Preparate i popcorn. Stasera il big match Giachetti-D’Alema

Referendum
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Il vicepresidente della Camera: “Il dibattito non fa paura”. L’incognita della platea e i celebri “diciamo”

Stasera, ore 20,30, Festa dell’Unità di Roma, nel popolare quartiere di Pietralata: “sul campo centrale” Roberto Giachetti contro Massimo D’Alema. “Arbitra” Enrico Mentana. Probabilmente un match più “spettacolare” degli altri, compresa il civilissimo faccia a faccia di ieri sera a Bologna fra Matteo Renzi e Carlo Smuraglia.

Il perché è presto detto. Di fronte saranno due “tipi tosti”, soprattutto estremamente schietti – con quel tratto “romanesco” carico di ironia (“Voi romani, sempre pronti a prende pei fondelli“, diceva il nordico Claudio Gora a Gassman nel Sorpasso) – e molto molto distanti sul referendum e in generale sulla politica del Pd. Non se le manderanno a dire, i duellanti di stasera.

Diversissimi politicamente, i due, ma con una cosa in comune: sanno polemizzare, conoscono le arti della dialettica e della retorica, soprattutto conoscono la materia e credono profondamente in quello che dicono: Giachetti, che la riforma costituzionale è buona ed è indispensabile per la modernizzazione del Paese; D’Alema, che la medesima riforma apre la strada a una stretta autoritaria ed è mal congegnata.

Anche Gentiloni e D’Alema, a Catania, erano stati molto chiari. Per nulla diplomatici. Si era visto il ministro degli esteri cercare di mettere in contraddizione il D’Alema di oggi con il D’Alema di ieri, “il Signornò” con l’inventore della Bicamerale: falsariga seguita anche dal premier, che a Lecce tirò fuori una copia del libro dalemiano “Un paese normale” dove l’allora capo dei Ds teorizzava le riforme istituzionali che secondo renzi si ritrovano in quel testo Boschi-Renzi che oggi D’Alema boccia senz’appello. 

E lui, il lider Maximo, è ritornato sul palcoscenico della lotta politica (esterna e interna al Pd) e fiuta un’aria buona per la sua battaglia contro il premier-segretario, pur negando di volersi “occupare di Renzi” dedicandosi piuttosto a “alla Costituzione repubblicana”. E tuttavia, è Massimo D’Alema il leader del No: e non perché così la racconta Renzi ma perché è proprio D’Alema che mette in piedi in Comitati per il No, lui e non Bersani o Cuperlo, che pure sono per il No ma non vogliono organizzare – loro – i Comitati.

E Giachetti? “Orfini mi ha chiesto se volevo discutere con D’Alema e ho accettato, questo è il modo migliore per fare il bene del Pd”, ci ha detto serafico. “Paura?”, gli abbiamo chiesto. “Ma no, il dibattito non deve fare paura”. Fair play. Sappiamo che si sta “allenando”, vuole giungere al match con argomenti chiari, capire dove può fra breccia nella platea.

Già, la platea. Lo abbiamo visto a Bologna: la platea rumoreggia. E chi “dissente” dalla linea ufficiale rumoreggia di più, come sempre. Sono entrambi amati dalla “base”, D’Alema essendo stato il capo dei post-comunisti, una cosa che fra i dem di Roma ha un peso specifico e particolare: la verve dalemiana qui ha sempre scaldato i cuori. I leggendari “diciamo” dell’ex leader evocano tempi più “eroici” degli attuali, l’opposizione a Berlusconi, una certa idea del Partito… Giachetti è amato per aver avuto l’onere non leggero di sfidare la Raggi e la Meloni e di averlo fatto a viso aperto prendendo su di sé, infine, le responsabilità della sconfitta. (Ciò non vuol dire che non ci sia chi detesta sia l’uno che l’altro, obiettivamente D’Alema ha più cose da farsi perdonare, ma è un discorso lungo…)

Peraltro, gli ultimi scambi fra i due non erano stati proprio affettuosi. L’ex premier aveva pubblicamente espresso dubbi sul candidato sindaco di Roma, questi aveva risposto a brutto muso. Storie passate, certo, ma sono ruggini difficili da scrostare. Questo aggiungerà ulteriore pepe al match?

Successo garantito di pubblico. Diretta streaming su Unità.tv. Preparate i popcorn.

 

 

 

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