I deliri di Salvini da Pontida

Lega
Matteo Salvini durante il suo intervento al raduno leghista di Pontida, che quest'anno si celebra a settembre nel ventennale della dichiarazione di indipendenza della 'Padania', 18 settembre 2016. ANSA / GIANPAOLO MAGNI

Solito indecoroso show del leader leghista che gioca a surriscaldare la platea di fedelissimi. Tanto che Gad Lerner è stato dovuto scortare fuori dal “pratone” inferocito

Povero Salvini! Spodestato sui giornali dalle “gesta” del M5S e in astinenza da visibilità, il leader del Carroccio le spara sempre più grosse pur di apparire su qualche prima pagina.

Dopo l’affronto alla memoria di Caro Azeglio Ciampi in diretta tv che aveva fatto indignare tutti, ora il palcoscenico diventa il tradizionale ritrovo leghista di Pontida per il suo show di insulti. Salvini riesce nell’intento di prendersela con tutti da Renzi, alla Merkel, passando per Papa Francesco e Berlusconi.

Senza tornare direttamente alla figura di Carlo Azeglio Ciampi, Salvini ha difeso davanti ai militanti della Lega la sua definizione di “traditore” affibbiata all’ex presidente della Repubblica nel giorno della sua morte. “Gente così – ha sostenuto – sono traditori del mandato degli italiani. La lista è lunga. Napolitano, Prodi, Monti. Non dico Renzi, perché non è un traditore ma un burattino, un servo, uno schiavo dell’Europa”.

E per rincarare la dose, specificando: “Hanno fatto un vertice a Bratislava e la conferenza l’hanno fatta Merkel e Hollande senza Renzi. A lui hanno mandato la foto su Twitter. Renzi non conta un cazzo in Europa. E’ finito. Non vale la pena prendersela con lui”.

La maglietta contro Papa Francesco, con la scritta "il mio Papa è Benedetto", distribuita al raduno leghista di Pontida, che quest'anno si celebra a settembre nel ventennale della dichiarazione di indipendenza della 'Padania', 18 settembre 2016. ANSA / GIANPAOLO MAGNI

La maglietta contro Papa Francesco, con la scritta “il mio Papa è Benedetto”, distribuita al raduno leghista di Pontida, che quest’anno si celebra a settembre nel ventennale della dichiarazione di indipendenza della ‘Padania’, 18 settembre 2016. ANSA / GIANPAOLO MAGNI

Ma Renzi, come detto, non è il solo bersaglio. Anche Belusconi vien sbeffeggiato: “Se qualcuno pensa che il futuro della Lega sia quello di un piccolo partito servo di qualcun altro, di Berlusconi o di Forza Italia, ha sbagliato”. “Voglio cambiare il paese ma come voglio io, voglio accordi scritti con il sangue”, ha aggiunto, rispondendo indirettamente ad Umberto Bossi che poco prima era intervenuto sempre dal palco di Pontida lamentando una incertezza nella guida del partito.

E poi l’attacco a Papa Francesco, secondo i leghisti troppo morbido nei confronti delle politiche di immigrazione. “Il mio Papa è Benedetto”, ha spiegato Salvini. “Papa Benedetto aveva idee molto precise sull’Islam – ha aggiunto – quelli che invitano gli imam in chiesa non mi piacciono”. Poi le prese di posizione apocalattiche: “E’ in corso un tentativo di pulizia etnica ai danni degli europei”. “Per l’Islam da noi non c’è spazio”. E i soliti attacchi alla Rai e ai giornalisti: “Abbiamo tra i giornalisti più servi che esistono sulla faccia della terra. Però ogni popolo ha i giornalisti che si merita”. In un clima così surriscaldato non può sorprendere se dalla platea del pratone partano fischi e insulti quando si vede passare sotto il palco Gad Lerner. Salvini tenta di placare gli animi: “No, che poi dicono che siamo maleducati”. Ma i malumori non si fermano tanto che Gad Lerner dopo qualche minuto viene scortato fuori.

Una politica di odio che suona come un disco rotto, sempre il solito tormentone: “Andiamo a comandare con la ruspa in tangenziale”.

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