Il 2015 visto con gli occhi di papa Francesco

Vaticano
Pope Francis during the general audience in St Peter Square in Vatican City, 30 December 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Migrazioni, energia e ambiente, diritti umani, povertà, solidarietà, pluralità culturale: Bergoglio con le sue parole e i suoi atti ha rappresentato un esempio per la destra e la sinistra di tutto il mondo

Si chiude il 2015, anno super e non privo di ostacoli anche per papa Francesco. Eppure in questi giorni di fine anno, segnati da eventi climatici preoccupanti che non è più possibile occultare o minimizzare, il grande appello per la salvaguardia del Creato lanciato da Bergoglio all’umanità, a tutte le fedi, a credenti e non credenti, nel nome di San Francesco, resta momento chiave e decisivo di un magistero destinato a incidere nella storia. Laudato si’, l’enciclica “verde”, più che profetica terribilmente attuale, è stata infatti in grado di mobilitare Ban Ki Moon, Barack Obama e Naomi Klein, economisti e filosofi come Edgar Morin, il quale ha affermato a proposito del testo e del Papa: “È un Papa impregnato da questa cultura andina che oppone al benessere esclusivamente materialista il ‘buen vivir’ che è fioritura personale e comunitaria autentica. Il messaggio del Pontefice è un appello al cambiamento, a una nuova civilizzazione, e su questo sono molto sensibile”.

Cittadinanza ecologica
A fianco ai nomi noti però, troviamo i leader indigeni dell’Amazzonia o i capi di Stato dei Paesi africani e oceanici convenuti in Vaticano per ringraziare il Papa, che ha dato voce a quelle periferie ambientali nelle quali il climate change è già in atto con effetti allarmanti. Così con le polveri sottili di Milano e Roma, il caldo di New York, la neve che non cade sulle Alpi, le nubi tossiche di Pechino, il riscaldamento e l’innalzamento degli oceani, anche noi, il nord sviluppato del mondo o le nuove potenze in via di sviluppo impetuoso, abbiamo toccato con mano quello che gli abitanti di Vanuatu (arcipelago nell’Oceano Pacifico) già sanno: ovvero che qualcosa sta cambiando e le conseguenze, prima o poi, riguarderanno tutti.

Dunque il forte messaggio ecologico e sociale (il Papa ha collegato clima e povertà, mutamenti ambientali e terremoti sociali e migrazioni), la richiesta rivolta a tutte le società di una conversione in primo luogo personale, di stili di vita, e poi di modelli produttivi, di priorità economiche e umane, nel segno di un cristianesimo vivo che interpreta i problemi del mondo, è certamente l’elemento più evidente di una capacità di interazione da grande leader (spirituale e non) con i problemi contemporanei emerso nel 2015. Dei molti contenuti e richiami della Laudato si’, ne sottolineiamo una in particolare, quello relativo agli stili di vita. “Più il cuore della persona è vuoto – spiega papa Francesco – più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare. In tale contesto non sembra possibile che qualcuno accetti che la realtà gli ponga un limite. In questo orizzonte non esiste nemmeno un vero bene comune. Se tale è il tipo di soggetto che tende a predominare in una società, le norme saranno rispettate solo nella misura in cui non contraddicano le proprie necessità. Perciò non pensiamo solo alla possibilità di terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali, ma anche a catastrofi derivate da crisi sociali, perché l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca”. Laudato si’, per altro insiste, oltre che sui grandi temi economici globali, sulla necessità di mutare le abitudini quotidiane, di affrontare una autentica sfida educativa per dare vita a un’inedita ‘cittadinanza ecologica’.

Il Papa al Congresso e l’altra America
Delle varie e rilevanti cose accadute nella Chiesa in ragione di papa Francesco, diciamo così, ricordiamo poi non solo la storica mediazione fra Cuba e Stati Uniti realizzata dalla Santa Sede, ma anche il discorso pronunciato davanti al Congresso di Washington. Si è trattato di uno di quei passaggi d’epoca che hanno bisogno ancora di tempo per essere compresi nella loro reale portata. Bergoglio ha ricostruito la storia americana rendendo onore a quelle generazioni di migranti che l’hanno edificata chiedendo – per l’oggi e il domani – apertura e diritti per i nuovi venuti; ha ricordato poi quali eroi americani Lincoln, Martin Luther King, la paladina dei poveri e delle questioni sociali Dorothy Day e la grande figura di religioso pacifista (contestò l’intervento in Vietnam) aperto al dialogo interreligioso, del monaco cistercense Thomas Merton. Così il Papa argentino ha riportato alla luce, nell’occasione, la storia di un’America dei diritti, dell’integrazione razziale, delle grandi scelte sociali, sempre esistita ma che pareva ormai dimenticata. Un intervento andato di traverso all’ala più estrema del Partito repubblicano ma capace anche di causare la commozione dello speaker repubblicano della Camera dei rappresentanti, John Boenher, il quale si è dimesso subito dopo il discorso di Bergoglio in evidente polemica con un partito ormai dominato dall’estremismo ideologico (era lui, del resto, ad aver invitato il Pontefice a parlare, per la prima volta nella storia, al Congresso degli Stati Uniti).

Bergoglio e Donald Trump
In questa fine di dicembre, inoltre, ci arriva la notizia che l’ultima indagine della Gallup, celebre istituto di sondaggi d’Oltreoceano, ha certificato come dietro Barack Obama, i due uomini più ammirati a livello mondiale secondo gli americani siano a pari merito papa Francesco e Donald Trump (fra le donne prima è, ancora una volta, Hillary Clinton). Il che la dice lunga su quale sia la sfida in atto a livello planetario, su quali coordinate di civiltà (o non civiltà) ci si misura. Migrazioni, discussione sulle risorse energetiche, conversione ecologica, diritti umani, fratellanza, universalismo contro particolarismo, povertà, ‘scartati’, solidarietà, pluralità culturale: è lungo questi grandi parametri declinati secondo la logica cristiana dell’amore e della misericordia, che si muove il Papa spesso mettendo in crisi anche ambienti cattolici.

La lezione di Romero
Infine, fra gli eventi che rimarranno nella storia di questo 2015, ce n’è un altro che vale la pena ricordare. È la beatificazione di monsignor Oscar Arnulfo Romero, il vescovo del Salvador ucciso dagli squadroni della morte nel 1980 nella cattedrale di San Salvador. Di questa vicenda che così potentemente ha influenzato la storia della Chiesa e della politica, e la storia contemporanea tout court, poco resta da dire: papa Francesco ha mandato in frantumi le resistenze delle vecchie nomenclature vaticane ancora contrarie alla beatificazione di Romero e ha detto, con il suo gesto, una cosa chiara: Romero stava – servendosi della parola di Dio e della non violenza – dalla parte giusta, quella di chi soffriva: i poveri, gli indios. Tuttavia da questa complessa vicenda arriva una lezione anche per la sinistra, la quale a lungo ha tenuto in alto con onore la bandiera del vescovo del Salvador: quando infine una causa per cui si è combattuto diventa patrimonio di tutti, anche delle istituzioni, non vuol dire che è diventata meno pura, ma semplicemente che infine una battaglia è stata vinta.

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