I Mary in June al primo album. “Che fortuna incontrare Giorgio Canali”

Musica
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Abbiamo parlato con la band romana che ha dato alle stampe “Tuffo”, album d’esordio prodotto dallo storico chitarrista dei CCCP e dei CSI

Tuffo è il disco d’esordio dei Mary in June, formazione romana dal nome anglosassone ma dalle liriche rigorosamente in italiano “dal sapore del petrolio”, come tiene a far sapere la band. E il suono che accompagna i testi mescola post rock e venature folk, incanalandole attraverso un’attitudine emo, che emerge nel trasporto e nella vena “emozionale” che attraversa l’album.

La produzione di Tuffo, registrato al White Lodge di Matteo Portelli, è stata affidata a Giorgio Canali, il cui nome è legato a un importante pezzo della storia musicale italiana: quella che caratterizza gli anni ’80 e ’90 con i CCCP e i CSI (per poi confluire nei PGR). “Non è stata una scelta premeditata quella di Canali per la produzione – ci dicono i Mary in June – abbiamo avuto la fortuna di trovarci nelle giuste condizioni. Giorgio capitò per caso a un nostro concerto: eravamo in tour con Ferirsi, il nostro primo EP, e lui rimase molto colpito dal sound, dai testi e dal modo di suonare quelle canzoni. Ci chiese di fargli ascoltare altri brani e se avessimo intenzione di mettere su un altro disco. Ci propose così, quasi per gioco, una collaborazione. Chi non ha mai ascoltato CCCP, CSI o PGR? Non abbiamo potuto rifiutare”.

Abbiamo chiesto alla band di raccontarci Tuffo, un lavoro che è la spia della sempre più frequente comunicazione che si instaura tra la nuova scena indie italiana ed esponenti storici del panorama musicale nostrano.

Com’è andata l’esperienza di registrazione e il lavoro in studio?
E’ stata una bella esperienza. La prima parte del lavoro l’abbiamo portata avanti da soli, basso batteria, chitarre e synth, Giorgio ci seguiva ascoltando a distanza. In un secondo momento siamo rientrati in studio con lui per registrare le ultime chitarre e le voci. Ci ha aiutato a togliere il superfluo, non ha stravolto tutto, ha saputo tenere quello che di buono già c’era

Come vi collocate rispetto al panorama musicale indipendente italiano?
Affrontiamo il discorso a posteriori, basandoci sui riferimenti musicali che più ci influenzano in fase di scrittura piuttosto che sulla ricerca di una direzione nel panorama musicale attorno a noi. Se dovessimo collocarci in una fascia precisa, sarebbe a metà tra il nuovo cantautorato indie, il quale sembra aver ampiamente confermato il suo potenziale, e quel vivere la musica di stampo DIY, che significa autoprodursi e collaborare con le realtà vicine a noi, musicalmente affini al post rock/emo.

Quali sono le vostre preferenze e i vostri ascolti in questo senso? E in merito alle influenze più “internazionali”?
Il cantato in italiano ci porta a fare attenzione a quei gruppi nazionali che proprio in questi anni hanno avuto una forte ascesa, come quelli presenti nei cataloghi di Tempesta, Woodworm, 42records, così come progetti più piccoli.
Varie anime musicali ricorrono in noi e nel nuovo disco, e i nostri punti di riferimento spaziano dagli American Football fino ad arrivare a Tame Impala, Alt-J, Crash of Rhinos, passando per gli italiani FBYC, Raein e LaQuiete. Molto forte è l’influenza di musicisti o progetti one man band, come Chet Faker e Iosonouncane, sonorità elettroniche quali Cosmo per l’Italia, Apparat, Moderat, James Blake, M83.

Nell’approccio melodico mi sembra di sentire anche una inclinazione EMO, di stampo Gazebo Penguins o FBYC (che infatti avete citato).  Avete legami con quell’ambito musicale?

Beh sì, urliamo spesso sotto il palco insieme a loro! Viviamo intensamente la ricerca musicale e quei gruppi ci hanno influenzato proprio durante la stesura dei brani del disco. Sembra insolito, ma abbiamo passato molto tempo in sala a riascoltare quei brani e ad assimilarli. Possiamo considerare Tuffo come un lavoro di studio e sintesi di quello che siamo noi Mary, fuso con i lavori emo e post rock che più ci hanno colpito. Un vero e proprio mix di quelle due anime di cui abbiamo parlato prima.

Quali sono gli obiettivi che vi proponete di raggiungere con questo lavoro?
Pagare il mutuo, le rate della macchina e nella migliore delle ipotesi aprire una pizzeria.

Avete cognizione di quale sia o quale potrebbe essere il vostro pubblico?
Sì, attraverso i social network riusciamo a carpire varie informazioni. Ad esempio, sugli utenti che apprezzano i nostri brani o semplicemente mettono un like a un post che condividiamo nella nostra pagina di Fb. Riguardo all’età, sappiamo che gli adolescenti e gli over 30 costituiscono il pubblico predominante. Come collocazione sociale e culturale possiamo ipotizzare che siano persone vicine all’ambiente musicale di cui facciamo parte. Risulta ancora difficile per noi avere un pubblico ampio, che peschi trasversalmente da più ambienti. In questo momento siamo concentrati sulla proposta live e sulla diffusione di materiale (audio e video) nel web. Cerchiamo di non correre troppo, tenendo a mente quali siano i limiti e le dinamiche di un gruppo come il nostro, sia nella diffusione che nell’apprezzamento del pubblico, mantenendoci però sempre in costante movimento.

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