I fatti di Colonia e la strategia della tensione

Germania
epa05091801 A member of a German-Tunesian association hands out flowers to pedestrians outside the main station in Cologne, Germany, 07 January 2016.  According to police, a considerable number of women were sexually assaulted and mugged in the area surrounding Cologne's central railway station on New Year's Eve.  EPA/MAJA HITIJ

In Germania è una situazione troppo succulenta per molti perché non si possa pensare che ci sia lo zampino di qualcuno dietro le violenze di Capodanno

Ore 16.40 di ieri, i siti tedeschi si scatenano: il capo della Polizia di Colonia Wolfgang Albers è in prepensionamento con effetto immediato. E così sia, visto che ancora oggi sono continuate le polemiche sull’operato della Polizia nella ormai famigerata notte di Capodanno: ha addirittura rifiutato rinforzi da Duisburg, la centrale operativa territoriale. A quanto pare, l’ormai ex capo della Polizia Albers è recidivo: recentemente era stato oggetto di polemiche su inefficienze di vario genere, e in un momento così incandescente per la Germania i posti di comando richiedono gente autorevole e non criticata.

Intanto le indagini sono in corso e sono stati «fermati» per accertamenti (non arrestati, come dicono i giornali italiani) trentuno sospetti di nazionalità diverse: algerini, marocchini, iraniani, siriani, iracheni, serbi, due tedeschi e uno statunitense. Tra loro, alcuni rifugiati. Si rincorrono indiscrezioni inquietanti attraverso la Polizia: nella tasca di un fermato hanno trovato un biglietto in arabo e in tedesco con frasi offensive verso le donne, e risulta abbastanza surreale il racconto di un poliziotto secondo cui uno dei violenti avrebbe strappato il permesso di soggiorno davanti a lui dicendo «tanto mi ha invitato la Merkel». Arroganza e sfacciataggine eccessiva per un profugo che scappa dalla guerra, non vi pare?

Organizzazione ad hoc
Il Ministro di Grazia e Giustizia Maas, come riportavamo su questo giornale, dall’inizio ha affermato che esiste qualche sospetto di una ipotetica organizzazione ad hoc delle violenze di Colonia, di Amburgo e di Stoccarda. Banalmente ed efficacemente, sarebbe una strategia della tensione per destabilizzare e condizionare le politiche di accoglienza dei profughi: ostacolarle o fermarle e creare un clima di paura e sospetto. Quale metodo migliore se non colpire la libertà femminile, simbolo della cultura occidentale contrapposta alla cultura di altri Paesi dove le donne sono considerate esseri inferiori e oggetti di qualsiasi sopruso? Quale modo migliore per creare conflitto sociale? Questa strategia, se di questo si tratta, sta già producendo effetti: il Governo vuole inasprire le procedure di espulsione e ci saranno passaggi burocratici più severi per i richiedenti asilo. D’accordo CDU e SPD.

La Germania si sente esposta, fragile, vulnerabile, invasa. Angela Merkel ha dichiarato: «Per me è personalmente insopportabile che una donna debba sentirsi indifesa», affermazione comprensibile della donna più potente del mondo, la persona dell’anno per Time che sta sfidando tutti sulla questione rifugiati. Il suo viso è teso, si sente colpita al cuore, lei che vuole un’altra Germania è “tradita” da coloro che sta accogliendo e cui vuole offrire un’opportunità. Si è fatta tanti nemici sull’accoglienza dei profughi e molti potrebbero trarre vantaggio dalle violenze di Colonia: Pegida, Alternative für Deutschland, la CSU, i nemici interni al suo partito.

«A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca», diceva Andreotti. In Germania è una situazione troppo succulenta per molti perché non si possa pensare che ci sia lo zampino di qualcuno dietro le violenze di Capodanno: è talmente verosimile che il dubbio resta. Colpire le donne occidentali, la loro libertà, le loro conquiste è qualcosa di odioso, infatti le donne tedesche sono furiose. E allora mi auguro che i tedeschi rispondano con più integrazione e con più fermezza: chi rispetta le regole di convivenza può costruirsi un futuro in Germania, chi non lo fa se ne torna a casa sua. Dovrebbe valere in tutte le nazioni, è una questione di lucidità e buon senso. Non c’è alternativa, l’alternativa è lo scontro di civiltà, la violenza e il razzismo.

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