Il Baobab: “I nostri migranti al freddo e senza cibo”

Roma
A view of the Baobab's migration center in Rome during the meeting between Naples' Mayor Luigi de Magistris and Former Greek Finance Minister, Yanis Varoufakis, 23 June 2016.
ANSA/FABIO CAMPANA

La denuncia dei volontari di via Cupa a Roma. Smentito il Campidoglio

Mustafà e Kandar si sono buttati subito sulla pasta al sugo e hanno chiesto anche il bis del secondo piatto: polpettine in umido. La mensa dello Spi-Cgil a Roma ben volentieri li ha accolti. Da quando il Baobab è stato sgomberato – sabato scorso – decine di eritrei e somali, e ragazze del Sudan vivono in strada e dormono dove trovano un posto libero sui marciapiedi vicino le stazioni di Roma.

Eccoli i migranti del Baobab che invece secondo Laura Baldassarre, assessore alle politiche sociale del Comune di Roma, «sono stati tutti accolti nelle strutture di accoglienza di Roma Capitale». Solo i volontari del Baobab pensano a loro, preparando panini e cercando di organizzare una doccia presso una palestra «amica» dei migranti. Dal Campidoglio, solo propaganda.

A trovare i transitanti è stato Alena, operatore sociale del Baobab Experience di via Cupa, insieme ad altri. L’altra notte è andato a cercarli: «Gli ho dato almeno una coperta – racconta – e oggi (ieri, ndr) li ho portati qui allo Spi-Cgil per farli partecipare alla nostra conferenza stampa, perché è bene che la verità venga detta tutta fino in fondo».

Il Baobab insomma, è stato sgomberato senza che il Campidoglio e le istituzioni avessero un piano B oltre via Cupa, quartiere tra il cimitero del Verano e la via Tiburtina. Ieri dalla sala conferenze dello Spi- Cgil, Andrea Costa ha richiesto di aprire «con urgenza l’ex struttura dell’ittiogenico per montare le tende donate dai cittadini e ridare così un tetto ai transitanti» lasciati in strada senza un tetto, mentre la rete di supporto legale (A Buon Diritto, Action Diritti in Movimento, Baobab Experience, Consiglio Italiano per i Rifugiati e i Radicali di Roma), ha richiamato l’attenzione sui bisogni di tutte le persone che non hanno più aiuto.

Kandar è somalo, ha dormito nel parcheggio della stazione Tiburtina. Poi la ronda della polizia l’ha scoperto ed è stato portato in questura. Ma appena è stata vagliata la sua posizione ed è stato scoperto che le sue impronte erano già state registrate, il ragazzo è stato rilasciato senza poter fare la domanda per la procedura per l’accesso alla protezione internazionale: «In via Patini, presso il Centro di identificazione la «sospensione dell’accettazione delle richieste da parte degli uffici è in vigore fino al 21 ottobre» – rivela Action Diritti in movimento.

Eppure per l’assessore della giunta Raggi, dice: «Abbiamo già trovato i fondi e siamo al lavoro per individuare il luogo di accoglienza per i transitanti e dare una risposta strutturata all’emergenza a Roma – ha dichiarato all’Ansa -. Per noi sarà importante valorizzare l’esperienza delle associazioni che hanno in questi mesi portato la loro solidarietà. Nelle prossime giornate nella zona sarà presente la Sala operativa sociale per garantire l’accoglienza degli eventuali altri migranti transitanti che dovessero continuare a far riferimento a via Cupa per avere aiuto».

Solo parole, nei fatti l’accoglienza alle persone è pari a zero. Dalla sala dello Spi-Cgil è un coro unanime: «Si poteva aspettare a sgomberare il Baobab. L’assistenza ai migranti non è fatta solo di un pasto caldo e vestiti puliti». Mustafà ad esempio vorrebbe raggiungere la famiglia in Germania e ogni volta che arriva ad una frontiera viene rispedito nell’hotspot di Taranto. «Certo, tutto è cambiato nel momento in cui sono state chiuse le frontiere». La rete di supporto legale fornisce anche dei dati: «Dal 15 giugno 2016 al 30 sono passati dal Baobab oltre 400 migranti in transito per il Nord Europa: il 74% eritrei, il 5% etiopi, il 14% sudanesi e il 6% somali. Via Cupa era un luogo di transito per i migranti in cerca di protezione». Ora invece appena si incrociano più di 3 migranti insieme arriva la polizia».

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