I tormenti della Merkel dopo Colonia, dentro e fuori la Germania

Germania
epa05091588 German Chancellor Angela Merkel at a press conference with Romania's Prime Minister Dacian Ciolos (not pictured) held after bilateral talks at the German Federal Chancellery in Berlin, Germany, 07 January 2016.  EPA/MICHAEL KAPPELER

I fatti di Colonia rischiano di compromettere la politica dell’accoglienza della Cancelliera che ora deve prestare attenzione a quanto succede sia dentro che fuori i confini tedeschi

La Germania non può accettare quanto è successo la notte di San Silvestro a Colonia e in altre città tedesche. E’ questo il senso delle parole pronunciate ieri da Angela Merkel. “Atti ripugnanti e criminali, assolutamente inaccettabili. Quanto accaduto è insopportabile per me anche sul piano personale”. Parole dure, che a questo punto potrebbero far presagire soluzioni drastiche, come per esempio la via delle espulsioni rapide.

La notte di Colonia, di Amburgo, di Düsseldorf rischia seriamente di far cambiare verso alla sfida dell’accoglienza, quella che era diventata un manifesto della Cancelliera, la missione politica, sociale ed economica di quest’epoca così travagliata. “Senza dubbio quanto è successo – afferma la Merkel in conferenza stampa a Berlino – mette sul tavolo serie domande che vanno oltre la situazione di Colonia“.

Esistono nella società tedesca gruppi (siano essi richiamabili in qualche modo a radici etniche o religiose) che disprezzano la donna? “A ciò dobbiamo opporci con forza”, ribadisce la Merkel. “Non credo si sia trattato di incidenti isolati, il governo tedesco ha l’obbligo di dare risposte concrete e immediate a questi problemi. Ci saranno azioni concrete”.

Nessuno come Angela Merkel è in grado di capire gli stati d’animo della sua gente, di tradurre le attese del suo popolo in risposte politiche, senza al tempo stesso mai scadere nel populismo oggi incarnato dagli euro-scettici di Alternative für Deutschland. Riuscirà anche questa volta a vincere questa sfida, oggi che un terzo dei tedeschi afferma di non voler più frequentare luoghi affollati dopo i fatti di San Silvestro? “Siamo pronti a rivedere la legge sulle espulsioni per chi non accetta le regole della convivenza civile e della coesistenza culturale”.

Certo, i particolari che di ora in ora emergono dalle indagini sulla notte di Capodanno non aiutano a stemperare il clima di tensione. La sempre più probabile presenza di rifugiati nei gruppi di criminali che hanno aggredito centinaia di donne potrebbe portare non solo a rivedere la legge sulle espulsioni ma a ripensare la logica dell’accoglienza rilanciata proprio dalla Merkel nel discorso alla nazione dell’ultimo dell’anno. E’ questo che chiede la destra nazionalista, è questo che chiede un’ala sempre più consistente della Cdu, il partito della Cancelliera e della Csu, i gemelli bavaresi dei cristiano democratici.

E non aiuta neppure quanto sta succedendo fuori dalle frontiere della Germania. Dalla Slovacchia arriva una presa di posizione durissima da parte del premier socialista Robert Fico che annuncia di voler chiudere le frontiere del suo Paese ai musulmani. Ungheria e Polonia rafforzano il proprio asse anti-migranti, mentre Svezia e Danimarca decidono di sospendere temporaneamente gli accordi Schengen e ripristinare i controlli alle frontiere.

Uno scenario quanto mai frastagliato e preoccupante, al quale occorre trovare risposte comuni e non individuali. L’abbiamo già detto tante volte, lo ribadiamo: se l’Europa esiste, quell’Europa che vuole andare avanti con il processo d’integrazione, batta un colpo ora. Questa volta potrebbe essere davvero l’ultima occasione.

 

 

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