Tutto il mondo a Parigi per una sfida che non si può perdere

Clima
epa05048915 French President Francois Hollande (C) gestures at the end of the family photo of world leaders at the COP21 World Climate Change Conference 2015 in Le Bourget, north of Paris, France, 30 November 2015. The 21st Conference of the Parties (COP21) due to be held in Paris from 30 November to 11 December will proceed as planned, despite the terrorist attacks of 13 November. The aim is to reach an international agreement to limit greenhouse gas emissions and curtail climate change.  EPA/IAN LANGSDON/POOL MAXPPP OUT

Iniziata la ventunesima Conference of the Parties con 147 presidenti di stato e di governo presenti

La COP21 di Parigi, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, si è aperta stamane con una sessione dedicata alle dichiarazioni dei capi di stato e di governo, che durerà fino a tarda sera. Oggi a Le Bourget sono presenti 147 capi di stato e di governo, una concentrazione mai verificatasi prima. Ognuno di questi ha un suo staff, una delegazione diplomatica, un corteo di almeno tre auto, una scorta armata. Abbastanza da far venire una crisi di nervi ai vertici dei servizi di sicurezza e ai responsabili del rigido cerimoniale ONU. Non si era mai registrata una tale concentrazione di leader, che si ritrovano in una Parigi ancora scossa e sanguinante per gli attentati del 13 novembre.

La ventunesima Conference of the Parties (da cui l’acronimo) sul clima non poteva essere rimandata, né ricollocata. L’evento è troppo importante: qui sarà varato il nuovo accordo globale sulla riduzione delle emissioni in atmosfera, che dovrà sostituire il Protocollo di Kyoto e possibilmente dimostrarsi uno strumento in grado di contrastare il riscaldamento globale più del suo modesto predecessore.

La Francia aveva predisposto tutto con grande attenzione, a cominciare dalla location scelta: Le Bourget, un sobborgo a nord, lontano dal centro ma ben servito dai mezzi pubblici, a cominciare dalla linea RER B che collega la Ville Lumière all’aeroporto Charles De Gaulle. Le Bourget è ben controllabile, lontano dalle attrazioni turistiche e gli spazi a disposizione permettono di far fronte agli oltre cinquantamila delegati attesi, anche questo un record.

Il protocollo ordinario delle COP prevede che il cosiddetto High Level Segment, la sessione politica, si svolga negli ultimi giorni. Questa volta è tutto diverso: i capi di stato intervengono nel primo giorno dei lavori. Sono talmente numerosi che lo fanno in due sessioni parallele, tanto il web registra tutto. Barack Obama ha parlato stamattina per terzo, offrendo un discorso a braccio nel suo stile, con contenuti interessanti. “Gli Stati Uniti non solo riconoscono il proprio ruolo nell’avere creato questo problema, offrono la propria responsabilità per cercare di risolverlo” ha detto in un intervento andato ben oltre i limiti e interrotto dai beep di avvertimento. Obama ha ripetuto spesso l’espressione turning point, punto di svolta. Sono le stesse parole che aveva usato il Segretario Generale ONU Ban Ki-moon aprendo la sessione inaugurale. Poco prima di salire sul palco Barack aveva avuto un incontro bilaterale con il presidente cinese Xi Jinping.

Tra gli interventi della mattinata, anche quelli di Vladimir Putin, che ha invocato “un accordo globale, efficace ma egualitario”, e di Angela Merkel. Il premier italiano parlerà nel tardo pomeriggio. Il programma ufficiale prevede l’intervento di Matteo Renzi al 27imo posto della sessione pomeridiana, quindi probabilmente attorno alle 20. Forse più tardi, perché i lavori sono iniziati con oltre venti minuti di ritardo. Renzi parlerà nella sessione plenaria 2 (qui lo streaming video e la scaletta) dopo il premier danese Rasmussen e prima del primo ministro di Barbados. Nel frattempo sono iniziate le sessioni dei negoziati, per cercare di definire i molti problemi ancora irrisolti del futuro accordo. Di questo parleremo nei prossimi giorni.

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