Ecco perché le tute blu sono tornate in piazza

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Adesioni oltre il 90% allo sciopero dei metalmeccanici. Landini: “Andremo avanti finché Federmeccanica non cambierà idea”

Decine di migliaia di metalmeccanici, tra ieri e oggi, hanno incrociato le braccia in diverse regioni italiane. I sindacati di categoria Fim Fiom e Uilm scendono in piazza con tre giornate di scioperi regionali (l’altra data è il 15 giugno) per provare a smuovere la trattativa sul contratto. Una partita rilevante nel quadro delle relazioni industriali del nostro paese in primo luogo perché i metalmeccanici rappresentano un settore cardine nel sistema industriale, con circa 1,6 milioni di addetti. Ma soprattutto per i risvolti che la trattativa potrebbe assumere: il modello proposto da Federmeccanica – che punta ad alleggerire il contratto nazionale a vantaggio di quello aziendale – nei timori dei sindacati potrebbe infatti estendersi anche ad altri settori.

La trattativa è in stallo ormai da mesi. Il nodo principale sul quale si battono i sindacati – per la prima volta dopo anni in maniera unitaria – è che l’aumento dei salari non sia legato ai risultati delle aziende e deciso, quindi, nella contrattazione di secondo livello. Questo è stato invece proposto da Federmeccanica, la federazione che rappresenta le imprese e che fa capo a Confindustria.

Ma è proprio questo passaggio, in buona sostanza, ciò che unisce i sindacati: lo spostamento dell’asse dalla contrattazione nazionale a quella aziendale.  Gli stipendi percepiti dai metalmeccanici in Italia sono fra i più bassi dei paesi industrializzati e i rappresentanti delle tute blu vorrebbero una cornice migliore e unica su tutto il territorio, una base solida da cui partire, impostata appunto sul contratto nazionale. Anche perché – sostengono gli stessi sindacati – non tutte le aziende hanno una rappresentanza, soprattutto quelle di piccole dimensioni nelle quali i lavoratori rischiano di non vedere difesi i loro diritti.

Dall’altra parte, invece, il ragionamento sul quale si basa Federmeccanica è il seguente: chi sta meglio dia di più rispetto a chi attraversa un momento di crisi. Un’idea che si traduce in aumenti salariali solo per le imprese che ottengono un aumento di produttività. Con una valutazione, quindi, fatta azienda per azienda nel contratto di secondo livello.

Quanto alla posizione del governo, il neo ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, si è detto favorevole alla autonomia delle parti nella definizione del nuovo modello contrattuale, ritenendo opportuno che le regole vengano scritte dalle parti sociali e non attraverso una legge sulla contrattazione.

Nella trattativa in corso ci si aspettava comunque un’apertura di Federmeccanica dopo lo sciopero dello scorso 20 aprile. Ma così non è stato e per questo oggi i lavoratori sono tornati a protestare.

“Le piazze di oggi – ha sottolineato il segretario generale della Fiom Cgil Maurizio Landini – dicono che Federmeccanica deve cambiare la sua posizione: se ciò non dovesse accadere, la trattativa sarà accompagnata da azioni di blocco degli straordinari”. Da parte di Federmeccanica, ha aggiunto il leader della Fim Cisl, Marco Bentivogli, “non c’è alcun rinnovamento. Non accetteremo che il nostro diventi un contrattino senza tutele. È bene che gli imprenditori e la politica capiscano che quando vincono i metalmeccanici vince tutto il Paese. Non regaleremo a nessuno – conclude – le conquiste ottenute in questi anni”.

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Il corteo dei metalmeccanici a Milano, 9 giugno 2016. ANSA

 

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