Caso Regeni: tutti i depistaggi egiziani

Cronaca
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Molte delle informazioni fornite dalle autorità egiziane e dalla stampa locale sono poco credibili o contraddittorie

Il 25 gennaio, a partire dalle 19.40, di Giulio Regeni si perde ogni traccia. Da quel giorno si cerca di ricostruire una vicenda che tuttora, anche dopo l’autopsia sul corpo del giovane ricercatore, resta poco chiara, anche a causa dei numerosi depistaggi da parte del governo egiziano. La festa alla quale avrebbe dovuto partecipare, il luogo da cui è partita l’ultima telefonata, quegli otto giorni tra il 25 gennaio e il 2 febbraio durante i quali la diplomazia italiana è alla ricerca di Giulio, ma con scarsa collaborazione da parte delle autorità del Cairo. Autorità che insieme alla stampa locale pongono ipotesi poco credibili diffuse come verità. Punti, elementi creati a tavolino per creare confusione sulla vicenda. Ecco alcuni esempi di depistaggio di questi ultimi mesi.

La festa: Secondo il quotidiano filo-governativo egiziano Al Ahram, senza citare fonti precise, Regeni, prima di scomparire, ha partecipato a una festa con degli amici. Uno degli amici del ricercatore friulano, però, si trovava quella sera alla festa nel quartiere di Dokki e smentisce quella informazione. Giulio non sarebbe mai arrivato alla festa e dopo le 19.40 non avrebbe più risposto al cellulare.

L’incidente stradale: Riportando “fonti ufficiali”, Al Ahram, nel giorno del ritrovamento del corpo del ricercatore in un dosso della strada Cairo-Alessandria che attraversa il quartiere 6 Ottobre, ricostruisce la vicenda come un semplice incidente stradale. Oltre al fatto che non sono mai state ritrovate tracce di pneumatici nel punto in cui il corpo del ragazzo è stato rinvenuto, in ogni caso l’ipotesi dell’incidente non spiegherebbe la scomparsa del ragazzo nei giorni precedenti.

L’arresto: Il 25 gennaio – giorno in cui Regeni è scomparso – ricorreva il quinto anniversario della rivoluzione egiziana. Il Cairo era completamente blindata per questioni di sicurezza. Immediatamente si è parlato di un possibile arresto del ricercatore italiano. La circostanza è stata accreditata dal fermo di uno “straniero” in data imprecisata a Giza (la circoscrizione amministrativa della capitale dove abitava Regeni) segnalato senza fonti dirette dal sito Noon Post. In realtà lo straniero a cui fanno riferimento potrebbe essere un americano fermato il 24 gennaio.

La collaborazione con i servizi segreti: Tra le ipotesi c’è quella smentita successivamente dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova secondo la quale Regeni sarebbe stato un informatore dei servizi segreti italiani. Una notizia “palesemente senza fondamento”, ha dichiarato Della Vedova.

L’omicidio a sfondo omosessuale: Secondo una ricostruzione diffusa dalle autorità egiziane si tratterebbe di un omicidio a sfondo omosessuale causato da persone che frequentava. Le due persone arrestate poche ore dopo l’omicidio – affermano dal Cairo – sarebbero proprio due persone omosessuali, in seguito rilasciate.

Il coinvolgimento dei Fratelli Musulmani: Sempre dall’Egitto arrivano notizie riguardo a un omicidio premeditato da parte di spie dei Fratelli Musulmani per creare imbarazzo al governo di Al Sisi.

Criminalità comuni: Secondo il ministero dell’Interno egiziano, il ricercatore italiano è stato ucciso da una gang specializzata e il passaporto del ragazzo è stato ritrovato nell’appartamento di uno dei criminali. Cinque assassini, aggiungono dal Cairo, sarebbero in seguito stati uccisi in uno scontro con la polizia.

Lite o vendetta per motivi personali: Una lite in strada tra Regeni e un altro straniero avrebbe portato alla morte del ricercatore italiano. Il fatto, secondo le autorità del Cairo, sarebbe stato ripreso da alcune telecamere di sorveglianza, che poi sono risultate disattivate da tempo.

Il quartiere 6 Ottobre: Il quartiere periferico ritorna anche nelle dichiarazioni di un’altra fonte ufficiale citata dal quotidiano egiziano ha segnalato indagini “approfondite” negli appartamenti dell’agglomerato. Secondo una fonte del ministero dell’Interno citata da Shourouk News sarebbero partite delle chiamate nelle “tre ore precedenti la sua scomparsa”.

 

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