I The Pills, fenomeno del web, debuttano sul grande schermo

Cinema
Da sinistra Luigi Di Capua, Matteo Corradini e Luca Vecchi durante il photocall per la presentazione del film "The Pills - Sempre meglio che lavorare", in sala dal 21 gennaio in 350 copie con Medusa, Roma, 13 gennaio 2016. ANSA/ FABIO CAMPANA

I tre amici parlano del loro esordio cinematografico: “Portiamo al cinema il nostro linguaggio così com’è. Parliamo dei trentenni e del loro senso di smarrimento”

E così i The Pills, il trio di amici che con le loro pillole di nera ironia hanno fatto milioni di visualizzazioni sul web, arrivano al cinema con The Pills, sempre meglio che lavorare, nelle sale dal 21 gennaio, dove Luca Vecchi, che firma la regia, Luigi Di Capua e Matteo Corradini raccontano con ironia e disincanto, il senso di smarrimento e di inutilità dei trentenni davanti ad una crisi economica infinita, che ha spento ogni entusiasmo. “Quando abbiamo terminato l’università è stato spaventoso, cercavi un lavoro e intorno a te c’era solo il vuoto” racconta Matteo Corradini, laurea in Lingue Moderne. “Ti chiedevano di lavorare dieci ore al giorno per arrivare a cinquecento euro, abbiamo deciso così di continuare a coltivare le nostre velleità”. “Mi fa ridere – continua Luigi Di Capua, che ha studiato Psicologia del marketing – quando vedo film che raccontano storie di ragazzi disoccupati che però vivono in loft. Ma chi ha mai visto un loft, dove sono? Noi viviamo in periferia, siamo stati sostenuti e aiutati dai nostri genitori, esattamente come raccontiamo nel film. Se siamo arrivati fin qui lo dobbiamo solo a loro”.

Ma nel film i The Pills prendono in giro anche questa dipendenza, la depressione, l’indolenza, descrivendo i trentenni come dei ragazzi che non hanno alcuna intenzione di crescere e di mollare il loro confortante immobilismo post-adolescenziale costi quel che costi. “Un giorno ti svegli e dici: ho trent’anni – afferma Luigi Di Capua – come se fosse entrato nella terza età. Tutto il mondo ti cade addosso, ti senti già vecchio, nel corpo, in come ti vedono gli altri, ma non nella tua mente”. “A trent’anni se non hai un lavoro qualche problema te lo fai”, incalza Luca Vecchi. “Oggi l’eterna adolescenza finisce all’improvviso, non ci sono i passaggi graduali verso l’età adulta come succedeva ai nostri genitori”. Un debutto per i The Pills che però ha fatto storcere il naso a qualche affezionato del web. “C’è stato qualcuno che ci ha detto – dice Matteo Corradini -: ‘Ah, però state tradendo lo spirito di YouTube’. Lo spirito? Ma ci rendiamo conto, di come stiamo messi?”.

Ai The Pills, comunque sia, il web ha consentito di arrivare prima in televisione (Deejaytv e Italia 1) e adesso al cinema. “Abbiamo cercato di portare sul grande schermo il nostro linguaggio così com’è”, continua Matteo Corradini. “È stato veramente faticoso, lavorare dieci ore di seguito, con grandi responsabilità”. “Infatti, io non mi sono ancora ripreso, racconta Luca Vecchi, continuo ad avere la febbre, non mi ripiglierò mai più. A parte gli scherzi, essere qui per noi è già un traguardo inimmaginabile ed è come se avessimo già vinto”. “Non è facile oggi far debuttare dei giovani – afferma Pietro Valsecchi, produttore del film e di tanti successi come il fenomeno Checco Zalone -. C’è voluto tanto lavoro, pazienza, capacità di prenderli per mano e di guidarli, per far adattare il loro grande talento, al linguaggio del cinema. Per me questa è stata una grande sfida che credo abbiamo superato insieme al meglio”.

La regia di Luca Vecchi, che ha studiato al Dams, riesce, in effetti, a mantenere lo stile del web, che si rifà al mitico film del 1994 in bianco e nero, Clerks di Kevin Smith, girato con poche lire e quasi tutto nel negozio di alimentari dove Smith lavorava, trovando poi un suo registro personale, bello, e innovativo, pur citando praticamente chiunque, da Tarantino ai western di Leone. “Non ci fa schifo nulla – dice ridendo Luca Vecchi – siamo una generazione cresciuta davanti al televisore su cui abbiamo visto di tutto, e in quel tutto ci abbiamo trovato qualcosa di buono”. Nel film si cita Un giorno in pretura e si racconta il processo Pacciani a memoria, come se fosse la trama di un film, inoltre si ironizza sull’ignoranza della loro generazione, dimostrando però che i The Pills, ignoranti non sono, citano Carmelo Bene, anche se lo scambiano con un omonimo autore della Marvel. Il film è un concentrato di genialità, come la partecipazione di Gianni Morandi che interpreta un social media manager che consiglia alla Signora Rosetta, la vera nonna di Luca Vecchi, come gestire la sua pagina Facebook. «L’abbiamo voluto – racconta Luigi Di Capua – perché Morandi ha fregato tutto il mondo dei social-media, reagendo e vincendo la cattiveria del web con l’assoluta banalità». Morandi non è l’unico cameo importante nel film, oltre a Francesca Reggiani, troviamo Giancarlo Esposito, protagonista della serie tv Breaking Bad che interpreta il capo della comunità di bengalesi leader dei mercati della zona sud di Roma. Un film divertente, un linguaggio nuovo e accattivante, reale e per nulla volgare. Una versione moderna della commedia all’italiana, quella dalla risata amara, quella che sa ridere delle proprie debolezze senza farne una macchietta, quella ironica e sagace che sapeva interpretare bene la generazione di cui si faceva parte. I The Pills, in Sempre meglio che lavorare riescono ad essere tutto questo con intelligente umorismo.

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