I numeri veri sull’emergenza profughi in Europa

Immigrazione
epa04901787 A migrant child waiting to cross the border, between the Former Yugoslav Republic of Macedonia and Greece, near the town of Gevgelija, 28 August 2015. The Gevgelija-Presevo journey is just a part of the journey that the refugees, the vast majority of them from Syria, are forced to make along the so-called Balkan corridor, which takes them from Turkey, across Greece, Macedonia and Serbia to Hungary, the gateway to the European Union.  EPA/VASSIL DONEV

In Germania è previsto per il 2015 il più consistente arrivo di richiedenti asilo dal dopoguerra. L’Italia è terza, ma il flusso è in calo rispetto ai picchi del 2014

“La Germania prevede di ricevere 800.000 richiedenti asilo nel corso di quest’anno, circa quattro volte la cifra dello scorso anno e più di tutti i paesi membri dell’Unione europea messi insieme nel 2014”. È quanto scrive sul Guardian Alberto Nardelli, data editor del quotidiano britannico, anche sulla base dei dati forniti da Eurostat.

Il governo di Berlino ha più volte criticato i partner europei perché non fanno abbastanza per aiutare chi fugge dalle guerre, dalla violenza e dalla povertà in Medio Oriente, Africa e Asia. Solo tre mesi fa le previsioni sugli arrivi in Germania erano notevolmente inferiori. Il ministro degli interni Thomas de Mazière aveva prima parlato di 330.000 asylum seeker, poi poco dopo di 450.000. Allo stato attuale, a fine anno, saranno quasi il doppio. Sarà il più grande flusso in arrivi nel paese nella storia del dopoguerra, e si prevede che nei prossimi anni sarà altrettanto sostenuto o anche più.

“È una sfida per noi tutti ai livelli federale e locale – ha detto de Mazière – ma possiamo fronteggiare questa sfida, non credo che la Germania ne sarà sopraffatta, possiamo gestire la cosa”. Ma la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha affermato in tv, qualche giorno fa, che l’emergenza profughi “ci [l’Europa] preoccupa molto più della Grecia e della stabilità dell’euro”.

Nardelli chiarisce che “il numero dei richiedenti asilo non equivale necessariamente al numero delle persone a cui sarà concesso lo status di rifugiato o sarà consentito di restare nel paese. Per esempio, in Ungheria – uno dei paesi con la più alta quota di asylum seeker – in meno del dieci per cento dei casi l’esito della richiesta è stato positivo. Dei 358.010 casi valutati nella Ue lo scorso anno, circa il 45 per cento ha avuto un esito positivo. In Germania il tasso è stato del 42, in Svezia del 77 per cento”.

Nel 1992, ricorda Nardelli, ci furono 672.000 richieste d’asilo nei paesi membri della Ue, in seguito alla guerra nell’allora Jugoslavia. Molti meno, dunque, rispetto all’ondata attuale.

Per quanto riguarda l’Italia, figura (dati del 2014) tra i primi tre paesi con più richiedenti, dopo Germania e Svezia. L’Italia ha avuto lo scorso anno il principale incremento nella Ue, ma nel rapporto tra abitanti e richiedenti era a 1,1, sotto la media Ue 1,2. Nel primo semestre 2015, l’Italia è ancora al terzo posto dopo la Germania e l’Ungheria, ma con una significativa diminuzione (-28 per cento) rispetto allo stesso periodo del 2014.

Osservando le cifre Eurostat del primo semestre, si nota che la Germania registra un notevole incremento rispetto alla stesso periodo dello scorso anno (più 32 per cento) e anche l’Ungheria (più 17 per cento) mentre tutti gli altri stati membri della Ue registrano una sensibile diminuzione, tra cui spicca il meno 28 dell’Italia.

 

(tratto da Ytali.com)

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