I grillini vogliono mandare in galera Teresa Bellanova. Per un’intervista a l’Unità

Referendum
Il Sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova alla Camera durante l'esame del Jobs Act, Roma 21  novembre 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il senatore grillino Buccarella denuncia il sottosegretario allo Sviluppo economico per “incitamento all’astensione” in relazione al referendum sulle trivelle del 17 aprile

Non si placano le polemiche tra i partiti in vista del referendum sulle trivelle previsto per il prossimo 17 aprile. Anzi. E’ di oggi la notizia che il senatore del Movimento 5 stelle Maurizio Buccarella ha denunciato, con tanto di esposto presentato ai carabinieri e indirizzato al procuratore di Roma, il sottosegretario allo Sviluppo economico Teresa Bellanova, del Pd, per incitamento all’astensione. La sua colpa sarebbe quella di aver rilasciato un’intervista a l’Unità in cui sostiene, argomentando ampiamente la sua posizione anche nei giorni successivi, che “la cosa più saggia da fare il 17 aprile è non andare a votare”.

Nella denuncia vengono richiamate le seguenti norme: l’ art. 98 del DPR 361/1957, il cosiddetto Testo Unico delle leggi per l’elezione della Camera dei deputati, che prevede come sia punibile “con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 600.000 a 4.000.000 di lire, il pubblico ufficiale e comunque chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile che, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera, fra l’altro, ad indurre gli elettori all’astensione”; l’articolo 51 comma 2 della legge n. 352 del 25/05/1970 che disciplina i referendum.

In realtà la norma, secondo l’interpretazione prevalente, non è applicabile a ministri o ad esponenti politici ma solo a pubblici ufficiali deputati al controllo del regolare svolgimenti delle elezioni. Motivo per il quale la norma non era mai stata impugnata da nessuno nella storia della Repubblica. Ma c’è sempre una prima volta.

Al di là dell’aspetto giuridico di cui si occuperà la procura, resta il dato politico: è possibile denunciare l’esponente di un partito avverso per aver espresso una valutazione politica, economica e strategica del tutto legittima? E’ normale ridicolizzare con la solita ‘caccia alle streghe’ un tema così delicato come quello del referendum sulle trivelle, che vitali macro-temi vitali come l’ambiente, l’energia, il lavoro? Sinceramente crediamo che questo paese meriti di più.


Vi riproponiamo l’intervista rilasciata da Teresa Bellanova a Francesco Zappa, per la quale il senatore Buccarella ha presentato la denuncia.

Dal Lavoro allo Sviluppo economico. Teresa Bellanova, da due mesi, dopo essersi occupata in prima linea del Jobs act, sta seguendo i tavoli di crisi industriali, gli incentivi e i sostegni alle imprese. Ma tra le sue deleghe c’è anche quella sull’energia. Il referendum del 17 aprile sulle trivelle è cosa che la riguarda direttamente, quindi. “Vedo in giro troppa demagogia su un tema serio. Chi sostiene il sì prevede catastrofi petrolifere in ogni parte del nostro mare, ma le cose non stanno così”, dice Teresa Bellanova.

Come stanno allora viceministro?

“Ci sono piattaforme di estrazione da più di quarant’anni nei nostri mari. Non c’è stato mai un pericolo per l’ambiente. Ci sono funzionari e tecnici che svolgono un lavoro enorme per verificare e garantire la sicurezza dei siti. I controlli sono continui e capillari”.

Ma la percentuale di gas e petrolio estratta in mare è così decisiva per il fabbisogno energetico dell’Italia?

“Noi stiamo portando sempre più velocemente il Paese a reggersi sulle fonti rinnovabili di energia. Sono stati dati oltre sei miliardi di incentivi fino al 2013 e altri stiamo per darne con un nuovo decreto sulle rinnovabili non fotovoltaiche. Il petrolio, e soprattutto il gas, in questa fase di transizione ci servono. E in mare si estrae prevalentemente gas, il cui impatto ambientale è pari allo zero, il 28% della produzione nazionale. Il confronto portato avanti con slogan e demagogia non tiene conto di queste cose e sta già producendo danni alla nostra economia, uno dei motivi per cui sarebbe stato meglio non farlo il referendum”.

Quali sarebbero questi danni?

“Nel settore stanno velocemente crollando gli investimenti. L’annuncio del referendum ha fatto già fuggire dall’Italia sei miliardi di euro tra il 2014 e il 2015. La vittoria dei sì ce ne farebbe perdere altri sette di miliardi. Io ho responsabilità di governo e non posso fare finta di non vedere. Quando i soldi se ne vanno da un’altra parte, se ne vanno via anche posti di lavoro”.

Quanti sono gli addetti nel settore delle concessioni in mare?

“Guardi, secondo le stime più contenute pochi mesi dopo la vittoria dei sì ci troveremmo con cinquemila posti di lavoro in meno, compreso l’indotto . Si tratta di lavoratori altamente specializzati, tecnici e ingegneri. Altro che rimpatrio di cervelli, noi così quelli che abbiamo li facciamo fuggire. Sarebbe messa in ginocchio l’economia di alcune città importanti della costa adriatica. Quel che stiamo facendo è un suicidio nazionale, non lo dico io lo ha detto il professor Romano Prodi. E per i ruoli che ha avuto in Italia e a livello internazionale dovremmo tutti ascoltarlo un po’ di più”.

Insomma, i fautori del sì starebbero fuori dalla realtà?

“Questo lo dice lei. Io voglio solo ricordare che oltre al crollo di sette miliardi di investimenti, e non mi pare che stiamo parlando di briciole, ci saranno costi enormi una volta che tutte le concessioni finiranno. I pozzi dovranno essere chiusi con un costo stimato per difetto intorno ai due miliardi di euro. Non solo. Vorrei far presente, così come ci spiegano i tecnici di valore che abbiamo al ministero, che la chiusura di un pozzo non ancora completamente esaurito è anche un’operazione pericolosa, oltre che costosa. Noi, tra l’altro, stiamo parlando delle piattaforme entro le 12 miglia marine, quelle di cui si occupa il referendum. Ma con la vittoria dei sì le aziende abbandoneranno anche tutte le altre. È da irresponsabili non tenere conto di tutto questo. Un motivo in più per dire che il referendum è dannoso oltre che inutile”.

Quindi, lei cosa consiglia di fare agli italiani il 17 aprile?

“Stiamo assistendo ad una campagna referendaria da parte dei sì fatta di slogan e demagogia, come se sul futuro energetico nazionale del nostro Paese si potesse parlare seminando terrore. Il governo è impegnato a valorizzare le bellezze naturali, paesaggistiche, artistiche con misure che nessuno prima di noi ha preso prima. Se vogliamo far prevalere la ragione, la cosa più saggia da fare il 17 aprile è non andare a votare. Questa è la mia posizione e del mio partito, il Pd. E questo io farò”.

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