Ian Curtis, sessant’anni fa nasceva l’anima nera dei Joy Division

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Il 15 luglio 1956 a Macclesfield, vicino Manchester, nasce il cantante che inciderà profondamente nel rock degli ultimi decenni del secolo scorso. Morirà suicida a soli 23 anni. Lo ricordiamo con 5 brani storici della sua band, i Joy Division

Schermata 07-2457585 alle 14.29.53Ian Curtis è una di quelle figure iconiche che attraversano la storia del rock per poco tempo, lasciando una traccia indelebile dietro di sé. Nel giro di poco più di tre anni e due album in studio, i Joy Division, la band di cui è cantante e paroliere, inventa letteralmente un nuovo suono, così personale e riconoscibile da assurgere a marchio di fabbrica. Dilatando la furia del punk e innestando squarci di desolazione in brani freddi e geometrici, la formazione di Manchester crea un lessico scarno ed emozionale, che verrà ripreso e rimaneggiato da schiere di epigoni. Una cifra stilistica che prende il nome di dark e che flirta da vicino con la morte, convitato di pietra nelle composizioni di Ian Curtis: il cantante, malato di epilessia, si toglierà la vita nel 1980, all’indomani dell’uscita del secondo disco della band, Closer. Ma l’arte di Curtis, per quanto oscura, riflette un’energia strabordante: la capacità di trasfigurare anche la prospettiva dell’esperienza più estrema, rendendo dolore, amore, solitudine e morte i poli d’emanazione di una poetica e di sonorità agghiaccianti e al tempo stesso palpitanti.

In occasione dei 60 anni dalla sua nascita vogliamo proporvi 5 tra i migliori brani del gruppo mancuniano: pietre miliari che resistono allo scorrere del tempo, conservando immutata la loro urgenza espressiva.

Primo singolo dei Joy Division, Trasmission è anche il brano che contiene molti degli elementi che caratterizzano il suono della band. Riff taglienti su un basso cupo e ostinato, il cantato di Ian Curtis marziale e incalzante; la band ricorda il brano come la loro “prima vera grande canzone”.

Pietra miliare del primo album dei Joy Division, Unknown Pleasures del 1979, She’s Lost Control affornta il tema dell’epilessia, in particolare della perdita del controllo dovuta alle convulsioni. “È impressionante come riesca a mettere in parole una sensazione che anche io ho provato”, recita un commento di un utente del web sotto al testo della canzone.

Un altro “anthem” del post punk: Disorder è la traccia di apertura dell’album Closer (1980). Bastano una manciata di secondi per distinguere la linea di basso, gli incastri con il pattern di batteria e il riff di chitarra che fanno da tappetto all’inconfondibile melodia di Ian Curtis.

Per molti una riflessione su cosa significhi vivere in una condizione di depressione, la canzone Atmosphere, a otto anni dalla sua uscita, viene accompagnata da un video, girato nel 1988 da Anton Corbijn. Famoso fotografo, videomaker e regista olandese, Corbijn viene profondamente toccato dalla vicenda di Ian Curtis, tanto che nel 2007 girerà Control, film biografico sulla vita del cantante.

Love Will Tear Us Apart è il brano più famoso dei Joy Division e forse quello dove la commistione di morte, dolore e pulsione vitale riescono a bilanciarsi meglio, restituendoci un affresco in cui gli opposti si conciliano, in una pienezza di sfumature e tonalità emotive capace di scuotere chiunque nel profondo

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