I numeri (sulla carta) del ddl Cirinnà: come si dividono i senatori

Unioni civili
Aula del Senato durante il voto finale al decreto sulle riforme costituzionali, Roma 13 Ottobre 2015, ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il voto segreto sulla stepchild adoption rappresenta l’incognita principale. Se il testo cambia è già pronto un piano B?

Palazzo Madama ha bocciato le pregiudiziali di costituzionalità del ddl Cirinnà sulle unioni civili. Il voto è avvenuto per alzata di mano, ma – secondo i calcoli ufficiosi dei vari gruppi – i No sarebbero stati 181. L’attenzione è già rivolta alla prossima settimana, quando l’aula inizierà a esaminare gli emendamenti al testo. È su questi, infatti, che si gioca la vera partita sia sui contenuti che sulla gestione dei lavori (lo spieghiamo qui nel dettaglio). E, quindi, anche sui numeri.

Sulla carta, a favore del disegno di legge così com’è (o con poche modifiche, che lo mettano al sicuro dai dubbi di costituzionalità) ci sono Pd (con l’eccezione di una trentina di cattolici, che potrebbero diventare 35 nei calcoli più pessimistici), M5S, Ala, le componenti del gruppo misto che fanno riferimento a Sel e Idv (oltre agli ex grillini e alcuni senatori sparsi), gran parte del gruppo delle Autonomie e i laici di Forza Italia. Sicuramente contro la stepchild adoption si esprimeranno invece Area popolare (Ncd+Udc), Lega, Gal, i fittiani di Conservatori e riformisti, le tre tosiane di Fare!, oltre ai catto-dem. Le indiscrezioni che circolano nei corridoi di palazzo Madama parlano di un paio di dissidenti pronti a sostenere la maggioranza venuti allo scoperto tra i centristi di Ap, mentre 5 senatori delle Autonomie potrebbero unirsi al fronte anti-stepchild adoption.

Sulla base di questa divisione, proviamo a immaginare i possibili scenari che si potranno presentare al Senato la prossima settimana, in tre giorni (9-11 febbraio) che si preannunciano infuocati.

 

I voti segreti
Sugli emendamenti più delicati agli articoli 3 e 5, quelli cioè che interessano più o meno direttamente la stepchild adoption, Ap e parte delle opposizioni chiederanno certamente il voto segreto. Sarà quella la verifica di fatto del fronte a favore del ddl Cirinnà che abbiamo descritto. Tra i dem, in particolare, è diffuso il timore che i Cinquestelle possano approfittare dell’anonimato per sfilarsi e far ricadere poi la responsabilità sul Pd, nonostante le rassicurazioni esplicite che continuano a ribadire. Ma, per il momento, atteniamoci a quanto dichiarato pubblicamente da tutti: ecco quale dovrebbe essere l’esito delle votazioni.

Pro-stepchild adoption: 77/82 Pd + 35 M5S + 23 Misto + 15 Autonomie + 19 Ala + 7 dissidenti FI + 2 dissidenti Ap = 178/183

Anti-stepchild adoption: 34 FI + 30 Area popolare + 30/35 cattolici Pd + 15 Gal + 12 Lega + 9 Cr + 5 Autonomie + 3 Fare! = 138/143

Sulla carta, quindi, esiste una maggioranza solida a favore dei contenuti attuali del testo. Ma, come detto, il voto segreto rimane un’incognita enorme e, per di più, sia da Ala che dal misto già si prevedono alcune defezioni, così come invece si potrebbe allargare (ma non di molto) l’area laica di Forza Italia.

Se non ci saranno sorprese, il voto finale (sul quale non dovrebbe estendersi il voto segreto) conterà – sempre sulla carta – una maggioranza perfino superiore, dato che dovrebbero rientrare quanto meno anche i cattolici del Pd.

 

Il piano B
Cosa succede se la stepchild adoption non passa il vaglio del voto segreto? La volontà del Pd è quella di portare a casa la legge in ogni caso, ma M5S e Sel hanno già preannunciato che una modifica sostanziale al testo come questa farebbe venir meno il loro sostegno. Si configurerebbbe allora un ritorno a una maggioranza più conforme a quella che sostiene il governo (con Area popolare che rientrerebbe quasi interamente), allargata ad Ala. E non è escluso che si allarghi anche il sostegno in arrivo da FI e da altri moderati di centrodestra.

Numeri più certi, quindi, ma a sostegno di una legge depotenziata, che rappresenterebbe un passo indietro rispetto a quella su cui il Pd ha deciso di scommettere. Introdurre finalmente in Italia le unioni civili si tradurrebbe quindi in una sorta di vittoria a metà.

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