sicuri che non lasceranno il palco prima dello scoccare della mezzanotte. Alla prima data di San Siro c’erano 60mila persone in festa. Ad applaudirlo anche Ligabue, Zucchero e il rocker Massimo Priviero. Arrivato da Parigi nel pomeriggio, l’artista è atterrato a Malpensa e, raggiunto lo stadio, ha voluto subito salire per provare l’impianto in un set acustico con Growin’ Up , dall’album d’esordio Greetings from Asbury Park, N.J. del 1973.

Sono le 17 e il suo pubblico sta arrivando a riempire ogni spazio disponibile, biglietti della prima data esauriti in un batter d’occhio, al punto che il promoter Claudio Trotta ha pensato al raddoppio. In proposito, durante la conferenza stampa prima del concerto Trotta si è augurato che la battaglia da lui intrapresa contro il fenomeno «secondary ticketing», ovvero l’acqui – sto e la vendita dei biglietti online da parte di alcuni portali, porti presto a una soluzione. Interrogato se questo potrebbe essere l’ultimo tour negli stadi Trotta risponde: «Difficile dirlo oggi, anche perché dopo la tournée del 2012 e 2013 non era scontato questo nuovo tour mondiale, ma vedo che c’è un costante ricambio generazionale e questo fa ben sperare. Con tre date da gestire avevo pensato inizialmente a Imola per la terza, ma la scelta di portarlo a Roma è stata la migliore».

L’organizzazione fa sapere che l’artista è diventato vegano e ha disposto per l’occasione un catering par ticolare. E arrivano le 20, quando a San Siro la temperatura è ottimale, più tardi arriverà anche una fresca brezza, passano pochi minuti ed eccolo sbucare dal palco, accolto da un boato, ma non c’è tempo da perdere. Bruce saluta in italiano: «Milano, fa troppo caldo? Bene, andiamo» e via con Land Of Hope And Dreams con tutta la formazione pronta a fornire ritmo e cuore, con il compagno di sempre Steven Van Zandt (chitarra e voce), Max Weinberg (batteria), Garry Tallent (basso), Roy Bittan (piano, tastiere, fisarmonica), Nils Lofgren (chitarra), Charles Giordano (tastiere), Jake Clemons (sax, è il nipote di Clarence) e Soozie Tyrell (violino, voce).

Sherry Darling, con in evidenza il sax, è il primo brano tratto dal doppio album The River del 1980, uno dei tanti suoi capolavori, al punto che a 35 anni dall’uscita siamo ancora qui con «The River Tour 2016». E da quel doppio album estrarrà ben 14 pezzi. Ma andiamo con ordine: dopo Spirit In The Night e Two Hearts arri – va l’intensa ballata Independence Day che l’artista introduce in italiano: «questa è la mia canzone sui padri e sui figli». Ancora adrenalina pura con Hungry Heart, Out In The Street e Crush On You, mentre il Boss si spinge sempre più verso il pubblico per ricevere l’abbraccio dei fan. Questo contatto voluto e provocato resterà indelebile nei tantissimi che affollano le prime file e di riflesso il contagio arriva fino al terzo anello.

Mai distratto, Springsteen ha la lucidità ogni volta di pescare tra il pubblico il cartello con il titolo di una canzone richiesta, che poi esibisce: capita con Lucille, cover di Little Richard, probabilmente non prevista e che suona per la prima volta in questo tour. Farà Trapped di Jimmy Cliff e la straordinaria Because The Night , sua e di Patti Smith, notevole, ma Springsteen non si apprezza per una sola canzone, il suo è un concerto che non permette interruzioni, così arriva Death To My Hometown, canzone contro la guerra e contro le divisioni, ballata dal forte sapore folk, con violino, fisarmonica e tamburo.

Sono solo le 21,30 quando arriva The River con il pubblico a cantare. Lui ricambia l’affetto con il toccante lirismo di Point Blank, la sua figura che si muove in un cerchio di luce, senza più chitarra, e qui Bruce sembra quasi commosso. Si va avanti con la corale The Promised Land, poi con I’m Rocker si rinnova il contatto fisico con il pubblico delle prime file. Sale la tensione e pare perfino che in Lucky Town le chitarre elettriche vengano spinte con ancor maggior volume sonoro, poi l’artista imbraccia la chitarra acustica per Working on the Hig hway . Seguono Darlington County, I’m On Fire e Drive All Night cantata in buona parte con Stevie Van Zandt (Little Steven). È rito collettivo, nessuna selezione del meglio è possibile, nessuna estrapolazione di momenti migliori, è un continuo mantenere alta la pressione sonora, con un pubblico mai pago, con le braccia alzate e ondeggianti, sul prato come al terzo anello, tutti in piedi per The Rising e l’interminabile Badlands, con Springsteen ancora in italiano: «Milano… grazie mille».

Torna la potenza del sax in Jungleland, poi lo stadio si illumina a giorno perché stanno per arrivare canzoni che penetrano nella pelle: Born in the U.S.A., Born To Run, Ramro d e con Dancing in the Dark Spring s te en prende tra il pubblico tre ragazze e le spinge sul palco. Abbracci e lacrime. Potranno mai dimenticarlo? Non c’è un attimo da perdere, con In Tenth Avenue scorrono immagini di quando era più giovane, arriva Shout ( cover degli Isley Brothers) ed è apoteosi e festa corale, ormai allo scoccare delle quattro ore senza mai lasciare il palco. È l’ultima canzone con la E Street Band, mentre sul palco rimane lui solo: «vi amo Milano, San Siro vi amo, il pubblico migliore». Ed è veramente il finale con Thunder Road, lui con chitarra e armonica, capace di aggiungere ancora poesia. Incredibile Boss! Come spiegarlo a chi non c’era?

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