Il balbettio di Di Battista sul terrorismo. E questi vogliono governare?

Terrorismo
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Brutta figura ieri sera a Ballarò. Non si capisce cosa farebbero se fossero al governo

Mentre tutto il mondo si occupa e si preoccupa della sfida terrorista alla civiltà e si interroga sul da farsi, il Movimento Cinque Stelle non sa che dire. Balbetta, Sorvola. Parla d’altro, del suo simbolo, della Corte costituzionale… Ma pensate per un attimo, con un brivido, se in questa situazione drammatica per la civiltà occidentale il M5S fosse al governo del Paese, con Di Battista alla Farnesina e Di Maio a palazzo Chigi, costretti dalla Storia a parlare con Hollande, con Obama, con Putin, con la Merkel, con Cameron, a volare a una riunione del G20, a spiegare al parlamento e all’opinione pubblica che si sta facendo questo, si sta facendo quell’altro…  Ma cosa, esattamente? Qual è la linea dei grillini?

Dopo giorni di vacuità, ieri sera aspettavamo proprio da Alessandro Di Battista, ospite di Ballarò, qualche lampo. Invece, zero. Eppure di lui tutti ricordano la sua meditata esternazione di un anno fa  quando parve di comprendere le ragioni dei terroristi, auspicando un dialogo con loro: “Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana”.

Ieri sera, a parte le solite cose – tagliare i fondi ai terroristi, gli errori compiuti nel recente passato dall’Occidente – il giovane leaderino del M5S ci girava intorno, e avevano voglia Lucia Annunziata e Massimo Giannini ad incalzarlo, “ma voi che fareste?”, quello chiedeva più controlli (non ci aveva pensato nessuno) e reclamava il diritto a pensarci su: infatti in questi giorni il M5S non aveva detto niente – ha spiegato – perché “scosso” (invece gli altri erano tutti tranquilli e riposati).

Alla fine Giannini è un po’ sbottato: “Ma che fareste se foste al governo?”. E un Di Battista stremato come lo studente all’esame di maturità: “Ma io farei il disgelo con l’Iran”. E Annunziata: “Interessante, sì, ma domani mattina, fareste che tipo di decreto?”. E lo studentello De Battista: “Io sono anni che dico che bisogna risolvere il conflitto israelo-palestinese”. Ah, ecco. Un bel decreto del governo italiano, ci vuole: “Norme per la soluzione del conflitto israelo-palestinese”. Strano che Rabin non ci avesse pensato.

L’impressione, anzi: più che un’impressione, è che i grillini non sappiano nulla del problema. Già, perché il Movimento è attestato su una linea, per così dire, di “pacifismo primitivo”, incline più a farsi i fatti propri che non a porsi il grande tema della “guerra alla guerra”, una posizione di sostanziale disimpegno dalla più grande calamità degli ultimi secoli. Quasi un non-problema.

Odiano istintivamente le strutture dell’ordine mondiale, l’Onu, l’Unione europea, la Nato, tutti simboli che i grillini contestano ma non in nome del nazionalismo leghista né in quello dell’anticapitalismo della vecchia sinistra ma in quello di una visione vagamente anarchicheggiante. Insomma, un bel casino ideologico frammisto a una stupefacente afasia politica. Quando gli chiedi le cose serie, balbettano. E questi competono per la guida dell’Italia?

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