I volontari del Pd #AntimafiaCapitale

Dal giornale
eccola

Viaggio nel partito romano dopo
 il terremoto giudiziario. “Dobbiamo ricominciare, lo scandalo ci ha svegliati. Roma ci rivota se abbiamo un progetto”

Devono pulire il volto del Pd romano, togliere la melma di Mafia Capitale, dissotterare gioielli cari alla sinistra di tutto il Paese. Legalità, onestà, solidarietà, bene comune, messi al bando nel Mondo di Sotto che ha dato l’assalto a quello di Mezzo trasformando in un mercato d’affari criminali il cuore politico della capitale. Devono conoscere le parole crude delle telefonate intercettate dai magistrati per poter dire mai più.
“Chi sa parli”, è stato l’appello anti-corruzione lanciato subito da Matteo Orfini ai democratici colpiti e smarriti.  Il partito permeato da infiltrazioni criminali, preso in ostaggio da gruppi di potere e correnti. Sono pietre le parole del commissario sotto scorta, mandato da Matteo Renzi a fronteggiare l’alluvione giudiziaria che ha inchiodato l’ex terrorista nero Carminati e il capo della coop 29 giugno, Salvatore Buzzi.
Vedi alla voce mafia, il bubbone cronico del Sud, che sporca il nome della capitale, la storia della sinistra romana, il Pantheon del buon governo:  il sindaco-storico dell’arte Giulio Carlo Argan, Luigi Petroselli simbolo del riscatto delle periferie, l’assessore mito Renato Nicolini che ruppe la cappa degli anni di piombo con le sue belle notti romane di cultura e speranza. I volontari del Pd romano devono  ricominciare dagli altri, non rispondere  a capibastone, archiviare il dibattito su tessere fantasma e primarie truccate. Devono ridare speranza agli elettori che hanno mandato a casa la destra di Alemanno affidandosi al sindaco marziano Ignazio Marino che ora riceve proiettili di avvertimento.
“Disonestà e furbizia non pagano”
Giulia Urso, segretaria del circolo di Via dei Giubbonari, centro della capitale, oggi è felice, “orgogliosa di aver riportato il nostro giornale nella bacheca storica della sezione. La lettera di Renzi scritta per l’Unità mi è piaciuta molto”.
Ha 486 iscritti, 100 tessere nuove nell’ultimo anno non di congresso, lo  sottolinea per dire che è proselitismo vero, qui non c’entrano i capibastone. “Disonestà e furbizia non pagano, abbiamo bisogno di fare egemonia culturale, di pensare a come cambiare il mondo reale. Non credo che i circoli debbano sfornare solo bravi amministratori ma politici in grado di governare l’amministrazione. Bisogna studiare di più, ripensare il futuro, chiederci se un progetto è o no di sinistra”. Il circolo insieme ad altri della capitale vuole superare i confini del territorio del quartiere e per questo hanno chiamato “partito mondo” il loro blog sul sito pdgiubbonari.net.
“Abbiamo elaborato un progetto sul Borghetto di Osteria Nuova, periferia nord-ovest della capitale, coinvolgendo gli studenti della facoltà di Architettura, chiameremo i  cittadini e gli amministratori municipali e l’8 luglio alle 18.30 presenteremo il proggetto”.  Riuso del territorio, ma anche emergenza spazzatura, insieme ai temi più grandi: dalla  paura della guerra folle scatenata dall’Is al dramma dei profughi nell’Europa cinica dei nuovi Muri. Mafia Capitale ha portato l’indignazione nel circolo ma Giulia guarda avanti: “L’esplosione dello scandalo è positiva, ci ha svegliati”.
Sono 108 i circoli censiti dal rapporto steso dall’ex ministro Fabrizio Barca. Un monitoraggio non per scovare reati ma per capire come si lavora pensando agli altri, ai cittadini e non a se stessi. Non è mancata la polemica  ma i finti circoli vanno chiusi. Giulia ci tiene a precisare: “II problema non sono i circoli, è rivoluzionare il modo di fare politica di questi ultimi anni”.
 Fa male guardare il buco nero scoperchiato dall’inchiesta su Mafia Capitale. “Hanno minato la nostra credibilità”. Maria Teresa di Sarcina, giovane archeologa del circolo Marconi, non ha dubbi: anche solo il sospetto di essere finiti nella melma criminale va spazzato via. “Io sono garantista, la magistratura farà il suo lavoro. Ma c’è un giudizio politico da dare. Sono successe cose che hanno conseguenze gravissime sulla tenuta della città”.
L’argine per Maria Teresa è il sindaco marziano, quello che per lei, che non ha problemi a dire che era con Bersani alle primarie in cui correva anche Ignazio Marino, ha ridato speranza alla città. “Quando ho visto che girava in bicicletta l’ho comprata anch’io perché ho capito che lui ci aveva lanciato un messaggio importante: partire da noi stessi, dai gesti quotidiani. Quando parlava, spesso mi sorprendevo a pensare alla mia nipotina, al suo futuro in questa città che non è mai stata a misura di bambino”.
“Non lasciamo spazio ai 5stelle”
I progetti del suo circolo sono tutti cuciti addosso al cittadino, pensando alla qualità della sua vita e non imbastiti su e affari sulla pelle di rom e immigrati. Difendere l’ansa del Tevere, impedire che il cemento si mangi spazi vuoti dove invece dovrebbe nascere la città dei giovani e della scienza. Mettere a punto progetti di viabilità sostenibile in un quartiere paralizzato e avvelenato dal traffico. Il colpo è stato secco, molto duro. Ma la battaglia per cambiare la città può continuare. “Non si possono lasciare ai 5 Stelle parole e progetti che sono sempre stati nostri”.
Guido Staffieri quando parla della Factory dei giovani democratici di Roma sembra guardare in faccia il futuro. Ha 24 anni e ci crede alla fabbrica delle idee organizzata da liceali, universitari e ragazzi romani, un’occasione di ricchezza per la politica immiserita dagli scandali. “Mettere insieme 500 persone per 22 tavoli di lavoro non è uno scherzo”. Discutono di innovazione e accoglienza agli immigrati, organizzano corsi di italiano per gli stranieri, danno una mano ai volontari del Baobab, il centro policulturale sulla Tiburtina a Roma che ospita i migranti arrivati con gli ultimi  sbarchi offrendo letti, cibo e vestiti.
Agli studenti hanno detto che la “Buona scuola” di Renzi deve cambiare ma si deve trovare il modo di valutare il lavoro degli insegnanti. La preparazione dei docenti, la loro passione didattica conta troppo per la vita futura di ciascuno di loro. Vogliono stilare un regolamento dei beni comuni, dall’acqua al patrimonio artistico della capitale. Al sindaco diranno che non bastano investimenti per la cultura fatta solo di grandi eventi. “Roma ci rivota se abbiamo un progetto”, dice convinto Guido.
Non ci sono i loro nomi nelle intercettazioni di Mafia Capitale, nessuno li chiama. Non muovono soldi, sognano di spostare coscienze.

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