I conti della Lega in spregio alla legge

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Il perito al processo Bossi: “75 milioni di soldi pubblici entrati come rimborsi elettorali e usati senza giustificazione”

Spese personali della famiglia Bossi per 208mila euro, dalla ristrutturazione di casa a Gemonio alla falsa laurea del “Trota” in Albania: oltre 75 milioni di soldi pubblici entrati nelle casse della Lega Nord come rimborsi elettorali e che ne sarebbero usciti senza giustificativi. Nell’insieme una contabilità tenuta «in spregio di qualsiasi principio valido nelle aziende e nelle attività commerciali», gestita in modo «non conforme alla legge sul finanziamento ai partiti» e «assolutamente incompleta».

Sono i conti della Lega Nord tra il 2008 e il 2011 illustrati nell’aula del Tribunale di Milano dal commercialista Stefano Martinazzo, consulente della Procura che ha deposto sul banco dei testimoni al processo in cui sono imputati Umberto Bossi, il figlio Renzo e l’ex tesoriere Francesco Belsito. I tre rispondono di appropriazione indebita per le presunte spese personali coi rimborsi elettorali, mentreil primogenito del Senatur, Riccardo, sarà processato con il rito abbreviato. A Milano la prossima udienza il 15 dicembre.

Tutti soldi pubblici, quindi, che sarebbero stati usati per spese personali della famiglia Bossi: è quello che contestano agli imputati il pubblico ministero Paolo Filippini, che insieme al collega Roberto Pellicano. Si tratterebbe di oltre mezzo milione di euro di finanziamenti ottenuti con i rimborsi elettorali. Durante la sua deposizione il commercialista, rispondendo alle domande del pm Filippini, e alle richieste di precisazioni del giudice monocratico dell’ottava sezione penale del Tribunale Luisa Balzarotti, ha spiegato che dall’analisi contabile da via Bellerio, tra il 2008 e il 2011, sono state individuati «più di 2 milioni di euro di uscite prive di supporto documentale», senza scontrini o fatture.

Secondo l’esperto, che ha analizzato la documentazione in quell’arco di tempo e 9 conti correnti, «la Lega ha incassato a titolo di rimborsi» elettorali circa 75 milioni e mezzo di euro, dai quali sono stati prelevati poco più di 3 milioni di euro «per alimentare la cassa» del partito. Il «paradosso», ha sottolineato il perito, è che poi «le uscite sono risultate superiori alle entrate, per uno squilibrio di cassa di 307 mila euro». Uscite giustificate solo in minima parte: nei bilanci del Carroccio ci sono infatti «3.900 voci di uscita in 4 anni». È per questo insieme che il commercialista ha definito la gestione della contabilità della Lega «in spregio di qualsiasi principio valido nelle aziende e nelle attività commerciali», tenuta «in modo non conforme alla legge sul finanziamento ai partiti» e incompleta. Martinazzo ha poi parlato delle cartelline trovate nella cassaforte dell’ufficio romano di Belsito più di tre anni fa, durante le perquisizioni della Gdf.

In quella ormai nota, che sul «frontespizio riportava la scritta “The family”», ha raccontato l’esperto, «dentro c’erano le presunte lauree in Albania di Renzo Bossi e Pierangelo Moscagiuro», l’ex caposcorta dell’allora senatrice Rosi Mauro. «Insieme a due fogli di formato A4 che rappresentavano gli attestati di laurea – ha proseguito – c’era anche il libretto con l’elenco dei voti. Inoltre, nella cartelletta c’erano le spese della famiglia Bossi. Ricordo anche tutta la documentazione medica sulla rinoplastica del figlio minorenne di Bossi, le cartelle di Equitalia, i documenti sui lavori di ristrutturazione delle case di famiglia, le spese per le multe».

Insomma, secondo l’accusa tra il 2009 e il 2011 il Senatur avrebbe speso oltre 208 mila euro: l’assegno da 20 mila con la dicitura «Casa Capo Lavori», cartelle esattoriali, «lavori edilizi» a Gemonio (1.583 euro), assegni da 50 mila euro, 160 euro per «acquisto regalo di nozze», 27 mila per «abbigliamento», gioielli, 1.500 euro di dentista, 81 mila euro per lavori in una casa a Roma. A Renzo sono stati addebitati più di 145mila euro: migliaia in multe, 3000 di assicurazione auto, 48mila euro per comprarsi una macchina e 77mila per la «laurea albanese». Riccardo, invece avrebbe speso quasi 158mila euro per pagare «debiti personali» tra noleggi auto, le rate dell’Università dell’Insubria, l’affitto, il «mantenimento dell’ex moglie», la pay tv, luce e gas e anche il «veterinario per il cane». Altro che Roma ladrona… 

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