Ora i consiglieri-pensionati chiedono lo stipendio

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Potevano presiedere nel Cda soltanto a titolo gratuito, ma oggi due di loro presentano un ricorso al Tar del Lazio

Nuova grana per la gestione della Rai. Era il 4 agosto dell’anno scorso quando i sette membri del consiglio di amministrazione Rai furono eletti per dirigere il servizio pubblico radiotelevisivo. Subito dopo quella nomina l’Unità.tv fece notare l’esistenza di una norma che vieta ai pensionati di assumere incarichi nella pubblica amministrazione. Ben quattro degli eletti, infatti, rientravano in questa categoria: potevano presiedere nel Cda soltanto a titolo gratuito, come qualsiasi altra persona che riceve un incarico “dirigenziale o direttivo” nella Pubblica Amministrazione quando è già in pensione. Oggi, però, due di loro presentano un ricorso al Tar del Lazio contro il ministero dell’Economia, proprio perché costretti a lavorare gratis.

Secondo Federico Tedeschini, il legale che assiste Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzuca – due dei giornalisti professionisti in pensione – la Rai non farebbe parte della Pubblica Amministrazione. La tesi adottata parte dal fatto che l’emittente fa capo a una società per azioni che risponde a regole e logiche privatistiche, come affermerebbe anche la giurisprudenza. Per questo i suoi consiglieri – è l’argomentazione – devono essere compensati in modo uguale, inclusi i pensionati. Oltretutto il loro lavoro sarebbe di tipo gestionale, mentre la gratuità riguarda soltanto i ruoli dirigenziali e direttivi.

Niente e nessuno impedisce a Diaconale e Mazzuca di dimettersi. Ma la rinuncia all’incarico, sottolinea il ricorso, priverebbe il Cda di figure esperte che rappresentano una risorsa per l’azienda. La stessa televisione di Stato, nel suo Codice di autodisciplina, si impegna a garantire sempre un compenso proporzionato per legare a sé professionisti collaudati.

La richiesta dei due consiglieri, fatta tramite il loro legale, è dunque di sospendere tutti gli atti ministeriali che costringerebbero Diaconale e Mazzuca a lavorare senza compenso.

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