I repubblicani prendono tutto: Casa Bianca, Camera e Senato

Usa2016
(Photos: Courtesy GOP.org, Democrats.org)

L’otto novembre 2016 segna la disfatta su tutti i campi dei democratici americani

Il temuto D-Day per i democratici è arrivato. I repubblicani, almeno per i prossimi due anni, controlleranno tutte le istituzioni democratiche americane. Uno scenario poco immaginabile alla vigilia del voto, con Hillary Clinton data per favorita ad essere la futura inquilina della Casa Bianca. Una disfatta senza appello per il partito che, con Barack Obama, ha guidato gli Stati Uniti negli ultimi 8 anni.

Le elezioni di medio termine, e in parte anche l’election day del 2012 avevano già regalato la maggioranza al partito Repubblicano sia alla Camera che al Senato, ma Barack Obama con la sua vittoria e con le sue politiche aveva mascherato le difficoltà del partito Democratico.

Questa tornata elettorale ha dato un nuovo volto al paese. L’uomo copertina è Donald Trump, che con un programma populista ha conquistato l’America profonda – in quasi tutte le città più importanti vince Hillary Clinton – e ha spiazzato anche l’establishment repubblicano, che forse già pensava a come riorganizzarsi per le presidenziali 2020.

Come escono i due partiti

La vittoria di Donald Trump, in un certo senso, segna la sconfitta di entrambi i partiti. L’elettorato repubblicano si è spostato a destra e questo per l’establishment del Gop non è il massimo. Un partito che già aveva spostato a destra la sua politica dopo l’entrata in scena del Tea party, si trova con Trump ancora più a destra. Anche se la vittoria è stata netta – ha conquistato anche 8 governatori su 12 – ora per il partito dell’elefantino si pone un problema serio. La presidenza di Trump nel caso il Presidente continuasse ad usare i toni della campagna elettorale potrebbe portare a fondo il Gop. I repubblicani hanno già perso il voto di esponenti importanti come l’ex Presidente George W. Bush (ha votato scheda bianca per le presidenziali) e potrebbe perdere i voti dei moderati, che anche turandosi il naso hanno comunque votato per The Donald. Il Congresso avrà dunque un ruolo fondamentale, per gli Stati Uniti e anche per il partito Repubblicano, cioè limitare le sparate di Trump e sperare che come Ronald Regan si possa trasformare.

Discorso diverso per il partito Democratico, la disfatta è dovuta ad una serie di motivi. Per quanto riguarda la corsa alla Casa Bianca forse ha pesato una candidatura che sin dall’inizio (il sorprendente risultato di Sanders ne è la conferma) non ha entusiasmato l’elettorato americano. I dati nei vari stati parlano chiaro, con Hillary che ha perso molti voti rispetto a quelli conquistati da Obama nel 2012. Per quanto riguarda il Congresso il discorso è diverso, entrambe le Camere erano già in mano repubblicana, anche se c’era la speranza di poter riconquistare il Senato. Nel 2008 i democratici vinsero grazie alla freschezza di Barack Obama, un vento nuovo che aveva spazzato vie le incertezze degli americani in piena crisi economica. In questi 8 anni il partito non sembra aver proseguito nell’operazione rinnovamento, Obama ha fatto da foglia di fico ai problemi dei democratici, ma una volta uscito di scena il Presidente i problemi sono di nuovo emersi. Se il partito dell’asinello vorrà ritornare a governare gli Stati Uniti dovrà ricominciare a rinnovarsi, per dirla con un termine molto usato in Italia, dovrà rottamare qualche leader per ripresentarsi agli elettori con un nuovo establishment in grado di riconquistare l’elettorato americano.

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