Il boom dei voucher negli anni della crisi

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Il rischio è che questo sistema di retribuzione favorisca il precariato, anziché contrastare il lavoro nero

Il 2015 del mercato del lavoro verrà sicuramente ricordato per l’introduzione delle norme contenute nel Jobs Act, la nuova Naspi e gli sgravi alle imprese per le assunzioni a tempo indeterminato, ma anche per l’impennata nell’utilizzo dei voucher, i buoni utilizzati per pagare i lavori occasionali e discontinui.

Introdotti con la Legge Biagi (D. Lgs 276/2003), questi buoni servivano inizialmente per pagare i lavori occasionali e di carattere accessorio, facendo emergere dal sommerso impieghi di tipo temporaneo come le babysitter, le stagionalità nel turismo o in agricoltura. Ogni tagliando vale 10 euro, di cui 7,50 vanno al lavoratore mentre il 13% del buono è la parte contributiva Inps, il 7% all’Inail e il restante 5% serve all’ente erogatore per la gestione del servizio.

Il decreto legislativo 81 del 15 giugno 2015 ha introdotto delle importanti modifiche nella regolamentazione di questi strumenti, aumentando il reddito annuo percepibile mediante voucher da 5000 a 7000 euro netti (poco più di 9000 euro lordi). La stessa Inps ha precisato nel mese di ottobre (circolare numero 170/2015) che questo tipo di pagamenti è cumulabile con la disoccupazione agricola, la Naspi, la Cassa Integrazione Guadagni, l’indennità di mobilità e, in generale, con le prestazioni di sostegno al reddito.

In questi anni di crisi i voucher hanno conosciuto un vero e proprio boom nel loro utilizzo, con un aumento di 129 volte rispetto al 2008, anno di introduzione nel mercato del lavoro (dati Cna). Nei primi otto mesi del 2015 ne sono stati acquistati oltre 71 milioni e i lavori retribuiti maggiormente con questo strumento non appartengono al settore primario o a quello turistico, ma al commercio (18,2%) e i servizi (14%). I voucher in agricoltura occupano solamente il 7% della totalità di buoni venduti, a dimostrazione che si sta verificando un abuso nel suo utilizzo.

Lo stesso presidente dell’Inps Tito Boeri ha denunciato il rischio che i voucher non vadano a retribuire i secondi lavori o le prestazioni occasionali, facendo emergere il sommerso, ma piuttosto costituiscano i pagamenti dell’unico lavoro che le persone si trovano a fare, promuovendo una nuova forma di precarietà.

C’è il rischio concreto che questo sistema di retribuzione invece di contrastare il lavoro nero, finisca per aumentare quello precario, sostituendo dei lavori stabili con forme di carattere accessorio in cui vengono a mancare le tutele a cui ha diritto un lavoratore.

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